“Nel 2010 non avrei voluto confermare Zambetti. Circolavano delle strane voci”. Rispose così Roberto Formigoni, ormai quasi ex presidente della Lombardia, a chi gli chiedeva come mai avesse avuto dei dubbi su Domenico Zambetti, l’assessore regionale arrestato per aver comprato voti dalla ‘ndrangheta. E il governatore rispose così: “Il presidente è eletto, ma è supportato dai partiti. Aveva ragione il mio intuito. E’ stato un errore”. Le dichiarazioni però, nel mare magnum delle affermazioni del Celeste, non sono passate inosservate in Procura a Milano. E così il rappresentate del Pdl, come riporta il Corriere della Sera, è stato convocato dal procuratore aggiunto della Dda Ilda Boccassini. E’ stato un pm dell’Antimafia, Giuseppe D’Amico, a chiedere e ottenere l‘arresto di Zambetti. Il presidente uscente è stato quindi sentito nei giorni scorsi come teste, come “persona informata sui fatti”. A Formigoni, come aveva già fatto i giornalisti, la Procura ha chiesto quale fosse l’origine dei sospetti che il governatore.  

Il pm Giuseppe D’Amico ha intanto depositato l’interrogatorio come teste della sua segretaria Enrica Papetti: “Capitava che l’assessore alla Casa mi segnalasse qualcuno da assumere all’Aler” (l’ente case popolari controllato dall’assessorato). Nell’elenco che la collaboratrice fa ci sono sono tutte persone vicino all’ex assessore, in carcere per corruzione, voto di scambio e concorso esterno, tranne una giovane donna, figlia di Eugenio Costantino, uno dei due arrestati che per l’accusa erano i portavoce dei clan di ‘ndrangheta dai quali Zambetti avrebbe acquistato voti. Alla domanda sul motivo per cui  Zambetti raccomandò la donna, la segretaria risponde: “Non lo so. Io non mi facevo troppe domande. Il mio compito era esecutivo e basta”. Costantino però sembrava un problema per il politico: “Zambetti aveva un atteggiamento di fastidio quando riceveva telefonate da parte di Costantino, ricordo che dopo una sua telefonata mi disse “lascia perdere quei calabresi”.