I giudici del tribunale di Milano hanno deciso di sospendere il processo Unipol e rinviarlo al 7 marzo, dopo le elezioni, accogliendo la richiesta degli avvocati difensori di Silvio Berlusconi. E’ stata così posticipata la camera di consiglio per decidere sulla vicenda della pubblicazione sulle pagine de “Il Giornale” della conversazione tra Piero Fassino, allora segretario Ds, e Giovanni Consorte, numero uno di Unipol: “Allora abbiamo una banca?” in riferimento alla scalata del colosso assicurativo all’istituto di credito nel 2005. Il giudice ha sospeso la prescrizione. 

Il dibattimento è stato sospeso in base alla “valutazione discrezionale” del giudice e anche perché sono state riconosciute “esigenze legate all’esercizio di un diritto” garantito dall’articolo 51 dalla Costituzione (Tutti i cittadini dell’uno o dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge…). Per i giudici la richiesta di sospensione, formulata in base all’articolo 159 del Codice Penale e motivata dalle esigenze legale alla campagna elettorale di Berlusconi, non è giustificata dall’esistenza di un legittimo impedimento, ma tale articolo prevede, però, che l’istanza di sospensione possa essere “motivata anche dall’esercizio di diritti estranei alla difesa e al contraddittorio purché dotati di significativa rilevanza e non puramente dilatori”. Inoltre in questo caso “si tratta di riconoscere esigenze legate all’esercizio di un diritto costituzionalmente riconosciuto quale quello di cui all’articolo 51 della Costituzione”.

L’avvocato Piero Longo, uno dei difensori del Cavaliere, questa mattina aveva chiesto giudici della IV Sezione Penale il rinvio per questioni di opportunità. A tale richiesta si era opposto il procuratore aggiunto Maurizio Romanelli e il legale di Piero Fassino, che è parte civile. Longo aveva chiesto di posticipare a dopo le elezioni la sentenza, di sospendere il processo e di cancellare quindi l’udienza già fissata per il 7 febbraio prossimo. Giorno in cui i giudici si sarebbero dovuti ritirare in camera di consiglio. Per il procuratore aggiunto Maurizio Romanelli, che aveva chiesto un anno di carcere per Silvio Berlusconi per rivelazione di segreto d’ufficio (la conversazione non era stata ancora depositata agli atti dell’inchiesta, ndr) e tre anni e tre mesi per il fratello Paolo (accusato anche di ricettazione e millantato credito), la richiesta della difesa, formulata in base all’articolo 159 del codice di procedura penale, non doveva essere accolta in quanto i motivi legati alla campagna elettorale non sono una ragione “forte” per chiedere la sospensione del processo, il quale invece “deve andare avanti”. Sulla stessa linea il professor Federico Grosso, legale dell’attuale sindaco di Torino. 

Durante l’arringa la difesa aveva chiesto l’assoluzione “senza se e senza ma”. Il legale ha sostenuto che non ci sono prove che Berlusconi abbia ascoltato il nastro e se così fosse “poteva anche non essere a conoscenza della segretezza del contenuto dell’intercettazione”. L’avvocato Massimo Montesano ha parlato in particolare di Fabrizio Favata (che aveva raccontato di aver portato l’audio ad Arcore la notte di Natale del 2005), l’imprenditore che assieme a Roberto Raffaelli, titolare della società Rcs (Research control system), alla vigilia di Natale del 2005 era andato ad Arcore per far sentire a Berlusconi l’intercettazione. Secondo il difensore Favata deve essere considerata “una persona non credibile”. Ha concluso il suo intervento anche l’avvocato Federico Cecconi, difensore di Paolo Berlusconi, del quale ha chiesto l’assoluzione o per insufficienza di prove o per non aver commesso il fatto. Riguardo al milione di risarcimento chiesto dall’ex segretario dei Ds Piero Fassino, il legale ha detto che la vicenda non ha influenzato le elezioni perché sono state vinte dal centrosinistra e semmai non è stato danneggiato Fassino in quanto tale, ma il partito. Ai giudici era stato chiesto di non emettere sentenza in quanto uno dei tre componenti del collegio, Maria Teresa Guadagnino, è stata ricusata perché già componente del collegio che ha emesso la sentenza di primo grado sul caso Mediaset condannando a quattro anni Silvio Berlusconi.

Solo tre giorni fa il Tribunale di Milano aveva respinto la sospensione del processo Ruby. Oggi, invece, nello spiegare perché il tribunale ha sospeso il processo il giudice Oscar Magi ha fatto riferimento a “motivi rilevanti”. Il tribunale ha accolto la richiesta della difesa dell’ex premier valutando “non puramente dilatori”  le ragioni che hanno spinto a chiedere di posticipare il verdetto a dopo il voto. Nel corso degli anni il Cavaliere è riuscito più volte a dilatare i tempi dei processi che lo vedevano imputato.