Intercettazioni, già depositate o da acquisire, sono state “protagoniste” dell’udienza, davanti alla IV sezione penale del Tribunale di Palermo, del processo a carico del generale Mario Mori e del colonnello Mauro Obinu, accusati di favoreggiamento aggravato a Cosa nostra per la mancata cattura del boss mafioso Bernardo Provenzano nell’ottobre del ’95. 

La pubblica accusa ha depositato le intercettazioni telefoniche tra Mori e l’ex colonnello Giuseppe De Donno e tra lo stesso De Donno e il senatore Marcello Dell’Utri,  indagato come il mediatore con lo Stato degli interessi mafiosi dopo le stragifatte nel marzo scorso nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta trattativa Stato-mafia. Per i pm queste conversazioni avvalorerebbero la tesi che la conoscenza fra gli ufficiali e il politico è pregressa. Secondoi magistrati il rapporto tra i tre sarebbe addirittura confidenziale e di vecchia data. Il 9 marzo scorso De Donno chiamò il senatore per complimentarsi per la decisione della Cassazione che stabiliva un nuovo processo per Dell’Utri, dopo la sentenza che lo aveva condannato a sette anni di carcere per mafia. Una telefonata breve ma indicativa, secondo i pm, dei rapporti tra i due. De Donno, in particolare, si dice “molto felice” della decisione della Suprema corte e Dell’Utri gli risponde che anche lui è contento e che “qualcuno serio ancora c’è”. Nella conversazione tra Mori e De Donno del 10 marzo, si parla della decisione della Cassazione e il generale dice “sono contento per lui, perché insomma…”, “gli ho telefonato ieri sera”, risponde De Donno, “ha fatto bene”, ribatte Mori. Poi De Donno spiega cosa ha detto a Dell’Utri: “Senatore, dico, sono contento, questo tutto sommato dimostra che forse in questo Paese sia rimasta… che sta crollando tutto, pian piano comincia a crollare tutto questo cazzo di discorso”. Già a novembre 2011 c’era stata un’altra telefonata tra De Donno e Dell’Utri. Il 24 novembre le agenzie battono la notizia che il senatore è indagato per la trattativa e il giorno dopo il colonnello chiama Mori raccontandogli della telefonata con il nuovo “coindagato”. “Mi ha detto…beh…veramente questi pigliano cazzi per lanterne – dice De Donno a Mori -. Ci ho detto guardi, guardi, ma mi farebbe piacere se una sera andiamo a cena con il generale …a questo punto, essendo coindagati non ce lo possono neanche negare…”.

Altre intercettazioni, altra richiesta. I magistrati hanno proposto l’acquisizione delle conversazioni tra l’ex ministro dell’Interno Nicola Mancino e Loris D’Ambrosio (il consigliere del Quirinale deceduto, ndr) sui riferimenti alla nomina di Francesco Di Maggio a direttore del Dap, Dipartimento amministrazione penitenziaria. In particolare, nelle conversazioni emergerebbe l’asserita conoscenza di D’ambrosio delle motivazioni della nomina di Di Maggio e dell’interessamento di Liliana Ferraro, degli Affari penali, per la predisposizione del decreto. 

Tra le carte depositate dai magistrati c’è anche un’intervista all’ex presidente della Commissione Antimafia, Luciano Violante al Radio Corriere Tv del 15-21 agosto 1993. L’avvocato di Mori, Basilio Milio, ha invece chiesto l’esame dei magistrati Fausto Cardella e Gioacchino Natoli e di Tito Di Maggio, fratello di Francesco che ha recentemente rilasciato un’intervista al Corriere della sera nella quale spiega, per conoscenza diretta e tramite documenti, che l’ex vicedirettore del Dap si lamentava del mancato coinvolgimento nella revoca dei 41 bis. Angeli sarà sentito assieme a Gaspare Spatuzza il 5 ottobre (il pm Nino Di Matteo, accogliendo la proposta del Tribunale, ha chiesto l’esame del pentito che avrebbe informazioni “apprese” dai boss Graviano sugli attentati di Roma e Firenze, ndr ), mentre Cardella, Natoli e Di Maggio il 19 ottobre. Sulle produzioni documentali il collegio ha deciso anche l’acquisizione della sentenza d’appello a carico del senatore Giulio Andreotti (verdetto confermato dalla Cassazione).