La vita, e soprattutto la politica, è brutale con gli ex potenti che credono ancora di contare grazie alla corte di lacché che alle sue spalle berciano e si contendono le ultime suppellettili prima del crollo finale.

Che il Popolo delle Libertà sia ormai solo un relitto in disperata ricerca di un fondale profondo dove marcire lo si deduce da evidenze incontrovertibili. Dalla ciurma aggrappata ai detriti, che litiga violentemente accusandosi di aver condotto il paese sugli scogli, agli avvoltoi che volteggiano per strappare qualche rancido pezzo di potere ai cadaveri politici (una nomina in un’authority, una cadrega alla Rai, una scrivania all’Atac), agli allucinati cacicchi di un tempo che blaterano di organizzare congressi su scialuppe immaginarie o adunate oceaniche (Santanché dixit).

Ma i segni evidenti della disperazione sono le proposte quotidianamente sputate insieme all’acqua salmastra che ristagna nei polmoni. Ricordare la frenetica sequenza di demenze è esercizio avvilente, ma aiuta a verificare il livello della disperazione. Cominció con la barzelletta sulle liste civiche aperte al nuovo con il marchio Italia Pulita (i grandi brand di detersivi ancora minacciano querele). Poi Berlusca si mise a studiare i comizi e le tecniche di comunicazione di Beppe Grillo. E non senza fondamenti decise che se quello era il livello del nuovo che avanza, poteva benissimo farcela un’altra volta, alla grande. Per cui insensibile ai piagnistei del compatito Alfano – in arte Sine Quid – gli spedì la missiva di benservito e annunció l’ennesimo “ghe pensi mi”.

Come nuovo ronzino di battaglia, Berlusconi annuncia di voler stampare banconote in una zecca approntata nella famosa discoteca sotterranea di Arcore sul modello di quella resa immortale da Totò e Peppino. All’istante la Santanché rilancia con un referendum sull’uscita dall’euro. È noto che la chirurgia plastica al giorno d’oggi fa miracoli, ma i progressi sul cerebro sono tuttora alquanto elusivi. Questa constatazione ci induce a scusare l’ignoranza della Pasionaria teflonata sul fatto che la Costituzione vieta referenda su trattati internazionali. Ma nell’ora del destino, accorse dalle retrovie un altro miracolato, l’avvocato Paniz, il principe del foro che in Parlamento, dall’alto della sua sconfinata cultura giuridica, difese Berlusconi asserendo che senza ombra di dubbio il Banana riteneva Ruby essere la nipote di Mubarak. A “La Zanzara” (trasmissione radiofonica confindustriale dove trovano pietoso conforto alcuni casi umani, da Sgarbi a Borghezio, da Crosetto alla Mussolini) dichiaró il 4 giugno che questa “pazza idea” di stampare banconote autarchiche va presa sul serio perché Berlusconi con le sue brillanti “idee liberali” ha portato tanti benefici al paese. Verbatim.

Tramontata l’idea del plebiscito sull’euro nel recente passato il PdL ha organizzato tramite Martino, fedele olgettino, euroscettico di lungo corso, un convegno nientepopodimeno che con premi Nobel. Cosa possa assorbire Berlusca del discorso di un premio Nobel è argomento che appassiona i luminari di psicologia cognitiva. Uno che si è fatto imbonire per vent’anni da Tremonti potrebbe iniziare da qualcosa di meno intellettualmente impegnativo, tipo il Rubamazzo.

Mundell, uno dei presenti, peró dichiara fiducioso in un’intervista che Berlusconi gli ha promesso che dopo il convegno “ci penserà”. Purtroppo non ha potuto impegnarsi ulteriormente perché l’equipe medica sta ancora mettendo a punto la pompetta per neuroni. È quasi commovente il dolente teatro dell’assurdo che inscenano gli ultimi kamikaze decisi a immolare la dignità residua nell’estremo tentativo di compiacere il Caimano agonizzante, agognando a guadagnarsi un posto in quelle liste elettorali che ricordano le divisioni manovrate da Hitler sulle mappe sdrucite nel bunker della Cancelleria.

In questa ottica vanno giudicate le proposte di Alfano (col fido Sancho Brunetta) per abbattere il debito pubblico. Come tutti gli studenti somari hanno malamente copiato da Fermare il Declino trascurando di capirne il significato. Dopo essere stati dieci anni al governo senza approntare nemmeno una riforma economica e senza vendere nemmeno uno spillo pubblico adesso questi due guitti di provincia vorrebbero atteggiarsi a campioni della disciplina fiscale, mentre la loro comare rifatta sbraita per uscire dall’euro. Non c’e dubbio ragazzi! Come dice Berlusca, è tutta colpa della kulona.

di Fabio Scacciavillani