Benigni lo ha spiegato benissimo nella sua esegesi della Costituzione Italiana, dire che i politici son tutti uguali è sbagliato, perché fa contenti i peggiori, i ladri e i delinquenti, che in questo modo non vengono riconosciuti e si mimetizzano nella massa. A scapito dei migliori.

Col gioco sta succedendo la stessa cosa, è in atto una campagna di demonizzazione e si spara sul mucchio, senza distinguere il buono dal cattivo, qualificando come azzardo anche i giochi che d’azzardo non sono. E il risultato qual è? Che le lobby del gioco d’azzardo (quello vero, come le diaboliche slot machine) festeggiano, perché l’attenzione generale viene distratta su falsi obiettivi (come le fantomatiche 1.000 nuove sale da poker) lasciando quindi più tranquilli i camorristi concessionari delle slot stesse.

Secondo me il piano dei “cattivi” è proprio questo, spostare l’attenzione dei media dal problema reale dell’azzrdo (che è gravissimo) a un problema fittizio e sguazzare impuniti nel torbido. E il piano sta funzionando alla grande perché ci sono cascati praticamente tutti i media.

 Ma cosa è successo realmente?

Globalmente è successo che hanno scambiato il poker per un gioco d’azzardo, confondendolo con i famigerati videopoker e le altre slot. Ma nelle slot machine l’esito del gioco non dipende dal giocatore, che risulta alienato da quanto sta facendo e qui si instaura il germe della dipendenza che sta portando centinaia di migliaia di italiani sulla via della tossicità da gioco d’azzardo (ludopatia). Ma in un gioco come il poker, dove alla lunga vince sempre il più bravo, ciò non può succedere, perché per il perdente subentra la frustrazione, chi perde ripetutamente si ferma ben prima di arrivare alla dipendenza, perché si rende conto di essere meno bravo di altri. Non esistono pokeristi affetti da ludopatie! Lo spiega bene per esempio l’on. Mario Adinolfi (Pd), in un suo intervento alla camera il 16 ottobre scorso, che naturalmente è stato largamente inascoltato. Ascoltatevelo qui oppure leggetevelo qui, credo possa chiarire molte cose.

 Tecnicamente è successo – e ce lo spiega Alessandro Impronti direttore editoriale del mensile Poker Sportivo: «…che non hanno rinviato per l’ennesima volta il bando per le mille concessioni previsto per legge da oltre due anni. La legge che regolamenta il poker live esiste dal 2009. Da quel tempo si attendono i regolamenti attuativi da parte dei Monopoli e, successivamente, il bando per le sale da poker. Oggi si è deciso di non ritardarlo ulteriormente e i giornali tuonano allo scandalo. Delle enormi cifre evase al fisco (quindi sottratti a tutti noi) dai maggiori concessionari di slot non parla più nessuno.» Senza contare che il regolamento è lungi dall’essere approvato e quindi, almeno per ora, non succederà nulla.

Tenete conto che il giro d’affari del poker dal vivo sarà comunque irrisorio rispetto al poker online (sul cui regolamento ci sarebbe un bel po’ da ridire) e soprattutto rispetto al gioco d’azzardo.

Qualche anno fa in Italia erano attivi circa 700 circoli di poker, regolamentati a livello provinciale; in media era lecito giocare tornei fino a un massimo di 30 euro, la gente si passava una serata al costo di una pizza, nessuno si faceva male e nessuno è stato indotto a dipendenza. Poi sono diventati illegali, e lo sapete perché? Per indurre al ben più redditizio gioco online e soprattutto per far posto alla nuova ondata di slot machine, compiacendo quindi le lobby.

Ma ridateci quei 700 circoli! E invece, ben che vada, faranno un bando adatto solo ai pesci grossi, oppure, mal che vada, non se ne farà nulla, giocarsi 30 euro in torneo abilità di 4 ore dal vivo resterà illegale, farsi ipnotizzare da una perfida slot machine continuerà invece ad essere la scelta raccomandata.

E nella trappola – dicevo – ci sono cascati praticamente tutti i media. Dai vari Tg che parlavano di poker e mostravano le slot a Crozza nel suo Paese delle Meraviglie, dai vari politicanti che rilasciavano dichiarazioni senza nemmeno sapere di cosa parlavano fino al sempre ottimo Luca Mercalli, che ha confuso i soldi giocati con quelli spesi nel settore del gioco in Italia (il giocato è 4 volte la spesa). Persino il nostro giornale, Il Fatto Quotidiano, che il 22 ottobre ha pubblicato la più bella inchiesta sull’azzardo mai realizzata in Italia, il 20 dicembre tuonava contro il poker.

È un argomento delicato, me ne rendo conto, ma criminalizzare il poker fingendo che sia un gioco d’azzardo, non potrà che far prosperare l’azzardo vero.

E almeno su questo penso siamo tutti d’accordo: l’azzardo vero, quello che porta ludopatia e rovina persone e famiglie, va combattuto e non incoraggiato, come invece ipocritamente fa lo Stato Italiano.