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Chat control, Europa sempre più divisa tra privacy e minori: il Parlamento boccia ancora il Consiglio Ue sulla “sorveglianza di massa”

La proposta per la protezione dei bambini online: consentire a Big tech l'accesso a tutti messaggi di 450 milioni di europei, con una deroga alla legge sulla riservatezza. Metsola e i governi nazionali a favore, Eurocamera contraria. L'eccezione è scaduta, ma i colossi digitali continuano a vigilare sulle comunicazioni degli utenti
Chat control, Europa sempre più divisa tra privacy e minori: il Parlamento boccia ancora il Consiglio Ue sulla “sorveglianza di massa”
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Privacy o sicurezza dei minori online? La spaccatura in Europa è sempre più profonda, mentre il Parlamento e il Consiglio si azzuffano su un dilemma: consentire oppure no, ai giganti tecnologici americani di “spiare” tutti i messaggi in chat di 450 milioni di cittadini europei, per proteggere i bambini dagli abusi digitali? Il 9 luglio l’Aula di Strasburgo ha votato per ribadire un limite invalicabile alla “sorveglianza di massa” da parte di Big Tech: nessuna possibilità di accesso alle comunicazioni digitali, quando sono protette dal servizio di crittografia end-to-end. Una posizione già espressa due volte: con il voto dell’11 marzo all’Eurocamera, 9 giorni prima in Commissione Libe. E cestinata prontamente dal Consiglio europeo, poiché ritenuta troppo blanda rispetto alla minaccia per i bambini. Tanto da abbandonare i negoziati del trilogo, il 16 marzo: meglio nessun controllo a tutela dei minori, di una soluzione ritenuta inefficace. Ma ora un fossato divide le istituzioni del Vecchio Continente: il Parlamento non vuole rinunciare al diritto alla privacy, mentre il Consiglio sì, nel nome dei minori.

Anche la presidente del Parlamento Ue, Roberta Metsola, è disponibile al passo indietro sul terreno della riservatezza. Tanto da tradire la volontà della sua assise: malgrado la prima bocciatura dell’Aula, l’esponente maltese il 22 giugno ha inviato una lettera ufficiale al Consiglio Ue (rivelata da Politico) per esortarlo a presentare di nuovo il provvedimento. Di cosa si tratta, esattamente? Una deroga alla legge per la tutela della riservatezza, garantita dalla direttiva ePrivacy del 2003. Ovvero: i messaggi in chat sarebbero inviolabili, come la posta privata, ma per proteggere i bambini l’Europa consente l’eccezione a Big Tech (se lo desidera e su base volontaria) con il permesso di “spiare” tutti i messaggini. Accade dal 2021, con la deroga prorogata nel 2024. Ma bocciata a marzo scorso, per via dello scontro tra Parlamento e Consiglio. Dunque dal 3 aprile vale il regime ordinario e le chat sarebbero segrete anche per le multinazionali Usa. Invece no: Facebook, Google, Microsoft e Snapchat hanno proseguito la scansione dei messaggi, ignorando il Parlamento europeo, perché “non si tratta solo di una questione di legge ma anche di tutela dei minori”. 247 organizzazioni dedicate alla tutela dei bambini hanno firmato un appello per consentire ai colossi l’accesso alle chat degli utenti. Le sigle hanno condannato “fermamente” il mancato accordo europeo sulla deroga per la privacy: “Questa omissione crea una lacuna profondamente allarmante e irresponsabile nella protezione dei minori. Le conseguenze saranno devastanti, in Europa e non solo”. Così, anche sull’onda delle richiesta di Metsola, il Consiglio Ue ha presentato di nuovo la sua proposta, per la seconda volta, malgrado nulla lasciasse presagire il via libera di Strasburgo.

Infatti gli europarlamentari hanno emendato di nuovo la proposta, con l’esclusione dalla sorveglianza delle “comunicazioni alle quali è, è stata o sarà applicata la crittografia end-to-end”. Ora il Consiglio avrà tre mesi per approvare o respingere le modifiche dell’Aula. In caso di rifiuto, Parlamento e Consiglio avvieranno la procedura di conciliazione per scrivere un testo condiviso. Ma alcune frange del Parlamento hanno denunciato la forzatura di Metsola e del Consiglio. In seconda lettura, il Parlamento può bocciare in toto una proposta del Consiglio solo a maggioranza assoluta (e non relativa come al primo voto). Servivano 360 “sì”, per rispedire al mittente la “sorveglianza di massa” invocata dal Consiglio. Ma il pallottoliere si è fermato a 314 favorevoli: contrari 276, 17 gli astenuti. Neppure la seconda volta l’asticella è stata raggiunta: 276 voti a favore, 286 contrari e 30 astensioni. Dunque il Parlamento ha ripiegato sull’emendamento per indebolire la proposta dei governi nazionali in seno al Consiglio. Ora bisognerà attendere almeno 180 giorni. “Se il Consiglio non dovesse accettare le modifiche al testo proposte dal Parlamento europeo fra tre mesi inizierà la procedura di conciliazione, ma noi mettiamo in guardia: non provino a capovolgere l’esito di questo voto”, ha dichiarato in una nota Gaetano Pedullà, europarlamentare del Movimento 5 Stelle. “Con la scusa della tutela dei minori, alcuni governi vorrebbero infatti assicurarsi uno strumento potente di sorveglianza e controllo dei cittadini, ma il rispetto della privacy è sacrosanto. Impediremo il Grande Fratello europeo”, ha concluso il pentastellato.

Intanto Big Tech (di certo non ostile a Donald Trump) ha annunciato di andare avanti con le scansioni dei messaggi, per proteggere i minori. Con un paradosso: il 24 marzo il tribunale del New Mexico ha condannato Meta, il colosso di Mark Zuckerberg, per non aver tutelato i più giovani neppure dallo sfruttamento sessuale. La sanzione? 375 milioni di dollari. Su Meta pende il rischio di una multa record da 1.400 miliardi di dollari per non aver tutelato i ragazzi: è la richiesta di quattro Stati americani depositata al tribunale delle California. In Europa, invece, Facebook & Co si stagliano come l’ultimo baluardo a difesa dei minori. In attesa che l’eccezione alla tutela della privacy diventi norma, stabile e duratura, grazie al regolamento Chat control in fase di trilogo.

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