I dati parlano chiaro: gli italiani sono stregati dal gioco d’azzardo. In tre anni, dal 2008 al 2011, la percentuale di persone tra i 15 e i 64 anni che ha puntato soldi almeno una volta su uno dei tanto giochi presenti sul mercato è passata dal 42 per cento al 47 per cento. Circa 19 milioni di scommettitori, di cui ben 3 a rischio ludopatia.

Le Iene lanciano così il progetto: “Basta con le slot machine“. E l’iniziativa ha ricevuto l’appoggio di molti sindaci di diversi comuni d’Italia.

E ognuno ha una motivazione diversa. “E’ una piaga che rischia di rovinare le persone”, afferma Piero Fassino, sindaco di Torino. Per Luigi De Magistris, invece, si tratta di un grave problema che mina l’economia delle famiglie. “Giocano anche le persone con difficoltà economiche, che, quindi, magari si indebitano per andare a giocare, che sono sotto usura. E’ un tema molto sentito – spiega il primo cittadino di Napoli – e delicato di cui se ne parla poco e dove ci sono anche interessi delle mafie”. 

“Vergogna allo Stato che lucra su queste attività”, attacca Leoluca Orlando, sindaco di Palermo. E poi racconta la sua esperienza: “Io giocavo a poker, quando ho scoperto che mi divertivo soltanto quando puntavo una somma che non avrei potuto pagare ho smesso di giocare. La puntata più grossa che ho fatto? Era l’equivalente di 6 mesi di stipendio quando facevo l’assistente universitario”. Gli fa eco Michele Emiliano, sindaco di Bari. “Il gioco d’azzardo rende allo Stato 8 miliardi di euro l’anno da un lato prende questo denaro e poi pensa di reinvestirne una parte per disintossicare i giocatori compulsivi”, spiega il sindaco di Bari. 

E, alla domanda “cosa farebbe se potesse decidere in merito?”, le risposte sono differenti. Giuliano Pisapia, sindaco di Milano dichiara: “Uno per regione mi sembra che sia un punto di equilibrio”. Più incisivo Emiliano: “Credo che questi luoghi debbano essere esclusi per principio dall’idea di costruzione di una città”. E con cosa potrebbero essere sostituite le sale giochi? “Negozi di vicinato”, è la proposta di Flavio Tosi, sindaco di Verona. “Quello che serve ai quartieri per rimanere tali senza perdere l’identità”. E De Magistris: “Dei laboratori sociali, dei centro sociali, dei laboratori teatrali, dei luoghi dove fare cultura, musica, arte, in cui fare incontrare persone diverse, fare “acchiappanze”, come si dice a Napoli, ma non stare in quei luoghi chiusi che impoveriscono il cervello”.