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Omicidio Vassallo, Cantone impugna il proscioglimento di Cagnazzo. Che protesta per il comunicato stampa

Il colonnello dei carabinieri contro la procura con un post visibile a tutti: chiede al ministro della Giustizia di inviare gli ispettori in procura a Salerno
Omicidio Vassallo, Cantone impugna il proscioglimento di Cagnazzo. Che protesta per il comunicato stampa
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Tra il ricorso del pm e l’invocazione dell’imputato di un intervento del ministro Nordio, si arricchisce di un nuovo capitolo la never ending story dell’inchiesta e del processo per l’omicidio del sindaco di Pollica Angelo Vassallo, ucciso il 5 settembre 2010 da nove colpi di pistola mentre tornava a casa in auto. Ed è un capitolo al veleno. Che inizia con la decisione della procura di Salerno guidata da Raffaele Cantone di impugnare la sentenza di proscioglimento del colonnello dei carabinieri Fabio Cagnazzo, pronunciata il 27 marzo, e di chiedere alla Corte d’Appello di disporne il rinvio a giudizio.

La notizia è stata resa nota da un comunicato congiunto di poche righe, firmato da Cantone e dal procuratore generale facente funzioni Elia Taddeo. L’impugnazione è stata intrapresa, si legge nella nota, “in accordo e condivisione con la Procura generale presso la Corte di appello”.

Ma Cagnazzo non ci sta, e attraverso un post sui social visibile a tutti, sollecita Nordio ad agire: “Ecco, che ancora una volta, apprendo dalla stampa una nuova iniziativa della Procura di Salerno!!! Non commento l’atto di appello in quanto è facoltà della Procura, ma nulla ancora è stato notificato a me ed ai miei difensori. Questo a mio modesto avviso, lo ritengo a dir poco irrituale. Come peraltro tutto in questa storia. Grazie. Chiedo con questo post l’intervento del Sig. Ministro della Giustizia, affinché valuti l’opportunità di una ispezione per la sola verifica della procedura!!!”. Anche dai difensori dell’ufficiale trapela irritazione per la scelta della Procura di diffondere un comunicato stampa. Nessun commento dagli uffici di Salerno sulle parole di Cagnazzo.

Il ricorso, predisposto dal pm Elena Guarino, verrà notificato nei prossimi giorni agli avvocati dell’imputato e delle parti civili. La Procura salernitana ha impugnato il proscioglimento dopo aver affrontato criticamente le presunte carenze motivazionali della sentenza di 32 pagine con cui il Gup Riccardo Rossi ha dichiarato “il non luogo a procedere” nei confronti di Cagnazzo. Il colonnello era imputato di concorso in omicidio con l’aggravante camorristica e di partecipazione ad associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di stupefacenti, il presunto movente di un delitto organizzato – secondo la tesi inquirente, fondata anche sulle dichiarazioni del collaborante Romolo Ridosso – per zittire il sindaco pescatore, che aveva scoperto un grosso giro di droga al porto di Acciaroli, in cui erano coinvolti degli “insospettabili”, e si apprestava a denunciarlo alla Procura di Vallo della Lucania.

Il giudice è lo stesso che invece ha disposto il rinvio a giudizio per i presunti complici di Cagnazzo: il brigadiere Lazzaro Cioffi e l’imprenditore Giuseppe Cipriano. Mentre un presunto trafficante del clan Cesarano, Giovanni Cafiero, è stato rinviato a giudizio solo per i reati di droga. Il propalante Romolo Ridosso ha chiesto il rito abbreviato e proprio oggi si è svolta un’udienza del suo processo. Per lui la sentenza è attesa il 22 maggio, il pm ha chiesto una condanna a 7 anni e 4 mesi. “Il ricorso della Procura dimostra che la ricerca della giustizia non si interrompe e che esiste ancora la volontà di andare fino in fondo”, scrive la Fondazione Vassallo in una nota a firma di Dario e Massimo Vassallo, fratelli del sindaco.

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