“La magistratura è un cancro, una patologia del nostro sistema. Il 23 marzo scenderemo tutti in piazza contro i magistrati”. Silvio Berlusconi torna ad attaccare le toghe e lo fa a margine del processo Mediaset. “C’è una parte della magistratura che utilizza la giustizia per combattere ed eliminare gli avversari politici che non si riescono ad eliminare con il sistema democratico delle elezioni”. Terminata la bagarre elettorale il Cavaliere torna ad occuparsi a tempo pieno delle vicende giudiziarie e lo fa in un mese particolarmente caldo. Se i calendari stabiliti saranno rispettati, marzo potrebbe il mese delle sentenze: dal processo Mediaset, giunto in appello, al caso Ruby, passando per il processo Bnl-Unipol.

Corruzione: “Versato a De Gregorio un milone di euro alla luce del sole” – Proprio a margine del processo che lo vede imputato per frode fiscale, in relazione a presunte irregolarità nella compravendita dei diritti televisivi e cinematografici da parte di Mediaset, Berlusconi è tornato a parlare delle accuse di corruzione e finanziamento illecito ai magistrati di Napoli. Anche in questo caso l’ex premier non si è limitato a difendersi: “I pm hanno detto a De Gregorio: ‘O ci dici qualcosa su Berlusconi o ti mettiamo in galera’. Siccome lui aveva paura della galera, ha parlato”. Secondo l’accusa, Berlusconi avrebbe sborsato tre milioni a favore di De Gregorio nel 2006, affinché passasse dall’Idv al suo partito, in un momento delicatissimo per la politica nazionale in cui ogni voto era prezioso. “Questa storia – ha ribadito l’ex premier – è da ascriversi ancora una volta nella barbarie delle cose che accadono nella nostra magistratura”. Secondo Berlusconi “Prodi non è caduto a causa del passaggio di De Gregorio dall’Italia dei Valori a Forza Italia, ma perchè Mastella ha dato le dimissioni. Non cambiamo la realtà storica”. 

E sul concetto il leader del Pdl ha anche affermato che De Gregorio ha reso “dichiarazioni gradite ai pm e lo ha fatto contravvenendo a quello che aveva detto in Parlamento e nel corso di dichiarazioni pubbliche”. “Con il signor De Gregorio, Forza Italia aveva stipulato un accordo – ha aggiunto Berlusconi – versando in maniera chiara e solare un milione al suo partito, Italiani nel mondo, perché il partito stesso curasse le politiche del centrodestra nelle sedi degli Stati stranieri, portando avanti attività di rappresentanza e di promozione che Forza Italia non era mai stata in grado di fare”.

Prodi: “Con De Gregorio attentato alla democrazia” – Gli sviluppi sull’inchiesta che riguarda Berlusconi e De Gregorio hanno fatto scendere in campo perfino Romano Prodi, che ha definito il caso ”un episodio tristissimo e, se vero, un attentato alla democrazia”. L’ex premier ed ex presidente della commissione europea, intervistato dal Tg1, ha inoltre avvertito che bisogna “fare chiarezza perché non si può cambiare la storia del Paese corrompendo il Parlamento”.

De Gregorio: “Interrogato per mia libera scelta” - De Gregorio però smentisce la tesi del Cavaliere e in una breve nota fa sapere: ‘In relazione a notizie di stampa dalle quali si apprende che sarei stato ‘costretto dai pm’ a rendere dichiarazioni accusatorie contro l’onorevole Berlusconi, mi corre l’obbligo di precisare che la mia scelta di sottopormi ad interrogatorio è stata il frutto di una mia libera determinazione”.  

In un’intervista rilasciata al Messaggero, intanto, De Gregorio aveva sostenuto “tutto quello che doveva dire” ai magistrati. “Non provo nessun sentimento di astio né di vendetta nei confronti del presidente Berlusconi. Semplicemente ho deciso che dovevo fare chiarezza sulla mia vita politica e personale. Non voglio fare la figura dell’Al Capone di turno, del delinquente abituale. Era giusto che dicessi quello che avevo da dire e se questo può danneggiare qualcun altro me ne dispiace ma non potevo fare altrimenti”.

Bnl-Unipol: “Un’altra invenzione della procura di Milano” – Nel suo intervento a tutto campo sui processi, Berlusconi ha parlato anche della vicenda Bnl-Unipol, la cui sentenza è attesa per il 7 marzo prossimo: “Sarebbe paradossale che io sia l’unico cittadino italiano sotto processo per aver contribuito a pubblicare una notizia coperta da segreto, mentre nei miei confronti vengono pubblicate numerose intercettazioni”. Berlusconi si è detto pronto a spiegare in aula le sue ragioni e ha sottolineato che questa “è un’altra invenzione della Procura di Milano”.

Processo Mediaset: “Non mi sono mai occupato dell’acquisto di diritti tv” – In precedenza l’ex presidente del Consiglio aveva rilasciato delle dichiarazioni spontanee in aula prima della requisitoria dei pm sul processo Mediaset : “Ho ritenuto di essere presente perché volevo esporre direttamente la mia posizione rispetto al processo in corso. Quando ho appreso dalle agenzie la sentenza che mi ha condannato a quattro anni di carcere e cinque di interdizione dai pubblici uffici sono trasecolato, non sono rimasto sorpreso, ma sbigottito”. “La sentenza tratta situazioni da cui sono assolutamente estraneo. Non mi sono mai interessato, come fondatore della tv, dell’acquisto dei diritti tv. Non ho mai partecipato alla trattativa, né ho mai firmato una lettera d’acquisto”.

“Sono rimasto sorpreso – ha proseguito Berlusconi – anche per il fatto che le cose di cui si tratta sono riferite a un periodo, il 2002/03, in cui ero a tempo pieno presidente del Consiglio. Un’attività operosa, con forte impegno politica estera, dal g8 alla gestione dei contatti con la federazione russa, la lotta al traffico di droga internazionale, alla pirateria, e all’impegno in poltica interna per garantire un milione e mezzo di posti di lavoro”.

“La mia estraneità dai fatti è stata dimostrata da una sentenza della corte di Cassazione. Non sono mai stato in società con il signor Agrama. L’ho conosciuto negli anni ’80 ma non ho mai avuto rapporti con lui, salvo due incontri conviviali. Non capisco perché un’attività del genere avrebbe potuto interessarmi. Se fossi stato parte di una società con lui e mi fossi trovato in condizione di pagare una forte tangente (il 10% su 45 milioni di dollari, quindi 4 milioni e mezzo di tangente), il signor Agrama avrebbe dovuto farmi almeno una telefonata. A me o almeno Confalonieri o a mio figlio. Ma non lo fece. Nessun imprenditore avrebbe fatto una cosa del genere: sarebbe dovuto essere condannato per stupidità“.

“Ho l’orgoglio di essere un grande pagatore d’imposte. Nel 2002/03 il risparmio d’imposta garantito da questa vicenda sarebbe stato di 3 milioni di euro. Una cifra irrisoria, neanche lo 0,3% rispetto a quanto versato in quegli anni all’erario: 567 milioni di euro. In totale il mio gruppo ha versato qualcosa come 6 miliardi di euro, 12 milioni di lire. Avrebbero dovuto darmi la medaglia d’oro per aver dato lavoro a 56mila persone invece di condannarmi. Spero che la corte d’appello rimedi a una sentenza che m’ha procurato disonore non solo in Italia ma anche in Europa, dopo tutte le prove da cittadino leale e onesto che ho fornito. La sentenza di condanna in primo grado è stata una grande cantonata. Mi affido con fiducia – ha concluso l’ex presidente del Consiglio – all’onestà della corte”.

Il pg conferma le richieste di condanna – Secondo il procuratore generale Laura Bertolè Viale “non c’è alcun motivo commerciale per giustificare questa evasione”. Nel corso della requisitoria del processo d’appello sul caso Mediaset il pg ha sottolineato che “la prova dell’evasione fiscale sta nella maggiorazione dei costi messa in atto attraverso un giro fasullo di vendite e acquisti dei diritti tv”. E ciò, per il pg, ha comportato danno per il fisco. Di conseguenza il procuratore generale ha chiesto la conferma della condanna a 4 anni di reclusione e a cinque anni di interdizione dai pubblici uffici per Silvio Berlusconi.

Nel chiedere la conferma della condanna, la rappresentante della pubblica accusa ha fatto riferimento anche alla testimonianza resa, durante le indagini, dall’ex presidente di Mondadori Franco Tatò, secondo cui l’ex premier avrebbe continuato a seguire le attività del suo gruppo anche dopo l’ingresso in politica, mantenendo “sempre l’ultima parola”. Lo stesso Tatò, stando alla ricostruzione del pg, “conferma la presenza di intermediari nell’acquisto dei diritti anche dopo la discesa in campo” di Berlusconi, il quale “prima di entrare in politica gestiva i contratti con i fornitori”.

In un passaggio della sua requisitoria, il pg ha sottolineato l’esistenza di una “prova documentale” che testimonierebbe la maxi evasione fiscale realizzata da Mediaset attraverso il pagamento a prezzi gonfiati dei diritti dei film da trasmettere sulle reti del Biscione. Il riferimento del magistrato è a una lettera scritta il 12 dicembre 1994 al suo capo da un impiegato contabile della casa cinematografica Fox, Douglas Schwalbe, nella quale si fa riferimento ad una sorta di “gioco delle tre carte” attuato dalle società del Gruppo fondato da Berlusconi “per evitare le tasse italiane”. Al termine della requisitoria il pg ha chiesto anche la condanna a tre anni e quattro mesi di reclusione per il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri. In primo grado Confalonieri era stato assolto per non aver commesso il fatto.

Anm: “Manifestazione contro le toghe è inaccettabile” – La risposta dei magistrati all’ennesimo attacco di Berlusconi non s’è fatta attendere: “Nessuno contesta il diritto di manifestare, e di manifestare anche in materia di giustizia. Ma se si sollecita una manifestazione contro la magistratura o volta a condizionarne l’azione, è inaccettabile“. La replica dell’Anm è affidata al presidente Rodolfo Sabelli e al vicepresidente Anna Canepa: “Non si possono fare azioni politiche contro un organo che non è politico come la magistratura. C’è libertà di critica, nessuno lo contesta. Peraltro si sta parlando della notizia di un’indagine che è ancora in fase preliminare in un sistema che offre grandi garanzie endoprocessuali”.

“Oggi la magistratura, o una parte di essa, viene equiparata al cancro, sabato scorso eravamo peggio della mafia, ma non abbiamo replicato perché era il giorno prima delle elezioni. Sono parole che andrebbero liquidate come sciocchezze – continua l’Anm – ma sono molto offensive per chi ha pagato il prezzo della criminalità mafiosa e per i malati”. “Evocare la piazza è fuori luogo, in una fase politica molto delicata: vuol dire screditare le istituzioni, che fanno parte di un sistema unitario. Così si indebolisce lo Stato e le istituzioni tutte”.

Libertà e giustizia: “Prima manifestiamo noi per la legalità” – Anche l’associazione Libertà e Giustizia, che raccoglie le voci di personalità culturali come Umberto Eco e Giovanni Sartori, ha voluto replicare all’annuncio di Berlusconi: “Evocare la piazza è fuori luogo, in una fase politica molto delicata: vuol dire screditare le istituzioni, che fanno parte di un sistema unitario. Così si indebolisce lo Stato e le istituzioni tutte”.