Il gip di Roma ha concesso gli arresti domiciliari al senatore Luigi Lusi accusato di associazione a delinquere finalizzata all’appropriazione indebita. Il giudice Simonetta D’Alessandro ha disposto che l’ex tesoriere della Margherita prosegua la detenzione in un convento in Abruzzo. Lusi si era costituito dopo che l’aula del Senato aveva accolto la richiesta di custodia cautelare avanzata dalla procura romana. Secondo la procura l’ex amministratore dei fondi avrebbe saccheggiato le casse della Margherita per una cifra che si aggira attorno ai 25 milioni di euro. L’indagato si era difeso dicendo di “aver soltanto eseguito gli ordini dei vertici del partito” e aver applicato nei fatti “un patto fiduciario”, ma le accuse nei confronti di Francesco Rutelli e altri politici gli sono costate l’iscrizione nel registro degli indagati per calunnia. Proprio Rutelli ha annunciato la restituzione di cinque milioni di euro del partito ormai sciolto da anni. Per gli inquirenti Lusi ha portato a termine un vero e proprio saccheggio delle casse del partito operando una depredazione. 

Lo scorso 3 agosto il gip aveva lasciato in carcere Lusi dopo la presentazione dell’istanza di scarcerazione presentata dai difensori all’indomani dell’annullamento, con rinvio, da parte della Cassazione della conferma del Tribunale del Riesame dell’ordinanza di custodia cautelare per associazione a delinquere . I supremi giudici, nella motivazione, avevano comunque confermato il quadro probatorio sostenendo che Lusi aveva depistato le indagini e inquinato le prove. La procura di Roma aveva dato parere favorevole agli arresti domiciliari. Secondo gli inquirenti non sussistevano i presupposti per la rimessione in libertà del politico, ma da detenuto poteva tornare a casa purché fossero tenute in considerazioni le residue esigenze degli inquirenti di ultimare gli accertamenti senza pericoli di inquinamento delle prove. Successivamente, il 4 settembre scorso, il Riesame aveva confermato la decisione del giudice respingendo la richiesta di domiciliari in convento, sostenendo che Lusi non aveva mostrato alcun pentimento.