Napoletani dove cazzo siete? L’altruismo, la generosità, il coraggio dove sono finiti? Partenopei siete vigliacchi e cacasotto. Napoli è città ferita a morte, stordita e indifferente: Nando Joseph Sumiththa, cingalese, era un uomo fiero. Avrebbe imbracciato un fucile e combattuto nelle “quattro giornate di Napoli” per liberare la città dalla falange nazi-fastista.

Lui ha partecipato a un’altra guerra quella contro l’occupazione camorrista. Un patriota vero che al cospetto della sua bara molti napoletani dovevano inginocchiarsi e chiedergli scusa. Nando al suo funerale è stato confortato solo dalle lacrime e dal dolore dei suoi connazionali, stipati come sardine in una cappella laterale della chiesa del Gesù nuovo. La navata principale, immensa e bellissima, era destinata alla solita messa soporifera per le bizzoche in cerca perpetua di espiazione.

Nando Joseph Sumiththa era nù strunz. Qualcuno gli aveva consigliato: “Tieni due figlie piccole, paga ogni mese e fatti i cazzi tuoi. Napoli non è lo Sri lanka”. Nando aveva la testa dura. Con sacrifici, caparbietà e duro lavoro era diventato un imprenditore. Un negozio di alimentari, una macelleria e tre punti telefonici. Uno bravo e in gamba. Quando da poveraccio è diventato imprenditore, gli uomini del clan lo hanno avvicinato per obbligarlo al pagamento della ‘tassa della tranquillità’. Lui con animo da scugnizzo ha fatto finta di non capire. Ha preso tempo, tergiversato. Li ha incontrati a più riprese. Si è presentato come lo straniero fesso che non capisce la lingua dei “guaglioni” di mezzo alla strada.

Invece raccoglieva prove contro il clan: registrava voci e filmava. Li assecondava attirandosi le minacce e gli improperi per farli parlare. Mosso soltanto dalla sua coscienza, il patriota Nando Joseph Sumiththa si è recato dalle forze dell’ordine e con convinzione, lucidità, determinazione ha raccontato e documentato per filo e per segno i fatti, i loro nomi. Meglio di un investigatore. Una denuncia circostanziata, robusta sfociata nell’aprile scorso in un blitz con l’arresto del boss Ciro Lepre detto ’o sceriffo e di due suoi esattori del clan del “Cavone”.

Lui, l’eroe normale, ha stretto i denti e combattuto. Ma Nando aveva fatto male i conti. Neppure poteva immaginare che le sue denunce avrebbero provocato la fuga dei clienti. In terra di camorra non puoi fare la spesa nei negozi di un infame, di un bastardo, di uno sporco. Nando ha rotto il muro dell’omertà in una città omertosa e dalla cultura camorrista. Il vuoto l’ha devastato. Tra qualche settimana Nando avrebbe dovuto affrontare il processo: guardare in faccia i suoi aguzzini e confermare le accuse davanti al giudice. L’eroe normale non aveva paura: era solo stanco delle minacce, delle pressioni, della terra bruciata che il clan gli aveva fatto attorno. Non ha retto. Ha gettato la spugna suicidandosi. Dramma, tragedia e tanta rabbia.

Fernando Joseph Sumiththa non sopportava l’imposizione della camorra, confidò agli amici più cari: “Napoli è la mia città e la difendo. Non me ne vado. Li denuncio e li faccio arrestare”. Solo adesso qualcuno a denti stretti ammette: “Aveva debiti e temeva per sua moglie e le sue bambine. Ha avuto paura per loro e si è ammazzato. Così loro torneranno al paese e saranno in salvo”. Nando era una persona perbene che non ha accettato il compromesso si è ribellato diventato un esempio tanto da essere “adottato” dalle forze dell’ordine.

Eroe silenzioso che all’ultima festa della polizia al teatro San Carlo è stato premiato per il suo coraggio. Nando dava l’esempio: era sempre in prima linea nelle marce antiracket. Lui, arrivato dallo Sri Lanka e schieratosi da solo contro la famiglia del boss del Cavone: Ciro Lepre ‘o sceriffo. Un avanzo di galera, uno sbruffone, un uomo di quattro soldi, che non crepa con i suoi uomini in una cella a regime di 41 bis. Una macchietta da circo di quart’ordine che ha eletto a suo quartier generale via Francesco Saverio Correra (pochi metri da piazza Dante) costruendoci il suo bunker inviolabile. Un labirinto di case nel ventre antico e povero della città controllato militarmente dagli affiliati dove i bassi sono abitati per finta e funzionano come micro-centrali di spaccio. Tutti lo sanno. E’ la scoperta dell’acqua calda. Nessuno fa niente. L’ordine è perentorio, contenere.

A Napoli si convive con questa montagna di merda. Meglio non accendere il fuoco, tanto cambia poco. Mi aspettavo un sussulto. Un lampo di dignità. Un gesto auto-assolutorio. Un saluto anonimo a quell’eroe normale più napoletano di tanti altri napoletani abbandonato al suo destino. I codardi, i vigliacchi, i pavidi, hanno girato la faccia dall’altra parte. Neppure un segno della croce davanti a quella bara. Una lacrima per il sacrificio di un uomo che ha gridfato “No alla camorra”.

Neppure i “rivoluzionari arancioni” dell’Amministrazione comunale guidata dall’ex pm Luigi De Magistris hanno ritenuto giusto inviare a nome di una città ferita una corona di fiori, un gonfalone alle esequie di Nando.

Niente, solo in vita, solo anche dopo la morte. Fernando Joseph Sumiththa, l’eroe normale che ha detto no al pizzo è in una bara fermo a Fiumicino solo tra qualche giorno potrà arrivare in Sri Lanka che fortunatamente non è Napoli.