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Raul Esteban Calderon assolto in appello per l’omicidio di Fabrizio “Diabolik” Piscitelli

È quanto hanno deciso i giudici della Corte d'Assise d’Appello di Roma ribaltando la condanna all’ergastolo del primo grado: "Non ha commesso il fatto"
Raul Esteban Calderon assolto in appello per l’omicidio di Fabrizio “Diabolik” Piscitelli
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Non è stato Raul Esteban Calderon a uccidere Fabrizio Piscitelli, l’ex capoultras della Lazio e considerato un narcotrafficante noto come Diabolik. È quanto hanno deciso i giudici della Corte d’Assise d’Appello di Roma ribaltando la condanna all’ergastolo del primo grado. I magistrati hanno fatto cadere l’accusa nei confronti dell’imputato con la formula “per non avere commesso il fatto” a quasi un anno di distanza dalla precedente sentenza.

Il 25 marzo 2025 i giudici della Terza Corte di Assise di Roma avevano condannato Calderon – la cui vera identità, secondo l’accusa, è quella di Gustavo Alejandro Musumeci – all’ergastolo non riconoscendo però l’aggravante del metodo mafioso come chiesto invece dai pm Mario Palazzi, Rita Ceraso e Francesco Cascini, che sul punto avevano presentato l’appello, chiedendo la conferma della condanna al fine pena mai.

Piscitelli venne freddato da un colpo di pisola alla testa il 7 agosto 2019 nel parco degli Acquedotti. Diabolik venne assassinato poco prima delle 19 mentre è seduto su una panchina. Un uomo in tenuta da jogging arriva alle sue spalle, impugnando una pistola e gli spara alla testa a distanza ravvicinata: Diabolik muore sul colpo mentre il killer fugge a piedi. La zona viene battuta alla ricerca di tutti gli elementi utili a rintracciare il sicario. Vengono individuate e visionate le telecamere che possono aver ripreso la fuga dell’omicida e vengono sentiti i primi testimoni.

E dopo due anni e mezzo di indagini, portate avanti nel più stretto riserbo sotto il coordinamento dei magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, si arriva all’arresto dell’argentino. Durante l’appello il pm Cascini, applicato nel procedimento, e i sostituti procuratori generali Pantaleo Polifemo ed Eugenio Rubolino avevano sollecitato anche la riapertura dell’istruttoria per acquisire il tabulato del criptofonino di Leandro Bennato che aggancerebbe le celle telefoniche a ridosso del momento e del luogo del delitto.

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