”La Fiat usa la crisi europea per riorganizzarsi”. E per il Wall Street Journal, che dedica un articolo di due pagine di approfondimento al gruppo automobilistico, “riorganizzarsi” si traduce in licenziamenti e cassa integrazione. Il quotidiano economico punta l’indice sull’amministratore delegato del Lingotto, Sergio Marchionne, che vuole “spremere più veicoli da una forza lavoro più snella” quando dice di voler rimodernare gli stabilimenti. L’articolo evidenzia la situazione di crisi e aggiunge poi che la società “come il Paese in cui è nata, si sta mettendo a dieta. E’ stata a lungo la locomotiva dell’economia italiana, impiegando 63mila persone, più di qualsiasi altra azienda nel Paese. Ma l’ad Marchionne ha chiuso uno stabilimento in Sicilia lo scorso anno e la scorsa settimana ha espresso dubbi sul futuro di un altro impianto in Italia”. Da qui il lungo racconto del Wsj su cosa è accaduto negli ultimi anni a Pomigliano, dalla ristrutturazione al nuovo contratto fino alla sentenza che obbliga il reintegro di 145 lavoratori Fiom.

L’articolo racconta anche le vicissitudini Fiat attraverso le voci di dipendenti e lavoratori dell’indotto. C’è Roberta Rucco che “pensava di aver trovato un lavoro per la vita” nel 2005, ma “sette anni dopo è pronta per il benservito” e dice di essere “appesa per le unghie”. Ci sono poi Pamela Polcaro e suo marito Marco Petruzziello, ritratti insieme al figlio che sventola la bandiera della Fiom, lavoratori “in cassa integrazione che percepiscono due terzi dei loro 1.500 euro mensili e con le finanze ormai assottigliate”.

Il Wall Street Journal ha attirato l’attenzione del segretario del Partito della rifondazione comunista, Paolo Ferrero: “Anche una fonte attendibile, e certamente non i soliti comunisti, oggi racconta la crisi della Fiat”. Ferrero sottolinea che il futuro dei dipendenti è “a dir poco incerto” e che i piani di Marchionne per “snellire”, non sono altro che licenziamenti e tatticismi per “chiudere stabilimenti in Italia”. Infine il segretario di Prc chiude con un attacco al governo che “pratica la macelleria sociale per conto del capitale transnazionale” e ritiene Marchionne un “ministro aggiunto” dell’esecutivo che non ha fatto nulla nonostante la sentenza di Pomigliano.