Quella dell’insulto contro il ministro Cécile Kyenge, che gli fa pensare “ad un orango“, è solo l’ultima delle invettive lanciate da Roberto Calderoli. Provocazioni decisamente scomode verso quasi tutti i suoi interlocutori (dall’ex presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi al Papa fino a “nemici” ex democristiani come Beppe Pisanu e Pier Ferdinando Casini). Con due sole eccezioni: Umberto Bossi e Silvio Berlusconi. Ma poi gli extracomunitari, i meridionali, gli omosessuali. Un curriculum che ha sempre messo in luce le numerose contraddizioni della Lega di lotta e di governo, quella sbracata di Pontida e quella che giurava sulla Costituzione, quella del “Roma ladrona” e quella che si è trovata ai vertici delle istituzioni della Repubblica. Un atteggiamento, quello del padre del Porcellum, messo in parodia per esempio da Fabio De Luigi.

Calderoli, il dentista che si sposò con il rito celtico, che nel giardino aveva una tigre (“Finché non mangiò un cane”) e due lupi, è stato ministro ed è attualmente vicepresidente del Senato, la nostra “camera alta”. Non ha mai avuto tabù o peli sulla lingua nelle sue invettive, per usare un eufemismo, scatenando puntualmente furiose polemiche non solo da parte del centrosinistra ma anche nel centrodestra.

Fino a quando la combinò più grossa di quanto potesse immaginare: andò in tv, nel febbraio 2006, con la maglietta con su stampata la vignetta contro Maometto del fumettista danese messo all’indice dall’Islam. Una trovata che portò a reazioni violente contro gli uffici diplomatici italiani e chiese cristiane in diversi Paesi arabi: durante gli scontri ci furono anche vittime. In quel caso Calderoli si dimise da ministro delle Riforme istituzionali. Seguì poi la trovata del “Maiale day” nel 2007 Calderoli scatenò una bufera politica e lo sdegno della comunità musulmana con la sua proposta choc di indire un “giorno del maiale” (le cui carni sono cibo proibito dal Corano) contro la costruzione di nuove moschee in Italia.

“L’Islam non è una civiltà”, dice quando si esamina il decreto antiterrorismo, e si attira gli strali sia della sinistra sia la “deprecazione” di Fini ed An. Calderoli se la prende spesso con il ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu, di cui contesta l’essere troppo “morbido” con gli immigrati. Gli scontri con Pisanu non si contano, ma particolarmente duri sono stati quello quando chiese la chiusura della moschea di Viale Jenner a Milano e che le motovedette della Marina militare sparino sulle carrette del mare che si avvicinano cariche di clandestine alle coste italiane invece di prestare loro soccorso. Sul tema, Calderoli ha le idee chiare: l’Islam moderato “è una chimera” e gli immigrati sono “bingo bongo“. Mentre alle critiche di Rula Jebreal, la giornalista palestinese de La7, dice: “Non rispondo a quella signora abbronzata…”.

Ancora prima se l’era presa per una frase pronunciata dalla moglie del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, Franca: in visita a Napoli aveva detto che “la gente del Sud è più buona ed intelligente”. Calderoli insorge e chiede una rettifica formale del Quirinale, perché “quella frase sarebbe razzista nei confronti del resto della popolazione”. In un’altra occasione, bacchetta anche il presidente Ciampi invitandolo a “non far politica”.

Poi la taglia invocata per Unabomber, che dissemina ordigni che colpiscono i bimbi; ma anche per chi ha ucciso un benzinaio militante della Lega di Lecco: 5 mila euro. “Così che si capisca cosa succede a chi tocca un padano“. Al grido di “finiamola con le ipocrisie” ha reclamato a più riprese la pena di morte per i pedofili e per Unabomber. Senza dimenticare la castrazione chimica, uno “l’unico deterrente serio” contro gli stupri.