Sette giorni. Tanti ne mancano, di lavoro parlamentare, alla fine della legislatura. Le Camere procedono a passo di carica – ieri, per dire, è passato con la fiducia a Montecitorio, senza nemmeno un emendamento, il dl Sviluppo in cui si prorogano le concessioni sulle spiagge fino al 2020 – e nella gran fretta dentro i decreti ci si può infilare di tutto, anche quello che un voto parlamentare costringerebbe a dimenticare per sempre.

E’ il caso della Tassa sulle transazioni finanziarie (Ttf), contenuta nel ddl stabilità, che secondo un ordine del giorno approvato alla Camera dovrebbe applicarsi proprio ad ogni transazione, compresi quegli strumenti derivati che riempiono le pance delle nostre banche: ebbene, secondo il progetto illustrato dal governo in Senato nelle riunioni di questi giorni (l’ultima ieri sera), la Ttf va corretta proprio per escludere i derivati – con l’eccezione di quelli azionari, le briciole – e salvaguardare in generale le operazioni degli istituti di credito. Le pressioni del mondo bancario, d’altronde, che s’è fatto forte anche dell’esplicito appoggio di Consob, sono state fortissime. Se, come sembra ormai inevitabile, passasse l’impostazione del governo, in sostanza rimarrebbero a pagare solo gli investitori privati (anche stranieri), mentre si raccoglierebbero le briciole da speculatori e banche: quello che interessa al governo, infatti, è che chi ha soldi da investire li metta sui titoli di stato (su cui non si paga la Ttf e l’aliquota è dimezzata) o al massimo sui bond emessi dagli istituti di credito (niente tassa anche lì). Risultato? Desertificazione di Borsa italiana come strumento di raccolta di credito per le imprese e sua riconversione in casa dei giochi per i traders on line – un terzo dei volumi e il 60-70% dei tickets – che verranno tassati solo per i saldi di fine giornata e non per singola transazione (e comunque troveranno il modo di aggirare la tassa). Saranno esenti, infine, i titoli di società sotto i 500 milioni di capitalizzazione, che però valgono solo il 5% degli scambi.

Oltre ai problemi che creerà al sistema, per di più, questa Ttf rischia anche di diventare un grave problema per il bilancio dello Stato: il governo ha messo per iscritto una previsione di gettito per il 2013 di quasi 1,1 miliardi di euro, ma nella nuova formulazione – spiegano al Fatto Quotidiano ambienti finanziari – difficilmente si arriverà a 100 milioni. Curioso che il Pd, che aveva bloccato questa operazione a Montecitorio e nonostante le dichiarazioni di principio rilasciate settimane fa, a quanto ci risulta sia in Senato assai più possibilista: Anna Finocchiaro e il suo capogruppo in commissione Bilancio, Mauro Agostini, si apprestano a dare il via libera all’ultimo favore che questo governo sarà in grado di fare al mondo bancario. Un favore, peraltro, che si vorrebbe fare pure alla chetichella: l’emendamento per annacquare la Ttf, infatti, non è ancora arrivato nella commissione Bilancio del Senato ed è atteso per venerdì notte o sabato, ultimo giorno utile. L’esenzione non dichiarata dalla tassa sulle transazioni finanziarie non è peraltro l’unico conto con le banche che l’esecutivo tecnico salda in questi ultimi sette giorni di legislatura: nel ddl stabilità finiranno infatti anche i cosiddetti Monti bond, i 3,9 miliardi che il governo presterà al Monte dei Paschi di Siena accettando di farsi rimborsare gli interessi, in caso di insolvenza, con nuovi titoli di debito a carico dello Stato. Usciti dal decreto Sviluppo per una questione procedurale, finiti in un testo ad hoc (il “salva-infrazioni” ) che non ha nessuna speranza di essere approvato in tempo, ora entrano in una legge che è obbligatorio approvare. Anche questo emendamento non è ancora stato depositato, ma tranquilli: c’è ancora una settimana.

Dal Fatto Quotidiano del 13 dicembre 2012, aggiornato da redazione web