L’Europa è una cosa sola. Se i suoi membri sembrano avere più di qualche dubbio in merito gli investitori non più. Peccato che questa unione si stia consolidando sui mercati nella cattiva sorte e all’insegna dello slogan “Anywhere but Europe”, ovunque ma non in Europa. I capitali infatti non scappano più solo dalla Grecia, dalla Spagna o dall’Italia ma cominciano a voltare le spalle anche alla Francia e persino alla Germania. Tra il 6 e il 13 giugno scorsi i dati sui flussi di capitali elaborati dalla società Epfr global hanno evidenziato un’impressionante accelerazione dei disinvestimenti dall’area euro. Nei sette giorni che vanno dall’annuncio degli aiuti alle banche spagnole alle elezioni in Grecia, dai fondi che operano in titoli di Stato europei è sparito oltre un miliardo di dollari. Soldi che sono stati trasferiti in gran parte verso fondi azionari statunitensi e in minor misura verso i paesi emergenti o gli investimenti in oro. Una migrazione di queste proporzioni non si vedeva dai caldissimi giorni dello scorso dicembre, quando anche l’Italia sembrava sull’orlo della capitolazione e la Bce non aveva ancora riversato sul mercato miliardi e miliardi di euro per fronteggiare l’emergenza. A differenza di allora però questa volta i deflussi hanno colpito anche i fondi focalizzati sui titoli di Stato tedeschi a testimonianza del fatto che nel tempestoso mare europeo non esistono più porti sicuri ed isole felici. Del resto come ha spiegato il direttore di Epfr Global Cameron Brandt “Berlino non deve più fare i conti soltanto con i problemi dei suoi vicini ma inizia a risentire anche del rallentamento di economie come quella cinese che potrebbe avere effetti significativi sul suo export”.

Gli ultimi dati sembrano in effetti confermare che ormai la festa sta finendo anche in Germania. Lo scorso aprile (ultimi dati disponibili, ndr) l’export è diminuito dell’ 1,7% rispetto all’anno prima ossia il doppio di quanto atteso. Peggio delle stime è risultato anche l’andamento della produzione industriale calata dello 0,7%. Gli umori degli imprenditori si fanno così sempre più foschi come mostra l’indice Zew che misura le aspettative sull’economia tedesca, crollato questo mese di 27 punti segnando così il ribasso più forte degli ultimi 14 anni. “Da qualche settimana l’atteggiamento dei mercati verso la Germania è cambiato” spiega Mario Spreafico, direttore degli investimenti di Shroeder’s Italia che aggiunge “La Germania è un vincente di breve termine. Quando finirà l’effetto di questa sorta di appropriazione indebita di capitali avvenuta negli ultimi mesi a scapito delle altre nazioni europee, il paese dovrà comunque fare i conti con il deterioramento della situazione economica del Vecchio Continente“. “In particolare, ricorda Spreafico, un ulteriore peggioramento della situazione italiana avrebbe conseguenze molto pesanti anche per i tedeschi visto che l’Italia rimane il primo partner commerciale europeo di Berlino”

Più in generale secondo Spreafico gli investitori sono stanchi e sfiduciati di fronte ad una crisi europea che si protrae ormai da un anno senza che da Bruxelles arrivino risposte politiche adeguate alla gravità della situazioni. In un primo momento si è assistito ad uno spostamento di capitali all’interno dell’eurozona ma ormai si tende a ragionare più per aree che per singoli paesi. La Bce può svolgere un ruolo nel breve termine ma senza un’azione politica efficace il rischio di una rottura del sistema euro diventa concreto e i mercati lo sanno. In questo quadro e in modo un po’ paradossale a salvarsi sono solo le obbligazioni societarie. Nei primi sei mesi del 2012 sono stati venduti 87 miliardi di corporate bond europei vale a dire il 38% in più del 2011. Colossi industriali come possono essere ad esempio Enel, Danone o Vodafone sono infatti ormai considerate più sicure degli Stati che le ospitano.