È stato un po’ faticoso perché all’inizio c’erano solo ruderi e io modestamente non sapevo neanche che il cemento si doveva impastare con la sabbia…
E ho anche scoperto che la terra è bassa e che la cazzuola sembra leggera…
Comunque c’ho guadagnato, perché sono 31 anni che al ristorante di Alcatraz, oltre che a mangiar bene si incontrano persone interessanti che ti raccontano le loro storie.
È un effetto collaterale del buon vino e del brasato con la polenta.

Un giorno una sociologa mi ha consigliato un libro illuminante: La massa critica di Philip Ball e mi ha raccontato un esperimento curioso. Un gruppo di studiosi ha provato a leggere a parecchi statunitensi la lista dei 500 cognomi più diffusi negli Usa. Gli intervistati dovevano dire se conoscevano persone con quei cognomi abbastanza da saper dire qualche cosa sul loro lavoro e la  famiglia. Le persone che non sapevano descrivere più di 30 persone con uno dei 500 cognomi, erano tutte in condizioni economiche disagiate. Quelli che ne conoscevano più di 100 erano persone con alto livello economico e culturale.
In pratica hanno stabilito una connessione tra il livello delle relazioni e la condizione economica. Non è un’osservazione banale, perché è diffusa l’idea che nei quartieri popolari sia più facile avere relazioni; ma non è così.

Nella prima parte di questo articolo, ho raccontato l’idea che hanno gli zapatisti del Chapas della comunità e dell’individualismo come malattia. E dell’efficacia delle terapie familiari assembleari. Ho anche parlato del fatto che quando un gruppo di persone compie qualche azione corale sintonizza le onde cerebrali traendone benessere psicologico e fisico.
Ma sono molte le ricerche che indicano che una mentalità comunitaria è tra gli elementi determinanti del benessere di una persona. Gli aborigeni australiani, che vivono ancora
nomadi in piccole tribù egualitarie e fortemente coese, hanno nel sangue più di 5 volte la dopamina che circola nelle vene degli australiani civilizzati e degli occidentali in genere. La dopamina è una potente droga che il nostro corpo produce in modo sano e legale. Praticamente i nativi australiani vivono in uno stato continuo (e naturale) di estasi chimica. Un’estasi che fa anche funzionare meglio il fegato e il cuore…

È evidente che il “fare” con gli altri è un elemento essenziale del nostro benessere psicologico. Da sempre l’essere umano ha manifestato il bisogno di un’azione corale: marciare, cantare, giocare, partecipare a riti religiosi, ballare, andare a teatro…
L’essere umano ha una vera passione per i luoghi affollati.
Stare in mezzo alla gente fa bene. E tanto più si collabora tanto meglio si sta. Suonare in un’orchestra è più efficace che andare allo stadio perché prevede un maggior grado di collaborazione.
Per suonare insieme dobbiamo sintonizzarci meglio.

Penso che le persone avrebbero grandi vantaggi se si rendessero conto che dovremmo lavorare sull’immagine di collettività che abbiamo in testa perché così facendo otterremmo sublimi vantaggi psicofisici.
La scarsità di rapporti sociali è una deprivazione emotiva con precise ricadute fisiologiche negative. Non comunicare e cooperare con gli altri è una malattia; vedersi come un singolo essere staccato dal resto dell’umanità è fisiologicamente peggio del ginocchio della lavandaia, ma i medici raramente ti prescrivono di vedere più persone e andare a messa o al cinema.
Anche perché la maggioranza dei pazienti vuole le pasticche di ansiolitici e se un medico dicesse: “Fatteli da te gli ansiolitici! Vai a ballare!” lo prenderebbero per pazzo.
Ma la mancanza di senso della collettività ha anche gravi effetti sulla politica e sull’economia.
Ho ripetuto fino alla nausea che nessuna lotta sindacale potrebbe fornire ai lavoratori un aumento del potere d’acquisto che otterrebbero dando vita a mega consociazioni degli acquisti come hanno fatto gli operai Volkswagen.
Dal punto di vista politico l’effetto della scarsa diffusione di questa idea comunitaria lo vediamo nel movimento progressista: migliaia di gruppi civici locali conducono la stessa lotta ma non riescono a collaborare…
Le relazioni sono fonte di salute, ricchezza e creatività. E la rivoluzione non nasce dalla canna del fucile. La rivoluzione nasce dalla parola NOI.

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