falcone e borsellino lapresseSfileranno tutti con il solito piglio istituzionale, in alta uniforme, con lacrime a favor di telecamere per compiangere Giovanni Falcone. A Palermo va in onda la ventunesima edizione delle “Falconiadi“, olimpiadi in cui vince chi commemora meglio Falcone, con lacrime da coccodrillo annesse, presentate quest’anno da (udite, udite!) Fabio Fazio e Roberto Saviano.  

Ci sarà anche Nunzia De Girolamo, pidiellina/berlusconiana sfegatata, che, appena un paio di settimane fa, occupava il tribunale di Milano per fustigare i magistrati onesti. Oggi sfila piangendo gli eroi dello Stato, ineffabili vittime di carnefici mai conosciuti e mai conoscibili (per fortuna loro). 
Poi ci sarà il presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati, Rodolfo Sabelli, che non mancherà mai di ricordare il grande collega/eroe Falcone. Poco importa se appena qualche mese fa, Sabelli criticasse Nino Di Matteo, pm dell’inchiesta sulla Trattativa Stato–mafia, reo di essersi macchiato dell’enorme reato di non aver abbandonato la festa del Fatto Quotidiano, nel momento in cui Giorgio Napolitano era stato criticato per la sua condotta in merito alle intercettazioni con Nicola Mancino. Chapeau per Di Matteo. Rossore incontrollabile per Sabelli. Che è disposto a rimembrare Falcone, mentre censura verbalmente il povero Di Matteo.

Lo stesso presidente, Napolitano, ha da poco ottenuto la distruzione delle intercettazioni che lo vedono protagonista, durante la fase di indagini, di quattro chiacchierate telefoniche con Mancino (imputato nella Trattativa), ma deporrà comunque al processo sul patto tra pezzi dello Stato e Cosa Nostra solo per rispondere su tutt’altro. Come dire: di me e Nicola non parlo.

Poi sarà il turno di Enrico Letta. Stempiato, occhialetto, faccia pulita, il premier ha annunciato la sua presenza a Palermo su twitter. E per una dozzina di ore dimenticherà di aver nominato Gianfranco Micciché (quello che criticava l’intitolazione dell’aeroporto di Palermo a Falcone e Borsellino) come suo sottosegretario. Oltretutto per intercessione di Marcello Dell’Utri, considerato, dalla procura di Palermo, uomo cerniera tra B e Cosa Nostra. E proprio la maggioranza di B. ha proposto nelle ultime ore di “alleggerire” il reato di concorso esterno in associazione mafiosa. Un reato “ideato” proprio da Falcone e che qualcuno ha provato ad eliminare proprio per l’anniversario di quell’eccidio che fece carne da macello del magistrato palermitano, della moglie Francesca Morvillo e degli uomini della scorta. L’idea criminale è sfumata dopo il clamore suscitato dai (pochi) giornali liberi (e onesti) rimasti in questo Paese. Il messaggio però è chiaro: eliminiamo la mafia. Ma solo per legge, però. Verba volant. Mafia manent. 

Dicono che dall’attentatuni Falcone si sarebbe potuto salvare se solo la sua Fiat Croma fosse arrivata 33 centesimi di secondo dopo sul luogo della deflagrazione dell’esplosivo. La storia non si fa mai con i se, ma sarebbe interessante ascoltare cosa avrebbe da dire oggi il magistrato palermitano di questo momento storico. Ma, forse, oggi, piuttosto che guardare l’aula bunker dell’Ucciardone (teatro del Maxi Processo, la sua vittoria in vita, e urna funeraria del suo ricordo annuale da morto), Giovanni Falcone preferirebbe semplicemente voltare il capo dall’altra parte, nascondendosi dietro un sorriso sornione.  Come biasimarlo? 

P.s. chi scrive passava il 23 maggio del 1992 a guardare i cartoni animati. Poi suo papà gli rubò il telecomando per guardare il Tg1 e un uomo barbuto che annunciava la strage di Capaci. Era presto, e non era chiaro cosa stesse succedendo. Sopratutto per un bambino di 5 anni. Ma quei cartoni animati interrotti ci hanno reso figli delle autostrade interrotte nei week end. E con una voglia intrinseca di rivincita mai vista prima.