Anche gli analisti finanziari nel loro piccolo si incazzano e scendono in piazza, caso più unico che raro, tra gli attivisti del Movimento cinque stelle. Formalmente per spiegare alla gente l’abc dell’economia – dallo spread al rating, come da locandina dell’appuntamento di oggi pomeriggio alle 16 a Roma, alla Sala Ouverture di via Tripoli, 22 – ma di fatto, la batteria di concetti che si portano dietro fa rumore. Il debito pubblico? Non è da demonizzare. Il Fondo salva stati di Draghi? Pericolosissimo. Lo spread? Un gigantesco equivoco. E uscire dall’Euro? Una delle ipotesi da mettere sul tavolo.

Partiti dal comune di Galbiate in Lombardia, gli anomali analisti Alfonso Scarano e Paolo Sassetti, fanno tappa nella Capitale invitati da un uditorio altrettanto rumoroso, quello appunto del Movimento cinque stelle. “Il nemico da abbattere – secondo Scarano, analista indipendente già vicepresidente dell’Aiaf, l’Associazione italiana analisti finanziari – è l’omologazione di pensiero, anche e soprattutto in economia”.

E qual è il pensiero omologato da abbattere?
“Per esempio questa crisi: dire che il problema della nostra situazione sia solamente il debito e si risolva abbattendo solamente il debito. La crisi è nata dalle banche e poi trasmessa all’economia e non può essere risolta se non si affronta il problema delle banche, dei loro conflitti di interesse e della complessità degli strumenti finanziari che hanno inquinato l’economia”.

Già, le banche, sempre loro, sembra ormai un tiro al piccione.
“Se uno generalizza si. Il sistema bancario è un istituto prezioso per lo sviluppo economico e sociale, tanto da meritare una speciale tutela pubblica. Raccoglie il risparmio e fornisce credito, tutela e dà fiducia ai risparmiatori, incentiva e finanzia lo sviluppo delle imprese. Ma il mondo delle banche è diventato bicefalo, vi è la testa della banca vera – quella detta commerciale – e quella della banca falsa, la banca d’affari. Abbiamo spazzato via le regole che separavano questi due diversi mestieri consentendo la creazione di conglomerati con un permanete conflitto di interesse”.

Quanti siete nella finanza a pensarla così?
“Noi non parliamo a nome della categoria degli analisti. Siamo solo un gruppo di amici, ma parliamo anche a nome di tanti che non possono uscire allo scoperto. Alcuni hanno lo stipendio bancario e quindi hanno il problema di non potersi esprimere liberamente. In comune molti di noi hanno la fiducia in Keynes, all’economista Federico Caffè, e una sostanziale perplessità sulla veridicità delle informazioni economiche diffuse, spesso troppo timide e soprattutto comode per chi questa crisi l’ha provocata e per chi non la sta risolvendo”.

Per esempio?
“Il Meccanismo europeo di stabilità, nessuno ha spiegato che trappola potrebbe diventare. Vedo che Napolitano auspica una generica cessione di sovranità ma non racconta quanta cessione di sovranità sia stata già effettuata ratificando il meccanismo. Parliamo del fondo di stabilità, noto come ‘salva stati’ ,quello che dovrebbe diventare operativo da gennaio e che prevede una contribuzione da parte dell’Italia di 125 miliardi di euro per poi intervenire in caso di esplosione dello spread”. 

Cos’è che non va?
“Da gennaio, quando diventerà operativo il fondo, le scelte della politica economica italiana saranno dettate da un soggetto di diritto privato per di più lussemburghese che potrà operare senza controlli e senza responsabilità”.

Messa così fa impressione.
“Non altro rispetto a quanto previsto dagli articoli 32 e 35 dello statuto del Fondo che prevedono l’immunità per gli amministratori e la segretezza degli atti. E tutto ciò senza che nessuno ne sappia nulla e tanto meno se ne discuta”.