E’ un gioco soprattutto di strategie quello in corso in questo momento tra Barack Obama e i repubblicani della Camera. Entrambi mostrano disponibilità, offrono ascolto. In realtà, le posizioni restano lontane in tema di tasse e budget, mentre si avvicina il cosiddetto “fiscal cliff”, il meccanismo combinato di tagli alla spesa e nuove tasse che, per molti economisti, potrebbe deprimere nuovamente l’economia Usa. Barack Obama ha parlato a ora di pranzo di venerdì, dalla East Room della Casa Bianca. E’ stato il suo primo discorso pubblico da quello, all’alba di mercoledì, dopo la vittoria elettorale. Il presidente ha ripetuto la sua proposta. Tagli alle tasse per la middle-class. Aumento delle imposte per i più ricchi. “Martedì notte, abbiamo scoperto che la maggioranza del popolo americano è d’accordo con il mio approccio. Dobbiamo trovare una maggiorana al Congresso che segua il volere degli americani”, ha detto Obama.

“Non sono inflessibile su ogni dettaglio del mio piano”, ha aggiunto il presidente, che però si è detto inamovibile sulla fine degli incentivi fiscali per coloro che guadagnano più di 250 mila dollari all’anno. “Non possiamo tagliarci la strada alla prosperità. Gli americani più ricchi devono pagare un po’ di più in tasse”, ha detto. Il piano dell’amministrazione è quello di alzare al 40% l’imposizione fiscale per queste fasce di popolazione. Gli introiti derivanti, circa 1000 miliardi di dollari, dovrebbero permettere di smussare i tagli a una serie di programmi sanitari e pensionistici, oltre che evitare la drastica riduzione della spesa militare. Obama ha utilizzato un tono aperto ma comunque fermo (da notare che la sua era una “dichiarazione”, e non una vera e propria conferenza stampa con domande da parte dei giornalisti. Un fatto che ha indispettito buona parte dei media. A differenza di Obama, Reagan, Clinton e Bush diedero una conferenza stampa al momento della rielezione). Il presidente ha detto di aver invitato i leader del Congresso alla Casa Bianca, la prossima settimana, per discutere del “fiscal cliff”, ma ha subito aggiunto che “il popolo americano vuole azione”, addossando apertamente sui repubblicani della Camera la responsabilità dell’inazione. “Se mi manderanno una legge, io ho una penna. Sono pronto a firmare in ogni momento”, ha concluso Obama.  

Proprio poco prima del discorso di Obama, aveva parlato anche lo speaker repubblicano della Camera, John Boehner. Il suo copione era stato simile, ma opposto, rispetto a quello di Obama. “Questo è per il presidente il momento di guidare la Nazione. Questo è il momento per impegnare il Congresso e lavorare a una soluzione che possa passare attraverso entrambe le Camere”, aveva detto Boehner. Il messaggio dei repubblicani è quindi chiaro. Tocca a Obama l’onere della proposta. Noi la valuteremo. Ciò su cui Boehner e gran parte del suo partito non paiono disposti a fare concessioni riguarda però le tasse. “Nessun aumento delle imposte”, ha spiegato Boehner. Quindi, nemmeno per i più ricchi. La battaglia è nella fase iniziale. Le parti mostrano apparente disponibilità, ma le posizioni sono ancora lontane. Soprattutto, ognuno dei contendenti cerca di far passare l’altro come responsabile dell’eventuale fallimento nelle trattative. Prevedibile, di qui al 31 dicembre 2012, una fase politica particolarmente turbolenta e convulsa, che potrebbe ricordare il dibattito sull’innalzamento del tetto del debito Usa nell’estate 2011.