«Aveva ragione San Tommaso». È l’unica cosa che riesce a dire una hostess della Wind Jet prima di cominciare quello che potrebbe essere il suo ultimo volo con la low cost siciliana dopo sei anni di servizio. La trattativa che l’ha tenuta per mesi, insieme a colleghi e passeggeri, con il fiato sospeso è saltata. Alitalia ha annunciato che non acquisirà più la compagnia del patron del Calcio Catania Antonino Pulvirenti che sembra ormai essere destinata al fallimento. La notizia ufficiosa del raggiungimento dell’accordo di qualche giorno fa non era bastata ai dipendenti per far cantare loro vittoria: aspettavano la firma ufficiale che adesso sembra non arriverà. E a farne le spese saranno proprio loro: i 500 lavoratori dell’azienda che, non essendo assorbiti dal Gruppo Cai, andranno in cassa integrazione straordinaria per 48 mesi, e i 300 dell’indotto che, invece, non potranno neanche godere degli ammortizzatori sociali. Dalle 23 di ieri sono riuniti in un’assemblea permanente all’aeroporto di Catania. A vigilare sui passeggeri, con un biglietto Wind Jet in tasca pronto per le vacanze, pensa invece l’Enac: ma il caos è dietro l’angolo, a partire da lunedì. «Tra le due compagnie non si è giunti all’accordo perché Alitalia giocava al ribasso sul valore degli aerobus», spiega il segretario della Filt Cgil e dipendente Cai Carmelo De Caudo.

Il lungo tira e molla messo in atto nelle ultime settimane dal Gruppo Cai, non senza colpi di scena, è dunque finito. Dopo le condizioni dettate dall’Antitrust per il via libera all’acquisizione – la rinuncia per la compagnia di bandiera di alcuni slot nelle tratte Catania-Roma, Catania-Milano e Palermo-Milano – Alitalia si era tirata indietro con la sorpresa di tutti. Per poi rientrare in trattativa richiedendo al presidente Pulvirenti delle garanzie. Prima quelle immobiliari, poi quelle sulle manutenzioni e il valore degli aeromobili. E infine avrebbe preteso la trasformazioni delle garanzie immobiliari in garanzie bancarie entro tre mesi dall’accordo. «Se non si fossero trasformate, Pulvirenti avrebbe dovuto pagare un milione per ogni mese di ritardo come penale», racconta De Caudo. Per lui queste richieste altro non sono che «clausole vessatorie da parte di Alitalia che in realtà non aveva più intenzione di concludere l’acquisizione», afferma.

Dello stesso parere l’amministratore delegato della Wind Jet, Stefano Rantuccio, che dichiara che «tutte le condizioni minime richieste per la chiusura dell’operazione erano disponibili sin dal 25 luglio, allorché, senza motivo, Alitalia intese far decadere la trattativa, seppure vi fosse un pieno accordo su tutti i punti». E le rimprovera di aver differito «senza motivo la firma degli accordi, non considerando minimamente gli interessi dei lavoratori, dei passeggeri e dei fornitori della stessa». Una versione opposta a quella data da Alitalia nella nota in cui motiva la fine della trattativa: «A seguito delle dichiarazioni odierne da parte dell’amministratore delegato di WindJet – si legge nel comunicato stampa – dalle quali è evidente la volontà della compagnia di non rispettare le condizioni sottoscritte negli accordi, Alitalia informa che non vi è più spazio per ulteriori trattative per l’acquisizione del vettore catanese». La Wind Jet d’altronde, continua la nota, non è mai riuscita a rispettare scadenze e obblighi nei confronti di Alitalia, «conferendo così all’operazione un profilo di rischio assolutamente imprevedibile ed inaccettabile».

L’Enac intanto ha comunicato il blocco dei voli e il ritiro della licenza per la low cost siciliana a partire da lunedì 13: «In assenza delle garanzie richieste nei giorni scorsi e del concreto miglioramento della regolarità operativa dei voli già a partire da questo fine settimana», fa sapere l’ente. L’Enac ha anche chiesto al vettore di saldare i conti con società di gestione, handler e fornitori di servizi per evitare il blocco dei decolli. Inconvenienti causati dai debiti come quelli che hanno tenuto bloccati a Malta cinque aeromobili negli ultimi giorni. L’ente invita la low cost a sospendere, inoltre, la vendita di biglietti, almeno fino a quando non venga eventualmente ripristinata una soddisfacente e regolare operatività. In caso di fallimento della compagnia etnea, l’Ente per l’aviazione civile dovrà vigilare sulla tutela dei diritti degli utenti che in questi mesi hanno acquistato biglietti Wind Jet, dando disposizioni sull’eventuale loro riprotezione su voli di altri vettori.

«Non so se è tutta una manovra per sbrogliare la matassa», dice un tecnico Wind Jet. Come tanti ha firmato il verbale di conciliazione richiesto dall’azienda in cui ha rinunciato a potenziali controversie direttamente o indirettamente connesse al suo rapporto di lavoro. E anche al trasferimento del ramo d’azienda con cui si sarebbe dovuto operare il passaggio ad Alitalia. «Ci chiedono di rinunciare a ogni diritto e possibilità ed è facile capire il perché: conoscono bene come ci hanno trattati fino ad oggi, quindi sanno che potremmo andare contro di loro una volta concluso il rapporto di lavoro», aveva denunciato una dei circa 60 lavoratori che si sono rifiutati di firmare. Al momento però i dipendenti non riescono a pensare ai dettagli: «Ora – conclude il tecnico – so solo che siamo tutti fuori e c’è spazio solo per l’amarezza e la tristezza».

di Agata Pasqualino