È stata una campagna elettorale lunga. Lunga e faticosa, di quelle poco pulite con la corsa ai voti, le parole grosse e i colpi bassi. Io non l’avevo mai vista una campagna elettorale in un paese che non fosse il mio e, generalmente, mi hanno insegnato che in Italia facciamo le cose peggio degli altri e che il clima pesante da campagna elettorale nell’era Berlusconi, nessuno sarebbe mai riuscito a raggiungerlo. Non in un paese civile almeno.

Paese civile. Ecco. Diciamo sempre, paese civile. Che noi (l’Italia, ndr) non siamo un paese civile, che all’estero sì che sono civili. Civili perché sono diversi, fanno le cose meglio e con più stile. Soprattutto la politica. Beh, io in questa campagna elettorale francese, in questa politica francese ci ho visto poche cose civili. Quindi, vi dico, è stata una campagna elettorale lunga e faticosa, soprattutto per chi l’ha subita. 

L’estrema destra che prende il 18%, Marine Le Pen che invita all’astensione, Sarkozy che corre alla rinfusa, alla ricerca dei voti di quelli che sono semplicemente estremisti di destra. È stato un susseguirsi di cambi di casacca, di idee e discorsi, di passi falsi. E nel mezzo i cittadini. Quegli stessi che ieri sera, stasera per chi scrive, ieri sera per chi legge, sono corsi alla Bastiglia, a Parigi.

 Ci siamo dati appuntamento alla Bastiglia, «ci troviamo là», ci siamo detti al telefono. Ma non era così, perché la piazza era stracolma e le reti telefoniche fuori uso per ore. E allora ho girato, per ore e ore tra la folla, cercando cosa ancora non l’ho capito. E li ho guardati in faccia, questi elettori de “Le changement c’est maintenant, li ho osservati bene e da vicino, non dietro un conto twitter o dietro le scrivanie di qualche ufficio. Erano giovani, panino con la salsiccia in stile Festa dell’Unità. Erano tanti, birra e sigaretta. Hanno affollato la piazza a partire dalle 20, quando il boato ha annunciato i risultati e poi hanno continuato a confluire fino a mezzanotte. Una cosa tipo vittoria dei mondiali. 

Sul monumento della Bastiglia, un ammasso di persone attaccate alla statua per ore, con tante bandiere, nessuna dello stesso colore. Algeria, Spagna, Cile, Italia, Gabon, Malta, Tunisia, Costa d’Avorio e poi Francia. Tantissime le bandiere della pace, cosa che non vedevo da tanto, io, le bandiere della pace. Alle 20 comincia il concerto e ad aprire la scena Yannick Noah, cantante di origini camerunensi. Al centro della piazza  un grande cartello, in solidarietà agli immigrati clandestini o richiedenti asilo in Francia. La marsigliese non la si canta mai, se non alla fine, quando arriva François e allora si è quasi costretti. E poi ci sono loro, la categorie più sfuggente, gli inarrivabili e inclassificabili: i giovani. I giovani, quelli della generazione “crisi economica e niente futuro”, quelli tutto stage e vivere sulle spalle di mamma e papà. Ci sono tutti e sono scesi in piazza, per un politico.

Molti di loro sventolano la bandiera di Mélenchon, del Partito Comunista Francese o di altri gruppi più a sinistra, ma sono in piazza per la politica e per un politico e questo a me di oltre confine fa pensare. «In tanti stasera guardano la nostra piazza, perché è da qui che parte il cambiamento». E poi: «Io voglio essere ricordato come il Presidente dei giovani». I giovani? Ha veramente citato i giovani François Hollande, nel suo discorso di apertura. 

E allora, le valutazioni programmatiche, la veridicità delle promesse e tutte quelle cose razionali lì le facciamo a partire da domani mattina, stanotte pensiamo solo alle emozioni. E io da espatriata temporanea in terra di galletti francesi, posso dire soltanto che stanotte Parigi e la Francia hanno tirato un sospiro di sollievo. Perché per una volta, e forse la prima da quando sono qui e da quando guardo questo paese da vicino, la Francia era in piazza, era vera e senza nascondersi. Perché la Francia è Algeria, Tunisia, Mali, Gabon, Costa d’Avorio e facce giovani da Front de Gauche, e adulti con quattro bambini, uno nel passeggino e l’altro sulle spalle, e disoccupati, e stagisti e anziani dell’epoca Mitterrand. 

È tutto questo, e se nei discorsi di altri politici è sempre stato tutto un rinnegare, chiudere le frontiere di qui, chiudere le frontiere di là, attaccare e dividere, questa notte, almeno questa notte, François Hollande ha riunito la vera Francia in una piazza e senza condizioni. E devo ammetterlo, io che ancora faccio fatica a farmeli andare giù i cugini francesi, a vederli là con tutte le loro contraddizioni e meravigliose debolezze, beh, mi sono piaciuti molto. 

di Martina Castigliani, giornalista free-lance 
parigi@ilfattoquotidiano.it

La giornata elettorale minuto per minuto – dal blog FQ Parigi