Borse in calo sulla scia delle notizie provenienti dalla Germania dove il ministero delle finanze prima e la Bundesbank poi gelano le speranze di una rapida svolta sul fronte delle soluzioni anticrisi. Il piano di stabilizzazione del mercato obbligazionario sovrano (tetto massimo ai rendimenti dei titoli e contenimento degli spread) pensato dalla Bce e anticipato ieri dal settimanale Der Spiegel non trova manco a dirlo il consenso di Berlino, scettica come sempre sulla sua possibile attuazione. “Non sono a conoscenza di alcun piano di questo tipo” dichiara oggi un portavoce del ministero all’agenzia Reuters definendo lo strumento Bce “molto problematico”. Parole cui fanno eco le ultime affermazioni della banca centrale tedesca che nel suo bollettino mensile ha criticato qualsiasi piano di acquisto titoli da parte dell’Eurotower. A completare il quadro, infine, ci ha pensato la stessa Bce che ha deciso dopo qualche ora di smentire lo Spiegel parlando di notizie “fuorvianti” in merito a decisioni “che non sono ancora state prese”.

In un modo o nell’altro, insomma, si torna alla questione centrale, quella della credibilità dei piani di difesa europei e, di riflesso, all’ormai interminabile teatrino che contrappone in una nube di smentite e controrepliche, la Bce e la Bundesbank. Una battaglia a bassa tensione (per lo meno dal fronte Eurotower) che va avanti, in pratica, dallo scorso vertice del 28-29 giugno quando l’Europa raggiunse un’intesa di massima lasciando però aperta la questione centrale dei dettagli sugli interventi. Da allora è stato un perenne susseguirsi di offensive e ritirate strategiche a suon di smentite, come nel caso delle prese di posizione olandesi e finlandesi. Ma la vera svolta, forse, è arrivata alla fine di luglio con l’intervento (poi condito da nuove precisazioni in occasione dell’ultimo direttivo Bce ai primi di agosto) di Mario Draghi e la sua promessa di salvare l’euro di fatto ad ogni costo. I malumori di Berlino sono saliti alle stelle e i falchi della Bundesbank e del parlamento tedesco hanno alzato la voce sentendosi improvvisamente minacciati.

Proviamo a ricapitolare. Prima il Bundestag ha votato a favore dell’Esm e del fiscal compact, poi, in pratica, ha passato la palla alla corte costituzionale che ha promesso di dare una risposta definitiva a settembre, con il rischio di mandare a monte tutto il piano. Nel frattempo il deputato Joerg-Uwe Hahn ha proposto di fare causa alla Bce qualora quest’ultima iniziasse ad acquistare nuovamente titoli di Stato italiani e spagnoli sottolineando i limiti legali della politica monetaria europea. Più o meno nello stesso periodo il presidente della Bundesbank Jens Weidmann aveva ribadito che “la Banca centrale europea non deve oltrepassare il proprio mandato”.

E il governo tedesco? Di fatto, l’esecutivo ha tentato di mediare ma ha agito con estrema cautela. Il portavoce di Angela Merkel, Georg Streiter ha già avuto modo di ribadire la “piena fiducia nell’indipendenza della Bce che sta adempiendo ai propri doveri”. Nei giorni scorsi la stessa Angela Merkel è intervenuta in difesa di Draghi dichiarando che “la Bce è completamente in linea con la Germania e con i leader europei” opponendosi implicitamente a quanti, nella sua maggioranza, avevano avanzato l’ipotesi di garantire alla Germania il diritto di veto sulle decisioni dell’Eurotower, di cui Berlino è il principale contribuente.

Gli interventi della Merkel, tuttavia, rischiano di avere un valore piuttosto relativo. Nell’esprimere il proprio sostegno a Draghi e alla Bce, di fatto, la cancelliera ribadisce quello che è il contenuto dell’intesa di principio, ovvero la difesa dell’unione monetaria nel quadro delle norme condivise (soprattutto in termini di bilancio dei singoli Paesi), ma evita accuratamente di entrare nel merito del piano stesso di salvataggio che, ormai è noto a tutti, presuppone un acquisto di massa dei titoli di Stato dei Paesi a rischio. Per Monti, Hollande, Rajoy e lo stesso Draghi si tratta di una scelta obbligata ma per la Bundesbank è un tabù e di questo la Merkel è pienamente consapevole. Da qui la scelta del capo del governo di Berlino di non varcare le soglie delle dichiarazioni d’intenti e delle generiche questioni di principio sulla sopravvivenza dell’unione monetaria. Ma questo, come noto, non basta.

Di fronte alle prese di posizione odierne non stupisce più di tanto la reazione delle borse. Milano gira in negativo chiudendo a -1,01% seguita a ruota da Madrid (-1,27%). Male anche Parigi (-0,24%) mentre Francoforte oscilla attorno alla parità (-0,04%). Sul fronte titoli di Stato i decennali italiani rendono il 5,78% con uno spread di 427 punti mentre gli spagnoli viaggiano al 6,32%. Una giornata piuttosto negativa, insomma, dopo una settimana di grandi rialzi che avevano catturato l’attenzione degli osservatori. Le ipotesi di una ripresa sono ora legate alla Bce. Oggi, come detto, anche Eurotower ha smentito le affermazioni dello Spiegel ma nel parlare di decisioni “non ancora prese” ha comunque evitato di chiudere definitivamente la porta all’ipotesi distinguendosi, per così dire, da chi come la Bundesbank ne fa da sempre una questione di principio. E’ in questo spiraglio, probabilmente, che si collocano le speranze di una nuova ripresa delle piazze finanziarie.