L’ultimo di cui si è avuta notizia, in ordine di tempo, è Antonio Maccanico, fratello massone e contestualmente consigliere di Stato, oltre che segretario generale della Presidenza della Repubblica (incarico ricoperto peraltro anche da molti altri consiglieri di Stato, come Gaetano Gifuni, recentemente condannato per peculato e abuso di ufficio e l’attuale pagatissimo Donato Marra).

Ma non è il solo ad aver indossato il grembiulino.

La mia curiosità per i rapporti tra massoneria e Consiglio di Stato – che ha avuto inizio per caso, quando cioè tre magistrati appartenenti a tale istituzione (Roberto Giovagnoli, Claudio Contessa e Raffaele Greco) presentarono un esposto disciplinare nei miei confronti, lamentando che un mio articolo scientifico, ove facevo tra l’altro affermazioni tanto generiche quanto banali sulla degenerazione dei concorso pubblici, non mancando di citare i condizionamenti da parte della massoneria e dell’Opus Dei, fosse offensivo nei confronti della giustizia amministrativa, per profili che non ho mai compreso – ha portato infatti a molti riscontri, di cui ho già parlato anche in questo blog. Rinvio, in proposito, oltre che agli elenchi della P2, ad un mio articolo più in generale sul presidente Pasquale de Lise, ad altro relativo all’ex consigliere di Stato Carlo Malinconico (oggi agli arresti domiciliari per gravi fatti corruttivi) ed anche a quanto richiesto in sede di interrogazione parlamentare dopo una mia denuncia relativa a quanto accertato nei confronti di uno degli ex presidenti dell’associazione dei consiglieri di Stato e ad altri magistrati in servizio nella giustizia amministrativa di appello.

Tuttavia, ogni volta che viene fuori il nome di un ulteriore Consigliere di Stato occultamente appartenente alla massoneria, mi pongo le stesse domande, che rimangono inevitabilmente senza risposta. Quanti sono i massoni che indossano grembiulino e toga da consigliere di Stato? Quanti di questi sono ricattabili (visto che vige un divieto espresso per i magistrati amministrativi di appartenere a logge massoniche) da avvocati o terze persone che ne sono a conoscenza? Perché l’organo di autogoverno della magistratura amministrativa, da me sollecitato più volte, si è rifiutato di imporre l’obbligo di una dichiarazione espressa di non appartenenza a logge massoniche, nonostante molti dei suoi componenti avessero preso un espresso impegno in tal senso (Luca Cestaro, Umberto Maiello, Antonio Plaisant, Roberto Pupilella, ecc.), poi disatteso?

Non sarebbe ora di costringere i giudici amministrativi (le cui decisioni condizionano pesantemente la vita economica di questo Paese) a rendere pubbliche queste appartenenze, per evitare anche il solo rischio o sospetto che possano esservi ricatti a carico di questi magistrati?

Non sarebbe l’ora di affrontare definitivamente, eventualmente in senso positivo, il tema della compatibilità tra appartenenza massonica e magistratura, al fine di evitare che si creino appartenenze occulte, con i rischi sopra descritti?

Del tema, emerso nuovamente durante il periodo in cui era presidente dell’associazione dei consiglieri di Stato Filippo Patroni Griffi, non si è voluto occupare né quest’ultimo, né il suo successore Roberto Chieppa, né l’ex presidente Paolo Salvatore, né tanto meno il predetto De Lise. Speriamo che almeno il nuovo presidente, Giorgio Giovannini, voglia affrontare il tema, seppur con incomprensibile ritardo…