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25 aprile | “Usare il passato per leggere il presente? Non funziona. Ma Resistenza è occuparsi delle origini della democrazia”: intervista alla storica Chiara Colombini

La storica piemontese, autrice tra l'altro di "Anche i partigiani però...": "La lotta di Liberazione? C’è da ragionare, interpretare, studiare. Gli archivi e le fonti sono il punto da cui partire. La ricerca degli storici non si è mai fermata, è rigogliosa. I media? L'importante è non indulgere in semplificazioni"
25 aprile | “Usare il passato per leggere il presente? Non funziona. Ma Resistenza è occuparsi delle origini della democrazia”: intervista alla storica Chiara Colombini
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“La buona notizia è che oggi si parla ancora di Resistenza, ci si interroga su cos’è l’antifascismo ma abbiamo più bisogno di storia che di memoria”. Chiara Colombini, storica, ricercatrice all’Istituto piemontese per la storia della Resistenza e della società contemporanea, membro del comitato scientifico dell’Istituto nazionale Ferruccio Parri chiarisce subito che non è tra quegli studiosi che commentano l’attualità. E’ autrice tra l’altro di Anche i partigiani però… (Laterza) e nel 2021 ha vinto il premio nazionale dell’Anpi dedicato a Renato Fabrizi. La storica rifugge dalla retorica e intervistarla non è facile. Ad ogni domanda che rischia di scivolare nella cronaca svia, non certo perché non abbia delle idee in merito ma perché insiste su un concetto: “Rifiuto la logica della similitudine tra passato e presente”, dice con determinazione.

Professoressa, comprendo il suo punto di vista. Anzi lo trovo originale ma permetta: la “maggioranza costituzionale” ancora una volta ha respinto una maxi riforma della Carta. Segno che forse, a dispetto di ciò che a volte si teme, il significato della Resistenza vive nel profondo di un pezzo di società?
Mi pare troppo ottimista il suo sguardo. Sono naturalmente felice che abbia vinto il no, è stata una boccata d’ossigeno. E’ la dimostrazione della vitalità della Costituzione. Evidentemente un pezzo di società ha dimostrato che alla Costituzione ci tiene e, speriamo, anche alla Resistenza.

Lei dice che non basta fare memoria.
La mia è una posizione di retroguardia: penso che sia necessario continuare a studiare in termini storici. Le fonti e le sorgenti devono essere mantenute pulite. Quando si utilizza il passato per leggere il presente le similitudini funzionano poco.

Quindi parlare di Resistenza è ancora legittimo in una democrazia?
Se si ragiona in termini storici è occuparsi delle origini della democrazia. Dobbiamo continuare a conoscere la Resistenza in tutte le sue forme, per capire da dove è nata la democrazia.

C’è ancora da scoprire?
C’è da ragionare, interpretare, studiare. Gli archivi e le fonti sono il punto da cui partire. In rete si trova moltissimo. Sono state fatte anche ultimamente raccolte di interviste, penso al lavoro di Gad Lerner e Laura Gnocchi. La ricerca degli storici non si è mai fermata, è rigogliosa.

Qual è il ruolo dei media in quest’ottica?
L’attenzione è utile a patto di non indulgere in semplificazioni. Se i media cercassero di avere il polso di ciò che si muove negli studi storici sarebbe ottimo. Questo lavoro non va fatto solo per il 25 aprile. Gli interventi d’occasione lasciano il tempo che trovano. Il calendario civile ha un senso profondo ma quando ci si limita ad occuparsene perché l’occasione richiede l’attenzione si rischia di scadere nel ricordo forzato.

Oggi esistono ancora forme di oppressione?
Non le basta guardarsi attorno?

Allora hanno senso forme di Resistenza.
Abbiamo davanti di tutto e di più. Certo la Resistenza serve ma – ripeto – rifiuto la logica della similitudine.

E allora, professoressa, che nome diamo a queste forme di opposizione?
Chiamiamola pure Resistenza, parola di cui facciamo ancora tanto uso ma appiattire i contesti con i paragoni non aiuta a capire quello che hai davanti.

Credit Foto: Youtube/Progetto Cantoregi

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