Tutto è cominciato con l’annuncio l’intervista di Ferragosto a Il Mattino. “Voglio lanciare una proposta da discutere con la città. Una zona cuscinetto, non dentro la città, dove accogliere le prostitute e controllarle con finalità di recupero e reinserimento”. Ed a dispetto di una Napoli mezza addormentata per caldo e ferie, anche stavolta le parole del sindaco Luigi de Magistris hanno scatenato un pandemonio. Quasi due settimane di rissa verbale e ideologica combattuta sulle pagine dei giornali locali: cattolici contro laici, minoranza contro maggioranza, destra contro sinistra, prese di posizione e distinguo anche all’interno dell’armata rosso-arancione-dipietrista che regge le sorti dell’amministrazione. Un consigliere comunale nonché segretario provinciale di Idv, Elpidio Capasso, si è già dissociato dall’iniziativa del sindaco: “Mi preoccupa non poco anche sull’eventuale tenuta della maggioranza in consiglio”. Ed infatti è contraria anche una esponente di punta della Federazione della Sinistra, la vice presidente del consiglio comunale Elena Coccia. E forse – sussurra qualcuno – le parole di Capasso sono il primo spiffero della burrasca che sta per scatenarsi tra de Magistris e Di Pietro. Se è vero, come pare, che il sindaco stia tentando di portare pezzi di Idv verso la costruenda Lista Arancione per le politiche.

Dissensi politici di bottega che sono poca roba rispetto alla portata dirompente della condanna pronunciata dal Cardinale di Napoli Crescenzio Sepe durante l’omelia per le celebrazioni di Santa Patrizia, compatrona di Napoli, alla quale sono devote le donne che desiderano sposarsi e fare figli: “Si scelgono temi a effetto che richiamano spazio sui media per non affrontare i problemi seri di Napoli. Ma è questo il principale problema di Napoli? Ai padri e alle madri senza reddito possiamo dire di pazientare, perché prima stiamo mettendo ordine nel delicato campo del divertimento sessuale?”. Sepe teme la nascita di “ghetti dove si commercializzano anime e carne” e chiosa: “Nessuno pretende soluzioni miracolose ma non ci si può lasciare andare a frivolezze. Pare di offrire all’altrui immaginazione una Napoli surreale in cui, soddisfatta ogni preoccupazione, si possono affrontare questioni come il registro delle coppie di fatto, il testamento biologico e ora la prostituzione”.

Parole alle quali il sindaco ha risposto altrettanto duramente con una lunga lettera aperta: “Ferito e dispiaciuto per quello che è un attacco politico. Lei dice che l’amministrazione vuole tornare alle case chiuse? Giammai, cardinale. Ma dove lo ha letto? Lei che si è occupato di ben altre case quando era a Roma, sa bene che noi vogliamo case aperte, trasparenti, luoghi liberi, di culto per tutte le religioni, e case da assegnare ai più deboli, e luoghi per l’inclusione e la solidarietà”. Il velenoso riferimento alle ‘case romane’ di Sepe riguarda la gestione dal 2001 al 2006 di Propaganda Fide, per la quale il Cardinale è stato indagato in un’inchiesta a Perugia. Fine – almeno per ora – del feeling tra de Magistris e Sepe, sempre fotografati felici e sorridenti insieme durante il primo anno di amministrazione arancione. Mentre in favore del Cardinale – e non poteva essere altrimenti – si è schierata Avvenire con un editoriale anonimo: “Con la proposta dei quartieri a luci rosse, il sindaco ha commesso un doppio autogol, sta perdendo lucidità e anche un po’ la faccia”.

A furia di inseguire il ‘dibattito’, poco si è detto, però, della ‘proposta’. Detto in parole povere: cosa ha intenzione di fare la giunta arancione? Dove collocherà il red light district in salsa napoletana? Chi e come curerà i percorsi di recupero delle prostitute partenopee? Quante risorse si vogliono investire? Si sa che l’idea proviene dalle associazioni no profit che gravitano intorno all’assessorato ai Servizi Sociali retto da Sergio D’Angelo. L’assessore parla di “progetto sul quale si lavora già da qualche anno, non è una sortita estiva”. Secondo D’Angelo “la tutela della salute e dei diritti delle prostitute e dei clienti è possibile solo se si assegna alla prostituzione un’area definita”. Quale? “Sarà una decisione partecipata, e ne discuteremo anche con le prostitute”. Anche quelle legate alla camorra? Ma questo è solo uno dei punti interrogativi in sospeso. Il principale riguarda la zona da assegnare. La scelta potrebbe cadere su Napoli est e in particolare sulla zona di Gianturco, un’area depressa da alcuni ribattezzata Gianturkistan. Oggi a Napoli chi cerca una professionista del sesso si reca in piazza Garibaldi, corso Meridionale, corso Lucci. O si lancia in un tour in via Repubbliche Marinare. Lo ha fatto il commissario regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli che voleva documentare il fenomeno con un reportage fotografico. Quando le prostitute si sono accorte di quell’uomo che scattava immagini in sella a uno scooter, lo hanno preso a bottigliate.