Se ami, ridi e fai regali la tua vita sarà più lunga e piacevole.

Continuo nel mio tentativo di dimostrare che l’ideologia che fa della competitività e del potere sugli altri il centro della vita è una bufala spaventosa. Se la cultura dominante, che deifica la ricchezza e il potere, avesse senso logico i più ricchi e potenti dovrebbero vivere più a lungo. Ma non è così. E sarebbe una notizia da sparare in prima pagina.

Certo è assodato che i ricchi vivono più dei poveri.
Se abiti in uno sperduto villaggio africano dello Swaziland puoi aspettarti di vivere mediamente 32 anni, se stai in Italia 81 anni. Una spaventosa differenza! Ma al di sopra della soglia del benessere la differenza tra una persona economicamente florida e il multimiliardario è minima. Ce lo dicono i dati dell’Oms che attestano che uno scienziato o un artista hanno un’aspettativa di vita maggiore dei super ricchi. Perché non smettono di avere una vita sociale e un’attività creativa anche in tarda età.

Numerose ricerche hanno poi dimostrato che anche essere socievoli e ottimisti allunga la vita . Alcuni ricercatori dell’Università di Sendai (Giappone) hanno analizzato l’atteggiamento verso la vita di migliaia di settantenni dividendoli in due gruppi a seconda del loro livello di ottimismo-socievolezza. Dopo 10 anni sono tornati a vedere chi era ancora vivo. Tra i pessimisti incazzosi solitari c’era stato uno sterminio. Ovviamente ci sono le eccezioni. Andreotti ad esempio. Ma si può dire che Andreotti sia ancora vivo?
Al massimo è diversamente morto.

Decine di ricerche attestano che fa bene alla salute ridere, sorridere, suonare uno strumento, amare un cucciolo.
Ha effetti eccezionali poi il dare un bacio d’amore: il sistema immunitario si galvanizza!
Ed è miracoloso per la salute fare un regalo: il beneficio c’è anche per chi lo riceve, ma regalare ha una potenza terapeutica molto maggiore.

Pare proprio che la fisiologia umana premi i generosi, i socievoli e gli allegri che sono tendenzialmente più sani e longevi.
E iniziano a circolare anche ricerche sul quadro clinico di criminali e mafiosi che soffrirebbero di una sorta di Sindrome del Cattivo.

L’aspetto interessante della questione è che pare proprio che la solidarietà sia un elemento insito nella natura animale. Esistono molti studi che dimostrano che i primati vivono una vera e propria sofferenza per le ingiustizie.
Sarah Brosnan e Frans de Waal, dello Yerkes National Primate Research Center dell’Emory University, hanno dimostrato che le scimmie cappuccine possiedono un innato senso della giustizia. 
Se si distribuisce a tutte le scimmie un biscotto per un lavoro svolto non ci sono problemi e le scimmie collaborano volentieri. Ma se a una scimmia viene dato un chicco d’uva e all’altra il solito biscotto, allora la scimmia che ha ottenuto il premio inferiore si arrabbia e smette di collaborare. Il che significa che non viene solo percepita la mancanza di imparzialità, ma viene messa in atto una vera e propria azione di protesta. E’ stato poi osservato che una femmina bonobo rifiuta le migliori leccornie se le vengono offerte alla presenza di altri bonobo ai quali non viene dato cibo.


James Surowiecki nel libro “La saggezza della folla” cita esperimenti compiuti presso varie popolazioni che mostrano la disposizione diffusa a rifiutare un piccolo guadagno quando non si giudica equo il comportamento di chi ci offre questo guadagno. Essere egoisti è contronatura, fa male alla salute, danneggia le relazioni sociali e rende la vita un’esperienza stressante e sostanzialmente sgradevole.
Grazie a tutte queste ricerche si evidenzia sempre più una relazione tra senso di giustizia, generosità, stato d’animo positivo e salute fisica. E adesso chi lo dice a Marchionne che licenziare gli operai non conviene dal punto di vista fisiologico?

Ma se le cose stanno così come mai sono iniziate le guerre?
Quel che è successo è che in un particolare momento della storia umana si è rotto un equilibrio che durava da milioni di anni. Alcuni umani hanno scoperto che la violenza può fruttare beni materiali e hanno dato vita a 5 mila anni di guerre e rapine.
Scelta riprovevole ma comprensibile visto lo stato estremo di bisogno nel quale vivevano, costantemente minacciati dalle belve feroci.
Ma oggi che abbiamo ogni sorta di tecnologia e le belve sono solo allo zoo, un sistema di sviluppo basato sulla cultura della guerra e della sopraffazione è ancora conveniente?
È questo il sistema di vita che vogliamo per i nostri figli? Questo sarà il tema del prossimo articolo.