Nonostante il memorandum lacrime e sangue della Troika che sta distruggendo il ceto medio e le imprese greche in cambio del denaro per evitare il default , il governo di Atene spende ben 11,7 milioni di euro in consulenze. E lo fa alla voce “Consigli per riacquistare obbligazioni”, dove inserisce una parcella salatissima per remunerare Deutsche Bank e Morgan Stanley. Ad ammetterlo è, in una seduta ufficiale del Parlamento, addirittura il viceministro delle Finanze Christos Staikouras che, rispondendo a un’interrogazione del deputato di Alba dorata Alexopoulos Xrysovalantis, dice di aver assegnato la consulenza ad alcuni manager. Aggiunge che “il costo totale di fornitura di questi servizi non sarà superiore a 11.700.000 euro, oltre ad altre spese accessorie, che saranno pagati al termine del riacquisto, mentre in caso di mancato completamento del riacquisto sarà versato un indennizzo pari a 700mila euro per coprire i costi legali”. Il fortunato studio legale è “Cleary, Gottlieb, Steen e Hamilton LLP” e percepirà mensilmente 500mila euro, proseguendo sulla scia che vuole gli esecutivi ellenici degli ultimi due lustri particolarmente generosi con consulenti internazionali, pagati con cifre astronomiche ma, stando ai risultati, con discutibili motivazioni e soprattutto con drammatiche conseguenze.

Un dramma nel dramma che si somma alle difficoltà del Paese intero nel far fronte alle misure che sono entrate in vigore dello scorso primo gennaio. La Grecia barcolla pericolosamente verso una bancarotta che non è ancora scongiurata, con nuove imposte non convenzionali pensate dal governo, con un giovane su due disoccupato, con l’economia che diminuisce a un tasso annuale del 6,9%, con i nuovi poveri che sempre più spesso cercano cibo nella spazzatura e con un partito nazista, Alba dorata, che si nutre di questa indignazione raddoppiando i suoi consensi.

Un panorama che, come osserva sul New York Times Kostas Vaxevanis, l’inchiestista arrestato per aver pubblicato per primo la Lista Lagarde, è causato da “decine di uomini d’affari che vivono fuori dello Stato, che prendono lavoro dallo Stato greco, di solito a prezzi più elevati rispetto al reale, e corrompono i politici per avere successo, garantendosi anche il silenzio, riuscendo anche ad acquistare una squadra di calcio, ad avere il sostegno popolare, e nascondendo il crimine dietro la protezione popolare, proprio come ha fatto Escobar in Colombia e Arkan in Serbia”.

Intanto la maggioranza che sostiene il governo di grande coalizione formato da conservatori di Nea Dimokratia, socialisti del Pasok e democratici del Dimar, perde due pezzi: Odisseas Voudouris e Paris Mouzinà, due deputati del partito di Sinistra Democratica sono stati messi alla porta dal leader Fotis Kouvellis in quanto si erano detti favorevoli a mettere sotto inchiesta anche Evangelos Venizelos, successore di Giorgos Papaconstantinou al ministero delle Finanze nel governo di Lucas Papademos e attuale leader del partito socialista Pasok,(mentre invece il governo di centrodestra vorrebbe processare il solo Papacostantinou), nell’ambito dello scandalo della lista Lagarde, l’elenco degli illustri evasori ellenici. Che ha visto proprio i due ex ministri accusati di aver tentato di insabbiare la lista stessa che è stata poi rispedita una seconda volta da Parigi ad Atene. Un intrigo che si sta sviluppando con precisi contorni giudiziari sfociati in uno scandalo di portata internazionale, perché proprio Papacostantinou avrebbe rimosso i nomi di tre suoi parenti presenti con 1,2 miliardi di euro, tra cui il marito di una sua nipote, il noto commerciante di armi Andrea Rossonis.

Al momento dopo l’espulsione la maggioranza che sostiene il premier Antonis Samaras può contare solo su 164 deputati su 300, il minimo è di 151. E la notizia arriva nel giorno di una probabile bomba mediatica, (non ancora confermata) secondo cui sarebbero scomparsi i file proprio di Rossonis (marito della nipote dell’ex ministro), il cui nome era stato depennato da Papacostantinou.

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