Legittimo impedimento. Era da tempo che Silvio Berlusconi, non più presidente del Consiglio, non invocava un impegno istituzionale per non essere presente in aula o chiedere il rinvio. Ma per la prima volta dall’inizio del processo Ruby il Cavaliere imputato per concussione e prostituzione minorile, ha depositato alla cancelleria del Tribunale di Milano una richiesta di rinvio dell’udienza di venerdì prossimo per legittimo impedimento. Il 13 gennaio dell’anno scorso la Corte Costituzionale aveva bocciato la legge e per questo i processi nei confronti del leader del Pdl erano ripresi. Tra i legali dell’imputato, Niccolò Ghedini e Piero Longo, e la presidente del Tribunale di Milano, Livia Pomodoro, era stato concordato che le udienze potevano essere celebrati ogni lunedì e in cambio non sarebbero stati sollevati legittimi impedimenti di sorta. Il legittimo impedimento riguarda anche gli avvocati e due testimoni che sono parlamentari Licia Ronzulli e Maria Rosaria Rossi. 

Nel documento consegnato, l’ex premier dice di essere occupato in una riunione dei parlamentari del Pdl a Roma. A decidere sull’istanza saranno i giudici del procedimento della IV sezione penale che comunicheranno le loro valutazioni direttamente in aula venerdì prossimo. In calendario ci sono testimonianze importanti; la parlamentare Maria Teresa Rossi, dell’europarlamentare Licia Ronzulli, delle gemelle Imma e Concetta De Vivo, che il Cavaliere considerava come un portafortunae di Michelle Conceicao. Quest’ultima, cittadina brasiliana, è la donna che la notte tra il 27 e il 28 maggio prese in consegna la diciassettenne Karima El Marough, detta Ruby, dopo che era stata affidata alla consigliera regionale Nicole Minetti, imputata nel processo bis per favoreggiamento e induzione alla prostituzione. Le due gemelline, come la stessa Minetti, hanno ricevuto un bonifico da Berlusconi a sostegno delle spese legali.  I soldi erano arrivati sul conto del padre Enzo De Vivo, anche lui convocato per venerdì. 

Anche alla scorsa c’erano state testimonianze importanti: in aula si erano presentati, convocati dalla Procura, il ragionier Giuseppe Spinelli – ufficiale pagatore delle Olgettine e gestore del portafoglio personale di Berlusconi – Marystelle Polanco, soubrette molto vicina all’ex premier, che ha dichiarato che per lui si travestiva da Obama e Boccassini, negando il pagamento di soldi in cambio di sesso da parte dell’ex premier alle ragazze e raccontando che gli spettacoli alle cene eleganti di Arcore erano solo “burlesque”, proprio come aveva dichiarato Mister B.    

Intanto la Procura di Milano sta effettuando una serie di accertamenti per capire chi sia lo sconosciuto che avrebbe fatto pressioni su Imane Fadil, una delle pentite del “bunga-bunga”, affinché come lei stessa ha raccontato più di un mese fa al processo Ruby andasse ad Arcore tra il maggio e il giugno 2011, a dibattimento già cominciato. “Ho incontrato quest’uomo vicino a casa e mi ha dato un telefono non intercettabile per organizzare un appuntamento ad Arcore, ma io non ho voluto”.  Le sollecitazioni all’altra marocchina dello scandalo sarebbe arrivate da un uomo, alto biondo e con gli occhi azzurri che le aveva detto “ti chiamerò su questo numerò” dandole un cellulare. La modella aveva chiarito che l’uomo l’aveva contattata “circa cinque volte”, e l’aveva incontrata altre due volte in quanto avrebbe voluto organizzare “un incontro ad Arcore” a cui avrebbe dovuto partecipare ma cui Imane non andò “perché avevo paura e ne avevo già parlato con il mio avvocato”. In occasione del secondo incontro lo sconosciuto “mi disse che si stava arrabbiando, perchè tutte le volte che organizzava l’incontro io non ci andavo, e a quel punto ho deciso di non rispondere più al telefono”. Fadil ha anche spiegato davanti ai giudici di poter “cercare quel telefono che mi è stato consegnato, anche se ho cambiato casa non l’ho più con me”, per metterlo a disposizione dei magistrati. Magistrati che immediatamente dopo la deposizione, si sono recati a casa della modella dove hanno trovato, non il telefonino, ma la scheda telefonica che ai tempi era inserita e l’hanno acquisita.