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“Usa hanno consumato le scorte di armi nella guerra in Iran. A rischio la difesa per affrontare Russia e Cina”

A fare il punto sulla spesa militare dal 28 febbraio sono il New York Times e il Wall Street Journal. Da quando è iniziato il conflitto, si stima siano stati spesi un miliardo di dollari al giorno. Secondo il Wsj, l'amministrazione Usa è rivolta alle case automobilistiche affinché partecipassero alla produzione di armamenti, come era consuetudine durante la Seconda Guerra Mondiale
“Usa hanno consumato le scorte di armi nella guerra in Iran. A rischio la difesa per affrontare Russia e Cina”
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Una guerra che prosegue dal 28 febbraio e che ha impiegato gli Stati Uniti in prima linea con un enorme dispendio militare, tanto da renderli meno preparati ad affrontare potenziali rivali come Russia e Cina. A spiegarlo sono New York Times e Wall Street Journal, che riportano indiscrezioni e stime che arrivano da fonti della difesa. Il costo, in termini puramente economici, è di un miliardo di dollari al giorno, mentre il reintegro totale delle scorte di armi potrebbe richiedere fino a sei anni, innescando dibattiti all’interno dell’amministrazione sulla necessità di adeguare anche i piani operativi in previsione di un eventuale ordine presidenziale che incarichi le forze armate di difendere Taiwan. Secondo valutazioni interne del Dipartimento della Difesa, confermate anche da fonti del Congresso che hanno parlato con il New York Times, le scorte di missili statunitensi e di armi costose si sono notevolmente ridotte a causa della guerra con l’Iran. Le stime parlano di 1.100 missili da crociera stealth a lungo raggio consumati dagli Usa, e che erano progettati per una guerra con la Cina; mille missili da crociera Tomahawk, circa dieci volte il numero che acquistano attualmente ogni anno; 1.200 missili intercettori Patriot, ognuno dei quali costa più di 4 milioni di dollari; e mille missili di precisione e missili terrestri.

Alcune fonti stimano che gli Stati Uniti abbiano speso tra i 28 e i 35 miliardi di dollari durante la guerra, quasi un miliardo di dollari al giorno. Per far fronte al deterioramento delle forniture di armi, gli Stati Uniti si sono rivolti alle case automobilistiche affinché partecipassero alla produzione di armamenti, come era consuetudine durante la Seconda Guerra Mondiale, secondo quanto riportato dal Wall Street Journal. La guerra ha anche messo in luce la dipendenza del Pentagono da intercettori e munizioni per la difesa aerea estremamente costosi, e non è ancora chiaro se l’industria della difesa statunitense sia in grado di sviluppare armi economiche, soprattutto droni, in tempi brevi, ha affermato il Nyt.

Gli Usa hanno usato una tale quantità di munizioni in Iran che alcuni funzionari dell’amministrazione Trump ritengono, in misura crescente, che l’America non sarebbe in grado di attuare pienamente i piani di emergenza per difendere Taiwan da un’invasione cinese, qualora dovesse verificarsi nel breve termine. Il Pentagono elabora i piani per molteplici scenari, a prescindere dal mutare delle maree geopolitiche e dei venti politici a Washington. I funzionari hanno inoltre affermato che non vi è alcun segnale di un conflitto con Pechino all’orizzonte. Il leader cinese Xi Jinping si sta preparando a tenere un vertice di alto profilo con Trump il prossimo mese a Pechino, mentre le forze armate del Dragone sono ancora scosse da una massiccia epurazione di generali ai vertici militari.

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