Strumenti e competenze il governo ce l’ha. Ma sotto il profilo politico sarebbe meglio che la legge elettorale la facessero i partiti. Il presidente del Consiglio Mario Monti parla dal Laos (dov’è in corso il meeting Asia-Europa) e torna a parlare di legge elettorale. Pesa, soprattutto, il pressing del capo dello Stato, Giorgio Napolitano. Quindi quello del governo sembra quasi un sostegno agli avvertimenti del Quirinale ai partiti: “Credo che tecnicamente sia immaginabile; ma politicamente sarebbe di molto preferibile che quest’opera fosse compiuta dalle forze politiche”. Da parte di Monti c’è anche il rammarico del fatto che i partiti non siano finora riusciti a tradurre gli “stimoli” del presidente della Repubblica in una nuova legge elettorale.

“Gli stimoli del presidente della Repubblica – ha aggiunto Monti – sono stati coerenti, costanti e incisivi. Non c’è che da rammaricarsi del fatto che per ora le forze politiche non siano riuscite a tradurre questo in una nuova legge elettorale. E questo – ha concluso – è tutto quello che dico per ora”. Napolitano sta premendo perché entro metà novembre emergano proposte concrete soprattutto per la modifica del premio di maggioranza, che è “a rischio” per via di alcuni vizi di costituzionalità. Ed è pronto a un intervento “di forza”. La commissione Affari costituzionali del Senato si prepara a discutere sulla bozza Malan che, così come è strutturata adesso, darebbe come unico esito possibile del voto un governo di larghe coalizioni. Insomma: un Monti bis. 

In realtà in commissione al Senato un voto c’è stato, ma ha fatto infuriare il Pd. Il centrodestra più l’Udc hanno votato un emendamento di Francesco Rutelli che ha trovato contrario il Pd. Poco prima, infatti,  Pierluigi Bersani che, dopo che ieri ha chiesto al Pdl di trovare una proposta definitiva sull’argomento (per dirne una nel testo Malan ci sono le preferenze e Berlusconi le ha definite subito dopo “un’anomalia”), aveva avvertito che “non si poteva andare avanti a colpi di mano da parte di maggioranze spurie”. 

Sulla prospettiva di un intervento per decreto del governo mette un freno il capogruppo del Pd alla Camera, Dario Franceschini: “Il Parlamento deve assolutamente approvare la nuova legge elettorale – dichiara – Evidentemente Monti si riferiva all’eventualità di presentare un disegno di legge non certo a un  decreto che non è possibile in questa materia”. E comunque l’intervento del governo fa inorridire tutti i partiti (salvo poi far saltare puntualmente il tavolo per un accordo, peraltro).

Da una parte infatti interviene Raffaele Lauro (Pdl): “Il premier Monti ritiene tecnicamente possibile intervenire, con un decreto del governo, sulla riforma elettorale. Sarebbe la prima volta nella storia repubblicana. Si tratta di una minaccia, politicamente grave, nei confronti del parlamento e dei partiti, che restano vigliaccamente silenti”. Dall’altra il capogruppo al Senato dell’Italia dei Valori Felice Belisario: “Inimmaginabile tecnicamente e vergognoso politicamente” dice dell’eventuale intervento dell’esecutivo. “Sarebbe un atto palesemente illegittimo e contrario al nostro ordinamento costituzionale – aggiunge – basta leggere l’articolo 15 della legge 400 del 1988 che dice chiaramente che il governo non può ‘mediante decreto legge intervenire in materia di legge elettorale’. Siamo al limite del golpe con un governo che, non solo pretende di decidere in materia di democrazia partecipativa quando è stato calato dall’alto e non gode del sostegno popolare, ma addirittura ipotizza di farlo andando contro le leggi e la Costituzione”.