Alla fine ce l’ha fatta. L’outsider Giuseppe Rotelli, l’investitore lontano (in apparenza) dai salotti buoni della finanza nazionale, ha tagliato un traguardo su cui pochi in partenza avrebbero scommesso.

Il più importante imprenditore ospedaliero d’Italia, un tipo che solo due mesi fa ha messo sul piatto oltre 400 milioni per comprarsi il San Raffaele di Milano, ha scavalcato Mediobanca e da ieri è il primo azionista del Corriere della Sera. Acquistando a caro prezzo (il doppio della quotazione di Borsa) il pacchetto di azioni (il 5,24 per cento) messo in vendita dal costruttore Pierluigi Toti, la Pandette finanziaria di Rotelli ha così raggiunto una partecipazione del 16,55 per cento nella Rcs Mediagroup, la società quotata in Borsa che pubblica il più venduto quotidiano nazionale.

Sul piano pratico cambia poco. Il controllo del Corriere resta sotto chiave grazie a un patto di sindacato forte del 58 per cento del capitale. Un patto guidato da Mediobanca, di cui fanno parte una dozzina di soci, dalla Fiat ai Pesenti, fino a Intesa, Pirelli e le Generali. Fin qui il patto si è ben guardato dall’aprire le porte a Rotelli, ma l’affare annunciato ieri segna comunque una fase nuova nei delicati (e complicati) assetti di vertice della casa editrice.

Il padrone del San Raffaele ha comprato per difendere la sua posizione, ma, paradossalmente, ha fatto anche un favore agli amici di Mediobanca. Per capire che cosa sta succedendo basta fare un passo indietro di tre giorni, a mercoledì scorso, quando Diego Della Valle ha abbandonato il patto di sindacato nel peggiore dei modi, lanciando insulti a mezzo stampa al presidente di Fiat, John Elkann e a quello di Mediobanca, Renato Pagliaro.

Della Valle disponeva però di una possibilità concreta per rientrare in gioco e prendersi da subito una piccola rivincita. Comprando il pacchetto azionario messo in vendita mesi fa da Toti, il padrone della Tod’s sarebbe riuscito praticamente a raddoppiare la sua partecipazione fino quasi all’11 per cento. Una quota molto vicina all’11,1 per cento di Rotelli. Come dire che alla prossima assemblea dei soci di Rcs convocata per il 2 maggio, Della Valle avrebbe potuto insidiare la posizione dell’imprenditore ospedaliero. In palio c’è il posto in consiglio di amministrazione riservato alle minoranze, fin qui occupato da Rotelli. Il quale, però, ha giocato d’anticipo. Ha messo sul piatto 53 milioni e si è assicurato le azioni di Toti.

A questo punto Della Valle sembra davvero fuori gioco, messo ai margini dall’inedito asse, tutto interno al patto di sindacato, tra Mediobanca-Fiat da una parte e il presidente di Intesa, Giovani Bazoli, dall’altra. Dopo lunghe discussioni, l’intesa è stata faticosamente raggiunta sul rinnovo completo del consiglio, che avrà una maggioranza di amministratori cosiddetti indipendenti, cioè non immediatamente riconducibili agli azionisti. Della Valle, oltre alla riconferma dell’amministratore delegato uscente Antonello Perricone, che invece lascerà la poltrona, avrebbe invece voluto una presenza diretta dei grandi soci nel board. Niente da fare.

Mister Tod’s ha perso e il colpo di grazia è arrivato proprio da Rotelli, che sul rinnovo delle cariche di vertice ha posizioni vicine a quelle espresse dal patto. Di recente il re degli ospedali, in passato vicino a Mediobanca, ha coltivato il rapporto con Bazoli. Del resto per rilanciare il San Raffaele messo sul lastrico da don Verzé serve l’appoggio delle banche. E Intesa può fare molto. Non solo al Corriere.

da Il Fatto Quotidiano del 7 aprile 2012