“Se gli atti fossero fondati penso proprio di sì”. Maurizio Migliavacca, senatore del Pd, coordinatore della segreteria del partito nonché uno degli uomini più vicini al segretario Bersani, intervistato da Sky Tg24 risponde così a chi gli chiede se voterebbe a favore di un’eventuale richiesta di autorizzazione all’arresto nei riguardi di Silvio Berlusconi. “Dovremmo vedere le carte – aggiunge – noi abbiamo un atteggiamento rispettoso di atti della magistratura che fossero corretti”. Di una richiesta di arresto, in realtà, ad oggi non c’è traccia, ma la dichiarazione del senatore è una risposta ai rumor che da giorni vogliono pronta una richiesta di domiciliari da parte della procura di Napoli. Del resto, lo stesso Berlusconi si è sfogato nei giorni scorsi: “Mi vogliono arrestare”. E da questo timore si è sviluppata la minaccia di Aventino portata avanti dai colonnelli del Pdl.

Va da sè che se la posizione di Migliavacca corrispondesse a quella dell’intero partito, i numeri del Senato condannerebbero Berlusconi al primo arresto della sua vita. Una ipotesi, in realtà, che sembra più lontana dopo la nota di ieri del Quirinale sulla “comprensibile la preoccupazione” del partito “che il suo leader possa partecipare a questa fase politico-istituzionale”. Ma che agita ancora il Popolo della Libertà. Per questo, nonostante le rassicurazioni di Napolitano, in via dell’Umiltà si raccomanda la “prudenza” nell’affrontare la situazione. L’Aventino che potrebbe bloccare l’insediamento delle Camere, insomma, non è ancora del tutto rientrato.

Né aiutano a dipanare il problema le dichiarazioni attendiste di altri esponenti democratici, stretti tra la necessità politica di non salvare l’avversario di un ventennio e l’opportunità altrettanto politica di smarcarsi definitivamente dalle ipotesi di governissimo tanto odiate dall’elettorato democratico. Così, se dovesse arrivare al Senato una eventuale richiesta di autorizzazione all’arresto nei confronti di Silvio Berlusconi – dice Nicola Latorre –  “come tutte le altre richieste la valuteremo guardando al merito della richiesta, prima in Giunta e poi in Aula”. Per Latorre, diventa “assolutamente ovvia” la presa di posizione del collega Maurizio Migliavacca, pronto a votare sì se la richiesta fosse fondata.