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Il Parlamento europeo chiede di indagare sul partito di estrema destra Esn di cui fa parte Vannacci: verifiche sull'”aderenza ai valori Ue”

Il voto dà il via libera alla procedura di verifica ma non rappresenta una presa di posizione. Parere favorevole da Forza Italia e i gruppi di sinistra, contrari i gruppi di Lega e FdI
Il Parlamento europeo chiede di indagare sul partito di estrema destra Esn di cui fa parte Vannacci: verifiche sull'”aderenza ai valori Ue”
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Con 414 voti favorevoli, 224 contrari e 18 astensioni il Parlamento europeo ha richiesto all’Autorità per i partiti politici (APPF) di verificare se il partito di estrema destra Europe of Sovereign Nations (Europa delle nazioni sovrane, Esn), di cui fa parte anche il leader di Futuro Nazionale Roberto Vannacci, sia conforme ai valori dell’Ue. In particolare bisogna verificare che rispetti le condizioni per la registrazione e il finanziamento previste dal regolamento sullo statuto e sul finanziamento dei partiti politici europei e delle fondazioni politiche europee. Il voto si è tenuto a scrutinio segreto.

Il via libera alla richiesta costituisce un passaggio procedurale che consente la verifica e non rappresenta una presa di posizione nel merito della questione.

La procedura è stata avviata dopo che l’APPF, competente per la registrazione, il controllo e l’eventuale irrogazione di sanzioni nei confronti dei partiti politici europei e delle fondazioni politiche europee, ha informato il Parlamento, il Consiglio e la Commissione di fatti che sollevano dubbi sul rispetto da parte di Esn dei valori dell’Unione, come previsto dalla normativa. Da quel momento le istituzioni hanno avuto due mesi per decidere se presentare una richiesta di verifica. È la prima volta che la procedura viene avviata.

Ora l’Autorità verificherà se Esn “rispetti i valori fondamentali dell’Ue, quali la democrazia, lo Stato di diritto e il rispetto dei diritti umani, requisito necessario per la registrazione come partito politico europeo, conformemente alla procedura prevista dall’articolo 13 del regolamento”, spiega il testo. Nel caso di infrazioni, però, una futura decisione di cancellare un partito dal registro può entrare in vigore solo in assenza di obiezioni da parte del Parlamento o del Consiglio. Il documento specifica inoltre che il partito politico Esn è giuridicamente e funzionalmente distinto dall’omonimo gruppo politico con lo stesso nome. “Il regolamento riveduto sui partiti politici europei e le fondazioni politiche europee, approvato dal Parlamento nell’ottobre 2025, ha rafforzato le norme in materia di trasparenza, interferenze straniere e tutela dei valori europei”, conclude il comunicato.

La decisione ha sollevato polemiche tra chi sostiene l’attivazione della procedura, tra cui gli eurogruppi The Left e S&D, e chi ne contesta le motivazioni.

The Left ha definito il voto di oggi “un duro colpo per l’estrema destra in Europa”, che ha “tentato di influenzare il voto chiedendo una votazione segreta“. Il gruppo ha spiegato di aver avviato la procedura il 9 giugno, “formando una coalizione di gruppi politici progressisti per chiedere un’indagine sul partito a seguito di un rapporto di 300 pagine, pubblicato dall’Autorità per i partiti politici europei e le fondazioni politiche europee (Appf), che descriveva dettagliatamente le violazioni dei valori fondamentali dell’Ue da parte dell’Esn”.

Per Alessandro Zan e Brando Benifei, eurodeputati Pd, si tratta di “una scelta di coerenza” e di “nessuna tolleranza per gli intolleranti”, perché “i soldi europei non possono finire nelle casse di organizzazioni neofasciste che attaccano l’uguaglianza e i diritti umani”. E concludono: “La questione non è quella di censurare posizioni controverse, ma evitare che denaro pubblico dei contribuenti italiani ed europei finanzi formazioni che promuovono posizioni contrarie alla Costituzione e alla Carta Europea dei Diritti Fondamentali.”

Per il co-presidente del gruppo di Sinistra unitaria europea, Martin Schirdewan (Die Linke, Germania), il fatto che l’iniziativa sia stata presa dal Parlamento europeo e non dalla Commissione o dal Consiglio lascia “aperti seri interrogativi sull’impegno democratico delle altre istituzioni europee”.

Favorevole all’indagine anche il gruppo di Forza Italia, parte del Ppe. La delegazione sottolinea in una nota che il gruppo dei Popolari è “una famiglia politica fondata su libertà, democrazia, dignità della persona, Stato di diritto e rifiuto di ogni totalitarismo. Non contamineremo mai i nostri valori con quelli dell’estremismo radicale neonazista. La difesa dei valori della libertà non è negoziabile”.

Dall’altra parte del dibattito insieme a Esn, i gruppi dei Patrioti, di cui fanno parte gli eurodeputati della Lega, e dei Conservatori e riformisti europei (Ecr), a cui appartengono quelli di Fratelli d’Italia, che hanno votato contro la risoluzione. Nel corso di una conferenza stampa antecedente al voto, il co-presidente di Ecr Patryk Jaki ha ribadito la linea del gruppo, spiegando che non si tratta necessariamente di una difesa di Esn ma della “libertà di parola” e definendo “antidemocratica e ridicola” l’idea che una maggioranza come quella dell’Eurocamera possa dare il via libero a un “controllo dei pareri delle minoranze”.

Esn ha risposto con un comunicato in cui “rigetta fondamentalmente” l’approccio dell’Eurocamera affermando che “i disaccordi politici appartengono alle urne, non alle procedure amministrative”. Per il gruppo i rappresentanti eletti devono avere la libertà di parola “senza la minaccia di procedure amministrative o sanzioni finanziarie semplicemente perché le loro opinioni sfidano il consenso politico”. La posizione del gruppo, specificano, “sarebbe stata esattamente la stessa se fosse stato coinvolto qualsiasi altro partito politico europeo”.

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