La Bce? Arrogante. Mario Draghi? Uno che pensa da politico e che guida come un pazzo in autostrada rendendosene conto solo quando arriva a casa. E intanto porterà l’inflazione ai livelli di Weimar.

Sono accuse pesantissime quelle arrivate questa mattina a mezzo stampa al presidente della Bce. Dopo gli attacchi della Bundesbank dei giorni scorsi, infatti, la palla l’hanno presa due importanti quotidiani tedeschi di bandiere opposte che, con l’avvicinarsi del direttivo del 6 settembre, hanno alzato il tiro e sparato in prima pagina una vera e propria aggressione al governatore dell’Eurotower. Che ha subito frenato sugli acquisti di titoli di Stato dei Paesi in crisi. Sembrerebbe questa, infatti, la prima reazione di Draghi agli affondi del conservatore Frankfurter Allgemeine Zeitung e del progressista Sueddeutsche Zeitung.

In particolare il quotidiano di Francoforte accusa il numero uno dell’Eurotower e la sua politica di acquisto dei bond dei Paesi europei in difficoltà di trasformare la Bce in un’emula della Banca d’Italia. In un’editoriale di prima pagina il condirettore del giornale, Holger Steltzner, scrive sotto il titolo “Salvataggi senza frontiere” che “anche l’Italia chiede aiuti finanziari a voce sempre più alta e Draghi si offre. Per i politici che vogliono salvare l’euro è bello che Draghi abbia imparato dalla Banca d’Italia come una banca centrale può essere messa al servizio delle casse dello Stato“. 

L’editorialista aggiunge che “grazie a questi imbrogli con i bond, i politici possono nascondersi dietro la Bce, la signora Merkel non deve introdurre gli eurobond e non deve importunare il Bundestag con un ampliamento del quadro di garanzie, che si sarebbe presentato con una licenza bancaria per l’Esm”. Il condirettore della Faz ritiene poi che le misure adottate finora nell’Eurozona “non serviranno a salvare l’euro, fino a quando le economie nel nord e nel sud dell’Eurozona andranno ciascuna per conto suo” e che “il ricorso ai trucchi finanziari della Banca d’Italia alla fine farà sprofondare l’Eurozona ancora di più nella palude della crisi e questo Draghi dovrebbe saperlo meglio di chiunque, poiché può riferire in modo incisivo dei tempi romani nei quali i tassi di inflazione e di deficit a due cifre paralizzavano l’economia e logoravano il benessere”. 

Linea analoga per i colleghi bavaresi del Sueddeutsche Zeitung, che per rendere ancora più chiaro il messaggio sono andati a risvegliare i vecchi fantasmi, dato che secondo loro Draghi rischierebbe di condurre con la sua politica finanziaria la Germania ai livelli di inflazione della Repubblica di Weimar, per questo il governo tedesco deve richiamarlo all’ordine. La perentoria intimazione espressa in un’intervista a tutta pagina  arriva dall’economista Manfred Neumann, professore emerito dell’università di Bonn e relatore della tesi di dottorato del presidente della Bundesbank, Jens Weidmann

“Mario Draghi non deve diventare un secondo Rudolf Havenstein, che da presidente della Reichsbank produsse una iperinflazione negli anni ’20, poiché riteneva che il suo compito fosse quello di salvare dal crollo il bilancio tedesco”, afferma il professor Neumann, secondo il quale “se Weidmann fosse uno dai nervi poco saldi, forse se ne sarebbe già andato, come fece il suo predecessore Axel Weber”.

In merito all’isolamento del presidente della Buba all’interno del board della Bce, il maestro di Weidmann spiega che “è ormai giunto il momento per il governo di rompere il suo silenzio. Deve mettere in chiaro che sostiene la posizione della Bundesbank”. Neumann aggiunge che “se il ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, si impegnasse per una chiara separazione tra politica monetaria e imprese di salvataggio fiscale, come chiesto da Weidmann, rafforzerebbe l’indipendenza politica della Bce. E’ questo che deve fare”.

Quanto a Draghi, secondo il professore la Bce è diventata arrogante, poiché con la politica seguita non mette in conto il pericolo di un’esplosione dell’inflazione. “Sono molto preoccupato e ho l’impressione che la Bce sta deviando verso la direzione sbagliata”, spiega l’economista tedesco, “poiche’ Draghi parla volentieri di salvataggio, ma non dei pericoli dell’inflazione, che senza dubbio sorgono quando si opera con grosse cifre. La Bce è diventata arrogante e sottovaluta il rischio dell’inflazione”.

“Draghi è continuamente in autostrada come uno che guida a 220 chilometri orari, al quale una volta arrivato a casa viene forse l’idea di quanto abbia guidato pericolosamente”, spiega Neumann, secondo il quale il compito del presidente della Bce “non è quello di salvare l’Eurozona”. Non solo. “Draghi pensa solo in maniera politica”, incalza l’economista, “ed è sempre presente quando a Bruxelles si discutono i piani di salvataggio, viene influenzato e fa proposte. Con troppa vicinanza ci si fa influenzare”.

Il maestro di Weidmann attacca poi la politica di acquisto dei bond, in particolare di quelli spagnoli, poichè “se alla fine ne risultano perdite le paghiamo noi tutti, non gli spagnoli. Non siamo stai noi ad eleggere i rappresentanti delle banche centrali, che non possono mettere a rischio i nostri soldi. Se lo fa un politico come Angela Merkel, i cittadini possono difendersi e cacciarla alle elezioni, ma i banchieri centrali non possiamo cacciarli!”. Con la sua promessa di fare di tutto per salvare l’euro, è come se Draghi avesse “emesso un assegno in bianco per l’acquisto illimitato di bond mediterranei“.

Bersaglio colpito se sono vere le indiscrezioni che circolano da stamattina secondo le quali chi si aspettava che  Draghi potesse alzare il velo sul piano anti-spread nella conferenza stampa del 6 settembre, potrebbe sentirsi deluso dato che la Bce starebbe ancora mettendo a punto il piano. Ufficialmente da Francoforte è arrivato un “no comment” sulla vicenda, ma sembrerebbe che l’Eurotower sia intenzionato ad aspettare che l’Alta Corte tedesca si pronunci sulla costituzionalità dell’Esm prima di avviare il suo programma di acquisto di bond. Tecnicamente, però, la decisione avrebbe potuto essere presa indipendentemente dalla Corte e dalla contrarietà della Buba, ma evidentemente non c’è l’intenzione di andare allo scontro. Salvo emergenze.