E’ bufera il giorno dopo la messa in onda della puntata di Report sul tema delle forme di finanziamento al Movimento 5 stelle, donazioni minime che però non hanno avuto mai un nome e cognome di provenienza, e sugli addetti alla comunicazione dei gruppi parlamentari. Un tema, questo, che ha portato fuori strada i deputati che, in una nota, scrivono che sono tutti scelti dai parlamentari. E’ un’inesattezza clamorosa: come scritto nel regolamento del Movimento 5 stelle, i “comunicatori” sono stati scelti da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio. Su questo non ci sono dubbi. Lo confermano loro stessi: “Abbiamo un contratto a tempo determinato con la Camera o il Senato, ma i nostri nomi sono stati scelti legittimamente da coloro che guidano il Movimento”.

Sul tema del finanziamento, invece, è Giulia Sarti, deputata emiliana, che chiede ai suoi, senza nessuna forzatura, una maggiore trasparenza: “Ci sono delle inesattezze nel servizio trasmesso da Milena Gabanelli, ma dobbiamo aprire una riflessione. Io ad esempio sarei d’accordo per la pubblicazione dei nomi dei finanziatori della campagna elettorale nei limiti della privacy. Alla prima occasione dovremmo parlarne con Grillo”. Il caso diplomatico lo apre la giornalista di Raitre, la stessa che un mese fa era stata scelta dagli attivisti a 5 Stelle come il nome da candidare al Quirinale e che in prima serata apre con una serie di domande precise: “I proventi del blog di Grillo vanno al Movimento o no? Quanto guadagna la Casaleggio associati dalla pubblicità del sito di Beppe Grillo?”. Non solo: la richiesta è quella della pubblicazione delle fatture delle spese della campagna elettorale e dei nomi dei finanziatori. Deputati e senatori commentano a fatica.

Di parere opposto a Giulia Sarti, invece, è Daniele Martinelli, ‘comunicatore’ dello staff M5S in Parlamento: “Report” – scrive sul suo blog – è una pietra miliare nel panorama della disinformazione italiana”. Secondo Martinelli, Milena Gabanelli ha voluto far passare un “messaggio secondo cui il Movimento sia un progetto commerciale finalizzato al guadagno tramite il blog”. Un messaggio “fuorviante” ma, conclude Martinelli, “visto che parliamo di Raitre (canale a canone obbligatorio coi soldi dei cittadini), mi piacerebbe sapere quanto guadagna la Gabanelli a stagione, e quanto guadagnano i suoi inviati. Se ce lo dicesse con trasparenza saremmo tutti più informati. E soprattutto più consapevoli”.

Qualcuno si lascia scappare che la puntata fosse già pronta, altri lasciano intendere che forse si “è sentita costretta a smarcarsi dal Movimento dopo la candidatura al Quirinale”. Una delle prime a commentare è stata sempre la Sarti che in contemporanea alla puntata ha pubblicato il link diretto sulla sua pagina Facebook. “Io ho apprezzato il servizio, è importante parlare del finanziamento della politica. Credo che sia necessaria e vitale l’abolizione dei fondi pubblici, ma anche un tetto massimo ai privati, cercando di mantenere piccole donazioni”. La deputata chiede una riflessione concreta su di un ambito che rischia di lasciare campo libero a finanziatori privati che potrebbero controllare la politica. E sulla trasparenza interna al Movimento commenta: “Secondo me, dovremmo fare un po’ meglio le cose. Possiamo aprire una discussione tranquilla con Beppe Grillo, appena ce ne sarà l’occasione. Invece di chiamare Beppe a parlare della diaria, sarebbe importante affrontare questi temi. La diaria è stata una discussione sterile, i nomi di coloro che hanno finanziato il Movimento credo sia argomento più importante da affrontare”.

C’è poi lo scivolone sui comunicatori. Ecco il testo del comunicato: ”Con riferimento alla puntata del programma ‘Report’, a cura di Milena Gabanelli, il gruppo parlamentare del M5S alla Camera informa che solo l’assemblea dei parlamentari, sovrana nel gruppo del Movimento 5 stelle, può decidere sia l’assunzione dei giornalisti proposti da Beppe Grillo, sia l’entità dello stanziamento. Non risulta quindi essere veritiera la ricostruzione sul punto fatta da Report”. Ma sarebbe bastato guardare quanto riporta il codice di comportamento dei parlamentari. All’articolo 9 si legge, testualmente: “La costituzione di due ‘gruppi di comunicazione’, uno per la Camera e uno per il Senato, sarà definita da Beppe Grillo in termini di organizzazione, strumenti e di scelta dei membri, al duplice fine di garantire una gestione professionale e coordinata di detta attività di comunicazione, nonchè di evitare una dispersione delle risorse per ciò disponibili”.