“Pregavo ogni giorno e sapevo che dietro ai loro comportamenti mostruosi erano uomini con madri e mogli”. A parlare è Susan Dabbous, uno dei quattro ostaggi italiani “trattenuti” dal 5 aprile in Siria e liberati sabato. La giornalista di origini siriane collaboratrice del FattoQuotidiano.it, come ha annunciato il premier e ministro degli Esteri ad interim Mario Monti, è stata rilasciata insieme all’inviato Rai Amedeo Ricucci, il fotoreporter Elio Colavolpe e il documentarista Andrea Vignali.

Dabbous ha raccontato al Telegraph di essere stata separata dagli altri tre reporter e presentata alla moglie di uno dei ribelli. “Abbiamo passato del tempo cucinando assieme” in una casa scossa di notte dai bombardamenti delle forze governative, ha detto, spiegando che nel gruppo di ribelli “si pensa ci fossero anche algerini e marocchini“. I ribelli “ci hanno fermato davanti a una chiesa profanata”, ha aggiunto, “pensavano che avremmo attribuito l’episodio a loro, anche se effettivamente non sapevamo chi avesse danneggiato l’edificio”. Gli altri tre reporter erano invece “tenuti insieme in una stanza, li accusavano di essere dei ‘kafir’ (infedeli, ndr)”, e li avrebbero portati davanti a una corte islamica “per il giudizio e la punizione“.

La reporter, romana e siriana per parte di padre, vive ormai da più di un anno e mezzo a Beirut da dove segue l’evoluzione della situazione in Siria. La sua famiglia paterna è originaria di Aleppo e non è questa la prima volta che Susan entra in Siria per documentare da vicino quello che succede. “E’ una freelance nel senso più alto del termine – raccontano i colleghi dell’associazione indipendente di giornalisti Lettera22 – Susan scrive per diverse testate, sia cartacee che online”.

Nel pomeriggio il premier Monti aveva detto di voler “ringraziare l’Unità di Crisi della Farnesina e tutte le strutture dello Stato che con impegno e professionalità hanno reso possibile l’esito positivo di questa vicenda, complicata dalla particolare pericolosità del contesto”. Il presidente, che ha seguito il caso sin dall’inizio, ha manifestato anche la sua “gratitudine agli organi di informazione che hanno responsabilmente aderito alla richiesta di attenersi ad una condotta di riserbo, favorendo così la soluzione della vicenda”. Ricucci, raggiunto dall’Ansa, ha dichiarato: ”Stiamo bene, stiamo tutti bene. Ci hanno trattato bene e non ci hanno torto nemmeno un capello”.

Il giornalista Giovanni Minoli commenta la liberazione di Ricucci, che collabora al suo programma La Storia siamo noi, e degli altri giornalisti: “Siamo assolutamente felici per la loro liberazione e speriamo che questa drammatica avventura sveli anche l’eccezionale qualità di inviato di guerra di Amedeo Ricucci e che la Rai ne tenga conto. Amedeo è un uomo di grande qualità e di assoluta professionalità, oltre che un innovatore, sotto il profilo tecnologico, del modo di costruire le notizie”.