Il mondo FQ

Il premier finlandese all’Europa: “È tempo di parlare con la Russia”. Da Merkel a Draghi: la rosa dei possibili mediatori

In Ue le riflessioni sono già partite e una prima rosa di nomi ha iniziato a circolare, seppur senza conferme ufficiali. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha voluto chiarire che "il negoziatore per l’Europa lo sceglie l’Europa"
Il premier finlandese all’Europa: “È tempo di parlare con la Russia”. Da Merkel a Draghi: la rosa dei possibili mediatori
Icona dei commenti Commenti

Vladimir Putin festeggia l’anniversario della vittoria della Grande Guerra Patriottica aprendo, almeno a parole, alla tregua e al dialogo con l’Europa. Bruxelles, un po’ spiazzata e un po’ sospettosa, resta in attesa, ma pensa già alla figura di mediatore da proporre al Cremlino. Così, dopo le aperture di Emmanuel Macron e anche di Giorgia Meloni, a dare una spinta in avanti alla strada della diplomazia ci pensa uno dei Paesi che più teme la presenza della Russia al confine, tanto dall’aver rinunciato alla storica neutralità per garantirsi la protezione della Nato, la Finlandia.

La mossa di Stubb

Mentre fonti anonime sentite da Repubblica fanno trapelare scetticismo sulla reale volontà del presidente russo di sedersi a un tavolo con le cancellerie europee, c’è chi tra gli Stati membri non vuole correre il rischio di perdere l’occasione di fare la pace con Mosca. E il nome non è scontato: in una lunga intervista al Corriere è stato il primo ministro finlandese, Alexander Stubb, a invocare la via diplomatica. “Ci sono tre scenari possibili. La guerra continua, si fa una tregua e poi un accordo di pace o una delle due parti collassa, probabilmente la Russia – ha ipotizzato – Credo che l’ipotesi di una pace non sia sul tavolo almeno per quest’anno. Se la politica americana nei confronti di Russia e Ucraina non è nell’interesse dell’Europa, come mi pare il caso, allora dobbiamo impegnarci direttamente. Si, è tempo di iniziare a parlare con la Russia. Quando questo avverrà non lo so. Abbiamo discusso con i leader europei su chi stabilirà il contatto, non lo sappiamo ancora. La cosa più importante è che tutto deve essere coordinato fra noi, soprattutto tra gli E5 (Germania, Francia, Italia, Regno Unito e Polonia) con i nordici e i baltici, che sono sul confine. Se poi è un inviato speciale o un gruppo di leader, lo vedremo”.

Caccia al mediatore

Se dialogo deve essere, allora serve un mediatore. In Ue le riflessioni sono già partite e una prima rosa di nomi ha iniziato a circolare, seppur senza conferme ufficiali. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha voluto chiarire che “il negoziatore per l’Europa lo sceglie l’Europa, non la Russia. Sarà una decisione presa collegialmente dai 27 Paesi dell’Ue, ma intanto dobbiamo vedere se la Russia vuole veramente la pace, io lo spero”.

Il primo nome, e probabilmente il più gradito a Vladimir Putin, è quello dell’ex cancelliere tedesco Gerhard Schröder. Non tanto per il suo passato alla guida dell’esecutivo tedesco, nel corso del quale ha incrociato proprio la prima presidenza Putin, ma soprattutto per il ruolo che ha ricoperto una volta lasciata la politica. L’82enne socialdemocratico, sfruttando i legami creati con Mosca durante il mandato da cancelliere, pochi mesi dopo l’addio è stato nominato a capo del consorzio Nord Stream AG di Gazprom, la multinazionale dell’energia russa controllata da Mosca. Successivamente è stato nominato anche presidente di Rosneft, società sempre della Federazione nel settore petrolifero e del gas naturale. Una figura che, però, rischia di essere troppo sbilanciata sulle posizioni di Mosca e che per questo potrebbe non essere accettata da larga parte dei 27 Stati membri, come dimostra anche la prima reazione di Berlino: “Un mediatore deve essere accettato da entrambe le parti, il che sembra mancare in questo caso – ha dichiarato il ministro di Stato tedesco per l’Europa Gunther Krichbaum – L’ex cancelliere Schröder non ha esattamente dimostrato in passato tutte le qualità necessarie per agire come mediatore neutrale, un mediatore imparziale. Si è certamente lasciato influenzare pesantemente da Putin”.

Rimanendo in Germania, l’altro nome di spicco è quello dell’ex cancelliera tedesca della Cdu, Angela Merkel. La storica leader Cristiano-Democratica ha molte caratteristiche che la renderebbero il nome ideale per diventare l’anello di congiunzione tra Bruxelles e Mosca. Innanzitutto ha lo spessore internazionale necessario per una trattativa di così alto livello. Inoltre, è cresciuta e ha studiato nella Germania Est, mentre Putin era capo del Kgb a Dresda, quindi conosce bene il modo di pensare della vecchia nomenklatura sovietica, oltre al fatto che parla anche correntemente russo. Lei e il presidente russo, nel corso dei suoi mandati, si sono incontrati molte volte e, pur conservando un giudizio duro su di lui e posizioni fortemente europeiste, Merkel sa cosa vuole e pensa il capo del Cremlino. Questo, ha raccontato in un’intervista, non ha impedito al leader russo di ignorare un suo appello al dialogo nel 2022, quando ha poi deciso di invadere l’Ucraina. Conoscendo quanto il tema fosse sensibile dalle parti di Mosca, nel corso del vertice di Bucarest del 2008 si era opposta all’avvio del processo di adesione di Kiev nella Nato. L’ostacolo più grande alla sua nomina sembra quindi essere la sua decisione, fino a oggi irrevocabile, di non ricoprire più incarichi politici di primo piano.

Sempre tra i russofoni, spunta anche il nome dell’ex presidente finlandese Sauli Niinistö. Anche lui parla russo e anche lui vantava, almeno prima dell’invasione del 2022, un dialogo diretto con Vladimir Putin, nonostante poco prima della fine del suo mandato, nel 2024, il Paese abbia abbandonato la sua storica neutralità per essere accolto sotto l’ombrello della Nato. Proprio Niinistö è l’autore del report sulla sicurezza commissionato dalla Commissione europea nel quale invoca maggior coordinamento tra i Paesi, i loro eserciti, protezione civile, intelligence, industria e cittadini. Un’Europa più pronta a rispondere alle minacce esterne, che siano militari o cibernetiche, che di certo non piace a Mosca.

L’ultimo nome circolato è quello di Mario Draghi. Anche nel caso dell’ex presidente del Consiglio italiano si tratta di una personalità alla quale viene riconosciuto un indubbio peso internazionale, senza però avere alcuna esperienza di diplomazia pura. La sua permanenza a Palazzo Chigi per quasi tutto il primo anno di guerra, senza aver mai messo in discussione le approvazioni dei vari pacchetti di sanzioni europee e dell’invio di armi all’Ucraina non lo rendono il candidato più appetibile per la Russia, anche se, va ricordato, fu lui l’emissario dell’Europa, dopo un confronto con Macron e l’allora cancelliere tedesco, Olaf Scholz, che volò a Washington per chiedere al presidente americano, Joe Biden, di non abbandonare la via diplomatica. Richiesta che, però, rimase inascoltata dalla Casa Bianca.

X: @GianniRosini

Gentile lettore, la pubblicazione dei commenti è sospesa dalle 20 alle 9, i commenti per ogni articolo saranno chiusi dopo 72 ore, il massimo di caratteri consentito per ogni messaggio è di 1.500 e ogni utente può postare al massimo 150 commenti alla settimana. Abbiamo deciso di impostare questi limiti per migliorare la qualità del dibattito. È necessario attenersi Termini e Condizioni di utilizzo del sito (in particolare punti 3 e 5): evitare gli insulti, le accuse senza fondamento e mantenersi in tema con la discussione. I commenti saranno pubblicati dopo essere stati letti e approvati, ad eccezione di quelli pubblicati dagli utenti in white list (vedere il punto 3 della nostra policy). Infine non è consentito accedere al servizio tramite account multipli. Vi preghiamo di segnalare eventuali problemi tecnici al nostro supporto tecnico La Redazione