Doveva essere il nuovo ministro della Giustizia, invece Michele Vietti è rimasto a fare il vicepresidente del Csm. Poche ore prima di rendere nota la sua lista, Enrico Letta ha scelto Anna Maria Cancellieri.

Presidente Vietti cosa è successo?
Non ne ho idea. Ho appreso dai giornali di quella che non era certo un’autocandidatura. L’ipotesi ovviamente mi ha lusingato ma non mi ha distolto neppure per un momento dal mio attuale lavoro che mi onora e mi onera con piena soddisfazione. Comunque Anna Maria Cancellieri è stato un ottimo ministro e nell’interlocuzione con lei il Csm vedrà certamente valorizzato il proprio ruolo.

In ambiente Pdl si parla di un veto di Berlusconi. È vero?
Ignoro l’esistenza di veti così come di sponsorizzazioni.

Come si spiega questa esclusione?
Spero dipenda dalla circostanza che non ho fatto male il vicepresidente del Csm. Probabilmente la mia modesta competenza in materia di giustizia è ritenuta più utile a Palazzo dei Marescialli che a via Arenula.

Eppure lei, quando era deputato dell’Udc ha proposto la legge sul legittimo impedimento ad hoc per il presidente del Consiglio che era proprio Berlusconi.
Non ho proposto io quella legge. Quale membro della commissione Giustizia della Camera suggerii alcune soluzioni (con il suo partito, l’Udc, si è astenuto perché la norma speciale fu allargata ai ministri, ndr) che peraltro furono disattese, contribuendo alla bocciatura da parte della Corte costituzionale.

Lei è stato anche sottosegretario alla Giustizia e all’Economia in due governi retti da Silvio Berlusconi. Erano gli anni delle leggi “ad personam” come la ex Cirielli taglia prescrizione che oggi critica e che vorrebbe cambiare.
Sulla legge Cirielli, la cui paternità sta nel nome nonostante il disconoscimento, il mio partito dell’epoca fece approvare un emendamento che escludeva l’applicabilità della norma ai processi pendenti.

Nel 2001 ha promosso la depenalizzazione del falso in bilancio.
Non ho depenalizzato il falso in bilancio ma ho contribuito a definire meglio una fattispecie obsoleta, mantenendone la natura criminosa. Constato che dopo dieci anni e svariati governi nessuno ha cambiato la legge mentre io ho detto e scritto che lo si deve fare, soprattutto per evitare la creazione di provviste funzionali alla corruzione.

Intanto Berlusconi con quella legge è uscito da un paio di processi perché “il fatto non costituisce più reato”…
Non si può valutare una riforma dall’esito di un solo processo. Peraltro quell’intervento faceva parte di una legge delega molto più ampia che consentì di introdurre nuovi reati economici come le false comunicazioni sociali, il falso in prospetto, le false comunicazioni delle società di revisione, l’omessa comunicazione del conflitto di interessi e consentì pure di fare la più incisiva riforma del codice civile dal 1942 in materia di società. Ogni giudizio dovrebbe sempre tener conto dei pro e dei contro.

Se fosse diventato ministro della Giustizia quali sarebbero state le sue priorità?
Nel mio ultimo libro “Facciamo giustizia” ho proposto anzitutto di rivedere proprio la materia della ex Cirielli, la prescrizione, evitando di fare del processo penale una corsa ad ostacoli in cui vince chi arriva ultimo. Ho suggerito di sfoltire il sistema delle impugnazioni per rendere la pena più efficace e tempestiva. Intervenire ancora contro la corruzione rimane una priorità. Nel civile occorre deflazionare il processo con il ricorso alle soluzioni alternative quali la mediazione , la conciliazione e l’arbitrato.

Pensa ancora, come nel 2004, che vada ripristinata l’immunità parlamentare?
Un sistema di ammortizzatori che eviti una frizione diretta tra iniziativa giudiziaria e rappresentanza parlamentare esiste in molti Paesi occidentali e nello stesso Parlamento europeo. Se ne può discutere laicamente, anche se non mi pare oggi una priorità, evitando in ogni caso soluzioni autoassolutorie.

Perché ha incontrato il 30 marzo 2012 a Torino l’allora presidente di Finmeccanica Giuseppe Orsi nel suo ex studio da avvocato?
Ho incontrato il Presidente della più grande azienda italiana, all’epoca non indagato, come incontro tanti altri rappresentanti del mondo istituzionale e produttivo. Abbiamo avuto uno scambio di opinioni sulla situazione economica generale e locale.

Ma lei è il vicepresidente dell’organo di autogoverno della magistratura perché deve parlare con un manager?
La mia carica non comporta una condanna a essere monotematico.

Come se ne esce da questa crisi economica e della giustizia?
Dal mio punto di vista: riformando la giustizia che è uno dei fattori di competitività del Paese. Se funziona, il sistema giudiziario ci rende attrattivi per gli investimenti e ci consente di agganciare la crescita.

Ci sono state polemiche per il no al fuori ruolo di Antonio Ingroia come esattore in Sicilia dato che ci sono tanti precedenti di incarichi non giurisdizionali. Due pesi e due misure?
Tutti i precedenti del Csm sono nel senso di vietare incarichi che comportino attività di gestione in società di capitali. Nessuna disparità di trattamento.

da il Fatto Quotidiano dell’1 maggio 2013