I danni elevatissimi […] che la nostra azienda è destinata a subire, sono stati già esposti e quantificati agli uffici del Suo Ministero in occasione di precedenti incontri.

Desideriamo esprimere un doveroso apprezzamento per il prezioso contributo apportato da lei e dai suoi collaboratori per l’individuazione della soluzione poi adottata dal Governo al fine di porre riparo ad una situazione insostenibile oltre che ingiusta per gli operatori del settore e auspichiamo un positivo completamento dell’iter di presentazione alle Camere per una sua definitiva e rapida approvazione”.

Dalla lettera inviata al Ministro dell’Ambiente Corrado Clini da Sergio Morandi, amministratore delegato della Medoilgas Italia spa (Roma, 27 Giugno 2012).

Un ministro dell’ambiente che riceve i ringraziamenti dei petrolieri. Questa e’ l’Italia, un paese dove è sempre più difficile avere fiducia nelle istituzioni perché non è mai ben chiaro quali trame si snodino alle spalle dei cittadini.

A inviare la lettera è la Medoilgas Italia, ramo italiano della inglese Mediterranean Oil & Gas plc. I ringraziamenti si riferiscono all’articolo 35 del decreto sviluppo che consente la trivellazione dei mari d’Italia senza fascia di rispetto alcuna.

Prima di questo decreto il progetto Ombrina Mare della Medoilgas era praticamente “morto”, dopo il decreto è magicamente tornato in vita.

E così un governo tecnico che era stato eletto per guidare il paese attraverso l’emergenza si prende cura dei problemi di piccole società petrolifere. Si vede che avevano già risolto tutti i problemi di noi cittadini.

La storia di Ombrina Mare è molto semplice. Prima del 2010 in Italia si poteva trivellare il mare senza particolari restrizioni. Una specie di far west dove le piattaforme petrolifere si potevano mettere anche a poche centinaia di metri dalla spiaggia. E così nell’estate del 2008 comparvero le trivelle esplorative Ombrina Mare della Medoilgas di Sergio Morandi a 5 chilometri dalla riva ad Ortona, e le trivelle Elsa della Petroceltic a 2 chilometri dalla riserva naturale di Punta Aderci a Vasto.

Si, a due chilometri da una riserva naturale.

Complice lo scoppio del golfo del Messico, pressioni di vario genere sull’allora ministro Prestigiacomo, e proteste dei cittadini coordinate anche dalla sottoscritta, finalmente nel 2010 si varò il decreto Prestigiacomo (d.Lgs 128/2010) che imponeva per la prima volta in Italia una fascia di rispetto di 5 miglia – 9 chilometri – lungo tutta la penisola italiana. Il limite passava a 12 miglia – 20 chilometri – in caso di riserve e zone protette.

Fu una botta durissima per i petrolieri che improvvisamente videro stampata la parola “no” su vari progetti, incluse Ombrina Mare ed Elsa. Da allora petrolieri di ogni genere hanno cercato di fare tutto quello che potevano per revocare il decreto Prestigiacomo.

C’è voluto un po’ di tempo, ma nell’estate del 2012 ci sono riusciti. Il governo Monti ha approvato il decreto Sviluppo di Corrado Passera che include l’articolo 35, secondo il quale la fascia di rispetto passa a 12 miglia per tutta l’Italia ma SOLO per concessioni nuove e future. Per tutte quelle in itinere – incluse Ombrina Mare ed Elsa – si torna al far west dei limiti zero dalla costa.

E’ questa la “soluzione” che Morandi applaude.

Nella sua letterina, Morandi parla di “drastiche restrizioni” all’attività di esplorazione e coltivazione nei mari italiani imposte dal decreto Prestigiacomo.

Eppure una fascia di rispetto di 9 o di 20 chilometri non mi pare una “drastica restrizione”, piuttosto del semplice buonsenso per un paese che vuole vivere di turismo. In California ad esempio, la fascia di rispetto da più di 30 anni è di 160 chilometri, in Florida 200 chilometri.

E noi cittadini signor ministro? Dov’è il suo “prezioso contributo” per salvare i nostri mari, quel mare che è anche suo? O per evitare la “situazione insostenibile e ingiusta” per chi andrà al mare e a pesca all’ombra delle trivelle? Nel caso in cui se lo fosse dimenticato, un ministro fa gli interessi dell’Italia mentre la lettera suggerisce una attenzione ai problemi della Medoilgas di Londra del tutto fuori luogo per un ministro dell’Ambiente della Repubblica Italiana.

Questa lettera sarebbe rimasta ben nascosta nei cassetti del Ministero se non fosse stato per il neo-eletto senatore del Movimento 5 Stelle d’Abruzzo, Gianluca Vacca che l’ha scovata e resa pubblica.

Leggo dichiarazioni di Clini che dice di non averla mai letta. Ha qualche rilevanza se l’abbia letta o no? L’opinione di Morandi è abbastanza chiara: “il prezioso contributo apportato da lei e dai suoi collaboratori per l’individuazione della soluzione poi adottata dal Governo”.

I mari italiani, da Venezia ad Agrigento, meritano di meglio.