“Da venti giorni abbiamo perso i contatti con il nostro inviato Domenico Quirico, in Siria per una serie di reportage dalla zona di Homs”. E’ lo stesso direttore de La Stampa, Mario Calabresi, sul sito lastampa.it, a dare la notizia della scomparsa del giornalista, sparito tre giorni dopo la liberazione dei quattro colleghi italianio tornati a casa illesi.

“Due settimane di ricerche, fatte in modo silenzioso e riservato ma in ogni direzione, coordinate dall’Unità di crisi della Farnesina, non hanno dato sinora alcun risultato concreto e così abbiamo condiviso con le autorità italiane e la famiglia la decisione di rendere pubblica la sua scomparsa, sperando di allargare il numero delle persone che potrebbero aiutarci ad avere informazioni” scrive Calabresi che ripercorre la vicenda a partire dal giorno dell’arrivo in Siria, il 6 aprile: “La mattina di sabato 6 aprile gli abbiamo telefonato per avvisarlo del rapimento dei colleghi della Rai nella zona di Idlib. Ci ha spiegato che il suo percorso sarebbe stato completamente diverso e che ci avrebbe richiamato una volta passato il confine. Nel pomeriggio, alle 18:10, ha mandato un sms con cui annunciava al responsabile Esteri de La Stampa di essere in territorio siriano”. Il giornalista è riuscito a dare informazioni per due giorni. L’ultimo contatto “un sms a un collega della Rai nel quale diceva di essere sulla strada per Homs… Prima di partire ci aveva avvisato che non avrebbe scritto niente mentre era in Siria e che per circa una settimana sarebbe rimasto in silenzio: la copertura della rete dei cellulari è saltata in molte zone dell’area di Homs e usare il satellitare non è prudente perché così si segnala la propria presenza – spiega Calabresi – . Siamo abituati ai silenzi di Domenico, che si ripetono quasi in ogni suo viaggio, tanto che l’ultima volta che era stato in Mali non lo avevamo sentito per sei giorni”. Il responsabile del quotidiano di Torino spiega anche che il silenzio è stato chiesto e rispettato in tutti questi giorni per facilitare una soluzione che allo stato non è arrivata.

Quirico, giornalista esperto, è stato in Sudan, Darfur, Uganda: “Ha seguito interamente le primavere arabe, dalla Tunisia all’Egitto, è stato più volte in Libia per testimoniare la fine del regime di Gheddafi. Nell’agosto 2011 nel tentativo di arrivare a Tripoli veniva rapito insieme ai colleghi del Corriere della Sera Elisabetta Rosaspina e Giuseppe Sarcina e di Avvenire Claudio Monaci”.

“La cifra del giornalismo di Domenico Quirico è una tensione fortissima alla testimonianza, che deve essere sempre diretta e documentata. Domenico non ha mai accettato di raccontare stando al di qua del confine, attraverso le voci dei profughi o dei fuoriusciti, lo trova eticamente inaccettabile. Ci ha sempre ripetuto che bisogna stare dentro i fatti e che un bombardamento lo si può raccontare solo se si è sotto le bombe insieme alle popolazioni, con cui bisogna condividere emozioni e destini. Per questo è partito ancora una volta: per onorare il mestiere che ama. Noi restiamo tenacemente attaccati alla speranza – scrive Calabresi –  di avere al più presto sue notizie, di continuare ad ascoltare i suoi racconti, e la sua capacità di analisi mai ideologica o faziosa. Lo aspettiamo insieme alla moglie, alle figlie, ai suoi amici e ai nostri lettori. Per segnalare questa nostra attesa abbiamo deciso di mettere oggi sulla testata del giornale un fiocchetto giallo, come fanno le famiglie che attendono il ritorno di una persona cara di cui non si hanno notizie”. 

Il neo ministro degli Esteri Emma Bonino “segue personalmente il caso e  il ministero è da giorni impegnato, in costante contatto con il quotidiano torinese e con la famiglia del giornalista, per chiarire la vicenda” fanno sapere fonti della Farnesina.