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Quel No al referendum si sta rivelando una totale bocciatura per il governo Meloni

Nemmeno una mossa centrata a livello internazionale. Per le politiche sull’immigrazione stiamo assistendo a posizioni non solo inconsistenti, ma anche grottesche ed antigiuridiche
Quel No al referendum si sta rivelando una totale bocciatura per il governo Meloni
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Sempre di più il voto referendario del 22 marzo sta assumendo i contorni di una totale bocciatura, sembrerebbe senza appello, per il governo Meloni. Un disastro davvero su tutti i fronti. Nemmeno una mossa è stata centrata sullo scacchiere internazionale: prima una posizione supina e miope nel conflitto in Ucraina; quindi la complicità con il governo israeliano nella consumazione del genocidio contro il popolo palestinese; e poi il cappello in mano da Trump venduto comunicativamente come linea privilegiata con gli Usa a dimostrazione di una primazia di leadership della Meloni in Europa, ma poi evidenziatosi come un clamoroso boomerang; infine la totale inesistenza di una pur tiepida posizione sulla guerra illegale in Iran. Un fallimento di politica estera come raramente era capitato di osservare.

Per le politiche sull’immigrazione stiamo assistendo a posizioni non solo inconsistenti, ma anche grottesche ed antigiuridiche che hanno addirittura spinto il presidente Mattarella ad intervenire per bloccare l’ennesima legge in spregio della Costituzione. Su giustizia e sicurezza, oltre ad avere pesantemente perso il referendum, si assiste ad un conflitto durissimo con la magistratura e all’approvazione di in elenco numeroso di norme pericolose che hanno reso il paese più insicuro e con meno giustizia. Per non parlare di provvedimenti e norme che hanno consolidato la criminalizzazione del dissenso e accentuato una deriva fortemente autoritaria e liberticida. A fronte di una repressione feroce e ingiustificata verso l’indignazione e la disperazione sociale, aumentano i casi scoperti, quelli ancora non scoperti sono di gran lunga superiori, di collusioni tra politica e crimine organizzato nel solco della sempre più robusta criminalità istituzionale che penetra sempre di più nel cuore dello Stato.

In politica economica la fotografia è quella di un paese sempre più diseguale, tra fasce sociali ed aree geografiche, senza nessuna iniziativa e visione di lungo periodo. Più che destra sociale e concorrenza di un liberalismo più o meno illuminato, siamo al liberismo più aggressivo e tossico, ad un consumismo predatorio senso regole, e politiche ambientali tali da meritare un premio speciale agli “Attila” governativi. Un governo ed una maggioranza che devono valutare se andare a casa quanto prima e far gestire ad altri anche un probabile imminente choc economico ed energetico, oppure tirare con il fiato corto sino a fine legislatura, sperando che il vento cambi, che le nottate passino e che l’opposizione non superi i suoi larghi e significativi limiti.

Per venire all’opposizione, ossia ai veri responsabili dell’ascesa al potere del governo più a destra dalla nascita della Repubblica, non credo si possa solo mettere insieme, con un filo arrugginito, i pezzi del campo largo, che oltre che divisi tra lotte di potere non trovano posizioni comuni quasi su nulla se non sull’attacco, direi scontato, al governo delle destre. Il Paese ha bisogno senza dubbio di altro.

Ci vuole un patto morale di alto livello per un governo costituzionalmente orientato che metta da parte i traditori della Costituzione. Bisogna affidare a donne e uomini, non compromessi, una fase di urgente e non breve transizione del nostro Paese. Basta però governi dei poteri forti, per capirci alla Monti o alla Draghi. Ci vuole un governo con una maggioranza politica chiara che sappia incarnare la sovranità popolare e i segnali belli e incoraggianti che vengono dal referendum. Il Paese ha risorse in grado di imprimere una svolta etica, culturale, sociale, economica e politica. Dal momento che non mi pare che i capi di partito abbiano sinora mostrato la volontà di cambiare rotta veramente, tocca al popolo, nelle sue varie articolazioni, battere colpi democratici e costituzionali. Dal basso, dalle città, dalle reti sociali, dai movimenti, dai conflitti sul terreno dei diritti, nei luoghi delle lotte, camminando, ascoltando e costruendo un’alternativa al sistema.

È una fase in cui gli equilibri possono saltare, verso il peggio o verso il meglio. Chi è spettatore non partecipa, chi partecipa e lotta diviene protagonista di una fase nuova. Ogni persona conta e ha un peso. Facciamo salire il vento fresco della libertà ed aumentare progressivamente i decibel del desiderio di svolta.

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