C’è un nuovo capitolo “giudiziario” nella vicenda Ilva, l’ipotesi di ricorso alla Consulta da parte del Governo. “Partiamo dal presupposto che la tutela della salute e dell’ambiente è un valore fondamentale che anche il governo vuole perseguire e anche dal presupposto che noi rispettiamo le sentenze dei giudici. Però, alcune volte queste sentenze non sembrano proporzionate rispetto al fine legittimo che vogliono perseguire e quindi noi chiederemo alla Corte costituzionale di verificare se non sia stato menomato un nostro potere: il potere di fare politica industriale“.  La riflessione è del sottosegretario alla presidenza del consiglio, Antonio Catricalà, che questa mattina ha risposto alle domande del al Gr1 Rai. E che il governo non voglia lasciare nulla al caso, lo prova la decisione di Mario Monti di inviare i ministri competenti a Taranto il prossimo 17 agosto

Secondo Catricalà, però, il ricorso alla Consulta non equivale al’istituzione di uno scontro con la magistratura: “Noi contestiamo un singolo atto ritenendolo sproporzionato – tiene a precisare – noi abbiamo stabilito con un decreto legge in linea con un orientamento preciso del Tribunale della Libertà di continuare le lavorazioni che non sono dannose, che non sono nocive e nel frattempo cominciare seriamente la politica di risanamento. E abbiamo stanziato centinaia di milioni proprio per questo. Questo decreto legge resterebbe privo di qualsiasi valore se l’industria dovesse smettere di lavorare, se il forno si dovesse spegnere”. E conclude: “Sarebbe un fatto gravissimo per l’economia nazionale”. Il Guardasigilli Paola Severino inoltre è intervenuta per ribadire “la strada che il governo intende intraprendere” ovvero “che una soluzione alla necessità di contemperare le esigenze ambientali con quelle occupazionali e della salute dei cittadini si possa e si debba trovare”. 

Del resto sulla nuova ordinanza del gip di Taranto, che ha revocato l’incarico al presidente dell’Ilva Bruno Ferrante e ordinato il blocco della produzione, il ministro dell’Ambiente Corrado Clini era intervenuto così: “La nuova disposizione del gip di Taranto è in aperto contrasto con ciò che il mio dicastero ha avviato” informando che Paola Severino ha “dato disposizione affinché gli uffici del ministero della Giustizia acquisiscano stamane i due provvedimenti” del gip. Lo stesso Clini su Twitter ha poi scritto oggi: “E’ in corso la terapia per salvare Taranto malata d’ambiente. L’eutanasia non può essere una cura. Devono essere bene chiare le competenze e le attribuzioni dei compito. Ognuno deve fare il suo lavoro”. Concetto ribadito anche al Tg4: “L’ordinanza del gip, che dispone la chiusura, è in evidente conflitto con l’iniziativa del governo, ovvero l’unica autorità competente in materia nazionale per l’autorizzazione degli impianti sul piano ambientale”.

Anche il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, vuole evitare lo scontro con la magistratura. “La contrapposizione non serve – ha dichiarato a La Stampa – Ma è giusto fare chiarezza sulla base degli atti per valutare tecnicamente come superare questa situazione di impasse. Da queste vicende si esce solo con senso di responsabilità e forte collaborazione”. Poi ribadisce che “il Governo farà di tutto per evitare la chiusura dell’Ilva, per questo bisogna andare oltre la sterile contrapposizione tra istituzioni e magistratura” e ritiene che “trovare una via d’uscita che coniughi sostenibilità e lavoro è doveroso e possibile”.

Il governatore della Puglia Nichi Vendola dopo l’incontro questo pomeriggio con il presidente dell’Ilva Bruno Ferrante ha detto: “Io non sono un esperto di vicende processuali, non mi aspetto niente se non l’impegno concreto di Ilva di dare risposte che possano rimuovere le cause del provvedimento di sequestro”. Vendola prova a disinnescare il conflitto tra politica e magistratura: “Le mie dichiarazioni vanno in una direzione precisa; ribadisco l’ossequio nei confronti della magistratura, ribadisco il concetto che quello che sta accadendo a Taranto ha un valore rilevante: ci sarà il tempo per rendere giustizia a tutti i protagonisti di questa vicenda, a tutti coloro che in pochi anni da una strada o da un’altra hanno provato a scoperchiare il sepolcro, a vedere dentro la grande fabbrica che cosa c’era”. “E’ un passaggio storico e rivoluzionario – ha concluso – perché la salute, la vita non sono più un fatto privato”.

Sulla questione interviene anche il ministro della Salute Renato Balduzzi che ricorda quanto “i problemi occupazionali incidono sulle condizioni di salute”. Infatti, prosegue nell’intervista al Corriere della Sera, “la perdita del lavoro ha conseguenze negative sull’organismo e può costituire causa di malattia seria”. Conferma la posizione sostenuta dal governo riguardo al danno che comporterebbe la chiusura dell’impianto e sull’Ilva, puntualizza, è necessario procedere “con prudenza tenendo assieme piani di bonifica e di salvataggio dei posti di lavoro”.  I dati sull’effetto dei veleni dell’impianto sulla popolazione sono “inquietanti”, dice il ministro, annunciando per settembre la pubblicazione dello studio completo. Necessario, prosegue, anche “arricchire le indagini per avere un quadro più preciso e intervenire con iniziative efficaci”. In particolare Balduzzi punta a “capire di più sui risultati delle iniziative anti inquinamento messe in campo dall’Ilva”. Entro il 15 ottobre, precisa il ministro, “riceverò i risultati di un’indagine di monitoraggio biologico condotta dalla Asl locale pugliese e dall’Istituto superiore di sanità. Verranno controllati i livelli di diossina e di metalli pesanti nel sangue o nelle urine degli allevatori del tarantino per valutare a quale grado di contaminazione sono esposti”. Il ministro non esclude l’istituzione di una “task force permanente” presso il suo dicastero “per rafforzare e coordinare gli interventi di tutela sanitaria a favore della popolazione colpita”. No comment invece sull’azione della magistratura: “Sono il ministro della Salute. Altre considerazioni non mi competono”.

L’azienda, secondo quanto riferisce il segretario Fim, Mimmo Panarelli, annuncia ricorsi “in tutte le istanze” contro i provvedimenti del gip che estromettono Bruno Ferrante dalla custodia giudiziaria disposta dal Riesame. Il presidente dell’Ilva, BrunoFerrante, ha incontrato oggi nello stabilimento tarantino i custodi giudiziari ai quali ha manifestato la più ampia disponibilità a collaborare per il risanamento, e a fare anche eventuali, ulteriori, interventi che dovessero chiedere le istituzioni pubbliche. Del gruppo dei custodi giudiziari Ferrante stesso ha fatto parte per quattro giorni. Era infatti stato nominato il 7 agosto dal tribunale del riesame in sostituzione del presidente dell’ Ordine dei commercialisti di Taranto, Mario Tagarelli (che era stato nominato dal gip): “Ferma restando – aveva scritto il tribunale riguardo ai custodi giudiziari – la nomina degli ingegneri Barbara Valenzano, Emanuela Laterza e Claudio Lofrumento (nominati dal gip, ndr), nomina custode e amministratore delle aree e degli impianti in sequestro altresì il dott.Bruno Ferrante nella sua qualità di presidente del Cda e di legale rappresentante di Ilva spa, revocando la nomina del dott.Mario Tagarelli”. Con provvedimenti del 10 e dell’11 agosto scorsi il gip Todisco ha però prima delimitato la funzione di custode giudiziario di Ferrante e poi ha revocato per “palese conflitto di interessi” la nomina del presidente dopo che l’Ilva aveva annunciato ricorso contro il provvedimento giudiziario del 10 agosto. Al suo posto il giudice ha nuovamente nominato Tagarelli, che era stato estromesso dal gruppo dei custodi dal tribunale del Riesame. Secondo i sindacalisti delle organizzazioni dei metalmeccanici che hanno parlato oggi con Ferrante – erano presenti i segretari provinciali di Fim, Fiom e Uilm – il presidente avrebbe definito ‘inopportuni e irrituali’ i provvedimenti assunti dal gip tra il 10 e l’11 agosto, e sottolineato che su questo l’Ilva ricorrerà “in tutte le istanze” sino alla Cassazione e si difenderà in tutte le sedi che l’ordinamento prevede.