Un Paese fondato sulla disuguaglianza, sulle ingiustizie, sulla non tutela dei diritti, sull’arroganza e sulla corruzione, sulla illegalità diffusa, sulla furbizia. Un Paese incattivito, affamato, rabbioso. Un Paese che ha l’opportunità di cambiare volto, identità. Quanto meno di iniziare a cambiare, col voto, tra qualche giorno.

Un voto fondamentale per il nostro futuro. Se uscirà la fiducia ai soliti malmostosi partiti o ai neopartiti bocconiani, non sarà un bel segnale di vitalità. Se si guarderà altrove, dando fiducia a chi si presenta per la prima volta, forse sì. Vedremo se la cosiddetta società civile avrà elaborato il lutto della democrazia, rubata da una banda trasversale di manigoldi. Il lutto del futuro delle nuove generazioni, dei sogni, delle speranze. Vedremo.

In quest’ultimo mese qualche presunto leader ha farfugliato monosillabi come “lavoro, Imu, riforme” ma ben pochi sono andati oltre una fonetica imbarazzante, articolando idee e una visione del futuro.

Eppure c’è solo l’imbarazzo della scelta. Ma nell’imbarazzo c’è qualcosa di più importante: l’uguaglianza. L’art. 3 della Costituzione recita che tutti i cittadini, senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni sociali e personali, sono uguali davanti alla legge (uguaglianza formale, primo comma). E che è compito dello Stato rimuovere gli ostacoli che di fatto limitano l’eguaglianza e di sviluppare pienamente la personalità sul piano economico, sociale e culturale (uguaglianza sostanziale, secondo comma). Poi l’art. 8 sancisce che tutte le confessioni religiose, diverse da quella cattolica, sono egualmente libere davanti alla legge.

Ma credete veramente che tutti i cittadini siano uguali davanti alla legge quando ogni giorno si consumano ingiustizie in nome delle leggi create volutamente diseguali, applicate in modo diseguale, ostacolando l’accesso alla giustizia? Ma credete veramente che lo Stato (questo) rimuova gli ostacoli che limitano l’eguaglianza invece di alimentare (con una vera e propria ingegneria giuridica, amministrativa, burocratica, di posizioni apicali e non) la disuguaglianza cementando i privilegi della cricca che si è impossessata del potere e lo gestisce con una rete massonica e familistica? Ma credete veramente che tutte le confessioni religiose siano paritarie rispetto a quella cattolica che ammorba ogni nostro dibattito, aula, spazio fisico e mentale, condizionando la nostra libertà?

Ed allora ecco che occorrerebbe una classe politica onesta, laica, etica, sognatrice capace di attuare finalmente (dopo oltre 60 anni) l’art. 3 della Costituzione. C’è invece chi vuole cambiare la Costituzione. Io chiedo invece che venga attuata. Di insegnarla (veramente) e di impararla a memoria.

Uguaglianza significa eliminare privilegi impropri e consentire a chiunque di realizzarsi, per meriti propri, costruendosi il futuro. Significa tutelare i più deboli ma consentire che escano da tale stato di debolezza, non mantenendoli deboli.

E qua, a margine, si apre una finestra sulle Pari Opportunità. In virtù della normativa europea il principio di pari opportunità è assenza di ostacoli alla partecipazione economica, politica e sociale di un qualsiasi individuo per ragioni connesse al genere, religione e convinzioni personali, razza e origine etnica, disabilità, età, orientamento sessuale. In Italia è invece rimasto ancorato al decreto legislativo n. 198/2006 noto come “Codice pari opportunità tra uomo e donna”, finalizzato a rimuovere ogni discriminazione tra uomo e donna. Anche questa limitata sensibilità offre l’idea della arretratezza culturale che tutt’ora permane. Da noi Pari Opportunità ancora oggi sono identificate come rivendicazione delle donne ad un maggior potere. L’erosione degli spazi dell’uomo.  

Qualcosa finalmente sta cambiando e finalmente l’attenzione si sta spostando sulle Pari Opportunità tra soggetti deboli e soggetti forti, in quanto questi ultimi ostacolano i soggetti deboli. Non è un problema di genere. Continuare a ricondurre la discussione alla discriminazione tra uomo e donna non è solo riduttivo ma è ancor peggio, fuorviante. Ed è disonesto perché si induce a credere che in Italia l’uomo continui a prevaricare la donna in quanto tale, in ogni campo, lasciando intendere che la donna si trovi in una sorta di medioevo. Tale credo, continuamente dopato dalla disinformazione, crea mostri come il diritto di famiglia diseguale, alimentato da una prassi giurisprudenziale indecente. Dove si consumano aberranti disparità (si pensi all’affidamento condiviso ma di fatto esclusivo).

Dobbiamo dunque spostare l’attenzione, così come da sempre avviene oltreconfine, dal genere alla condizione della persona. Solo così potremo realizzare le vere Pari Opportunità.