La Lega chiede l’election day ad aprile per un cambio al vertice della Regione Lombardia e per farlo chiama a raccolta la base. Ma Formigoni, a seguito di quanto stabilito dal Consiglio federale del Carroccio, spiega che “gli accordi con Alfano e Maroni erano diversi”. Il riferimento va all’incontro che il governatore ha avuto nei giorni scorsi con il segretario del Pdl Angelino Alfano e Roberto Maroni. “L’accordo firmato giovedì – ha puntualizzato a margine dell’Incontro dei democristiani del Pdl a Saint-Vincent – è diverso da quanto emerso oggi. Se la Lega ha cambiato posizioni ce ne spiegherà le ragioni, ragioneremo insieme, questo è il momento in cui ognuno deve essere chiaro. Il Pdl è pronto ad assumere la responsabilità delle proprie scelte e anche io come presidente farò le mie scelte”. E per lui quanto stabilito la settimana scorsa “è ancora valido”. Lo ferma però Maroni che specifica: “L’intesa non riguardava la durata della legislatura”. E su Twitter il presidente controbatte: ” Come riconosce lo stesso Maroni giovedì non abbiamo mai parlato di fine della legislatura. Parlarne oggi è tentare di cambiare l’accordo”.

Video – Lecco, Formigoni contestato e spintonato

Ma fuori dal dibattito di Palazzo, il governatore si trova a fronteggiare dure contestazioni, come quella subita ieri a Lecco – con tanto di spintonamento – fuori dalla sala Don Ticozzi, dove presentava il suo libro “Il buon governo” in una serata organizzata dal Pdl dal titolo “Una buona politica è possibile”.

Formigoni assicura poi di avere l’appoggio del suo partito: “Ho alle spalle Alfano, Berlusconi e i tre coordinatori del Pdl – ha detto-. Li ho sentiti ancora nella giornata di oggi: il Pdl è unito e compatto” . Per il governatore la situazione politica che la Lombardia sta attraversando ricalca il periodo di Mani Pulite. ”Oggi capita qualcosa di analogo a Tangentopoli – ha detto nel corso del suo intervento- Allora i politici erano accusati di rubare per i partiti, oggi per se stessi. Ma quello è stato un processo sommario, finito con la condanna di una percentuale scarsa degli indagati ma che ha cancellato la stragrande maggioranza dei politici. A Dc e Psi fu inflitta una pena umiliante che non meritavano”. Ha poi fatto l’esempio di Ottaviano Del Turco, ex governatore della Regione Abruzzo, sottolineando che “a quattro anni e due mesi dall’inizio del processo ancora non è emersa la montagna di prove che il pm sosteneva di avere ma lui, nel frattempo, è stato distrutto politicamente”.

Tra le reazioni nel partito di centrodestra, Ignazio La Russa, a fronte dell’intenzione della Lega di staccare la spina, ha dichiarato:”Piuttosto si vada a votare subito. Non c’è bisogno di aspettare marzo o aprile”. E ha ricordato la contraddizione rispetto a quanto stabilito nell’incontro della settimana scorsa: “La decisione odierna della Lega mi stupisce – ha affermato un l’ex ministro della Difesa-: arriva due giorni dopo l’incontro tra Maroni, Formigoni e Alfano in cui si era escluso, per evitare di penalizzare la Lombardia, di anticipare la fine anticipata della giunta. Mi viene da domandare a Maroni: cosa è cambiato?”. Il sospetto dell’ex ministro è che si sia trattato di “una mossa per cercare di dimostrare che sono loro i veri moralizzatori. Anche perché gli assessori li hanno loro come li abbiamo noi. Eravamo abituati ad una Lega un po’ più affidabile”. A questo punto, conclude La Russa, “sarebbe opportuna una nuova riunione tra Lega e Pdl per spiegare i motivi di questa scelta e se si tratta di una decisione irreversibile”.

E nel Pdl non è l’unico a chiedersi se l’accordo per continuare fino a fine legislatura in Lombardia vale ancora o no. Infatti dopo il consiglio federale e l’annuncio di un referendum sull’election day (per unire politiche e regionali ad aprile) fatto dal segretario lombardo della Lega Matteo Salvini, è arrivata la replica del capogruppo del Pdl in LombardiaPaolo Valentini: “L’accordo fra Pdl e Lega è stato sancito giovedì a Roma alla presenza di Alfano, Formigoni e Maroni – ha detto -. Per noi vale quell’accordo e non crediamo che Maroni, appena eletto segretario della Lega in un congresso unanime, possa essere smentito dal suo partito”.