Flaconi di plastica, con campioni di urine. Siringhe con ancora il sangue all’interno. Sacchetti con dentro ciuffi di capelli. Brandelli di vestiti: sporchi, lacerati. Un giornalista e un fotografo del quotidiano Le Monde sono riusciti a portare tutto questo al di fuori della Siria. Fino a Parigi, dove quel materiale è stato analizzato dal Centro studi di Bouchet, laboratorio specializzato nelle armi chimiche, che dipende direttamente dall’esercito. I risultati sono disponibili. E il verdetto è chiaro: il regime di Assad utilizza il gas sarin contro i ribelli.

Jean-Philippe Rémy e il fotografo Laurent Van Der Stockt hanno raccolto ventuno campioni nell’area di Jobar, ai margini Nord-Ovest di Damasco, dove i soldati dell’Esercito siriano libero si ritrovano spesso a pochi metri da quelli governativi: il conflitto degenera in molti casi in veri corpo a corpo. I campioni sono stati affidati a Rémy e a Van Der Stockt dai medici di ospedali di fortuna, che curano i ribelli. “Sette si sono rivelati impossibili da analizzare o negativi – si legge nell’edizione di sabato del giornale francese -. Quattordici campioni, invece, riguardanti tredici persone, sono risultati positivi e indicano la presenza di sarin nell’urina (per otto volte), nei capelli (due volte), nei vestiti (tre) e nel sangue, nel caso di una vittima”.

Il giornalista e il fotografo hanno appreso, al loro ritorno in Francia, che uno dei guerriglieri ribelli,  a cui si riferiscono i campioni, è morto. Il sarin è un potente gas neurotossico, inodore e invisibile. Oltre all’inalazione, anche il semplice contatto attraverso la pelle può provocare un arresto cardio-resporatorio e la morte. Sul posto Rémy e Van Der Stockt hanno visto anche i medici e gli infermieri, mentre curavano i guerriglieri in arrivo dal fronte, soffrire di forti mal di testa e di principi di soffocamento. Gli stessi sintomi hanno colpito il fotografo di Le Monde, dopo che ha scattato le sue immagini durante gli scontri. Il sarin venne scoperto nel 1938 da un gruppo di scienziati tedeschi e poi utilizzato dai nazisti. Molti anni più tardi il gas è stato impiegato anche dai francesi in Algeria e negli anni 80 nel corso della guerra fra Iran e Irak. La sua produzione e conservazione sono proibiti dall’Onu dal 1993, ma sei Paesi, Siria compresa, non hanno mai sottoscritto quella convenzione. Il 20 marzo 1995 alcuni membri della setta giapponese Aum Shinrikyo diffusero proprio quel gas letale nella metropolitana di Tokyo, provocando la morte di 12 persone e il ferimento di migliaia.

Le ultime analisi, compiute al Centro studi di Bouchet, confermano definitivamente le prime impressioni, sulla base dei primi esami degli stessi campioni, che avevano portato lo scorso 4 giugno il ministro degli Esteri Laurent Fabius a dire: “La Francia ha ormai la certezza che il gas sarin è stato utilizzato in Siria a più riprese”. Dieci giorni più tardi la Casa Bianca, a sua volta, aveva accusato i ribelli siriani di aver utilizzato la sostanza. Secondo Washington sarebbero fra le 100 e le 150 almeno le persone già morte per gli attacchi chimici nel Paese. Senza considerare che il sarin può provocare problemi neurologici fino al termine della vita a coloro che riescono a salvarsi.

Il regime di Assad accusa i ribelli, in realtà, di fare ricorso al sarin, ma non esiste nessuna prova in questo senso. Esistono invece prove, come quelle trasportate segretamente in Francia da Rémy e Van Der Stockt, che proprio i ribelli siano vittime del gas. Un team di esperti dell’Onu, sotto la guida dello svedese Ake Sellstrom, attende da tre mesi il via libera di Damasco per condurre un’inchiesta direttamente sul posto. Ban Ki-moon in persona, il segretario generale delle Nazioni Unite, ha reclamato a più riprese “libero acceso” al territorio siriano per Sellstrom e colleghi. Invano.

Il viaggio via terra verso uno dei Paesi vicini della Siria (non identificato negli articoli di Le Monde) del giornalista e del fotografo del giornale è stato alquanto rocambolesco. I due sono stati addirittura coinvolti in un incidente automobilistico, di notte, e si sono messi a cercare i sacchi con quei “preziosi”  campioni, proiettati al di fuori del loro pick-up, al buio per terra. Intanto la Francia ha già provveduto a inviare attraverso la Turchia sedici tonnellate di antidoti da utilizzare contro il sarin. Sono stati immagazzinati in una base segreta dei ribelli. Stanno già rifornendo diversi ospedali nelle “zone liberate”, dove vittime del gas, pur avendo evitato la morte, stentano a guarire.