Non è stata una domenica come le altre, nemmeno a Ménilmontant, enclave popolare dell’est parigino. Si vota per il primo turno delle elezioni presidenziali e la tensione è palpabile. In questo fazzoletto di terra di appena due ettari, situato nel XX° arrondissement, convivono differenti comunità: cabili, turchi, berberi e francesi, per citarne alcuni. Qui la sinistra è storicamente maggioritaria, e oggi l’effige compunta di Jean-Luc Mélenchon sembra onnipresente: nei bistrot, nei boulevard, nelle coccarde rosso fuoco dei passanti.

All’uscita del metrò un gruppo di ragazzi offre un pasto vegetariano gratuito, la folla si avvicina timidamente. Qualche bandiera sventola qua e là: sono le 18 e 30 e l’ansia sale. I primi risultati arriveranno solamente alle 20. Al Lou Pascalou c’è una calca inusuale, una febbre da sabato sera, eppure è il giorno del Signore. Molti militanti del Front de Gauche si sono dati appuntamento in questo bar della rue Panoyaux per seguire in diretta lo spoglio elettorale. L’atmosfera è elettrica, l’entusiasmo contagioso, i camerieri sull’orlo di una crisi di nervi.

Chi non trova posto si dirige al baretto vicino, il Trois Huit. Il locale è minuscolo, accogliente e affollato. Una signora sui quarant’anni agita uno scialle rosso, inneggia all’imminente rivoluzione.  Dai tavoli ecco levarsi pugni chiusi e grida di giubilo, la sete è implacabile: si tracannano pinte su pinte, mentre l’oste fa i conti con i fusti prosciugati.

L’ora fatidica si avvicina, tutti tendono l’orecchio verso le casse strombate della radio, il giornalista inizia un angosciante conto alla rovescia. C’è chi spera nel terzo posto del candidato del Front de Gauche, chi prefigura un improbabile secondo turno Hollande – Mélenchon. Gli occhi brillano di speranza, le trippe vibrano di tensione. «Meno tre, meno due, meno uno…», il vociare della sala si placa.

Secondo i primi risultati Hollande è in testa, davanti al candidato presidente Nicolas Sarkozy. Fin qui nessuna sorpresa, ma ecco che arriva il risultato che nessuno si aspettava: «In terza posizione con il 20%… – il giornalista prende fiato, – Marine Le Pen». Il bar si ferma, improvvisamente, lo scoramento è generale, gli spettri del 2002 ritornano infausti negli sguardi vuoti degli avventori-militanti. Mélenchon sarebbe “solamente” all’11%, lontano dal podio tanto agognato.

«Come si può votare per la figlia di un fascista che torturava la gente in Algeria?!» grida una ragazza, «La Francia è di destra, è di destra» constata sconsolata una commediante con indosso una giacca arlecchinesca. Nella birra in cui si alimentavano le speranze adesso si affogano i dispiaceri, solo qualche simpatizzante socialista gioisce del buon risultato di François Hollande, mentre lontano da qui, in rue Solferino, decine di militanti del Ps piangono per un esito che attendevano da troppo tempo.

Si attende il discorso di Mélenchon, che da piazza Stalingrad arringa i suoi a «Dégager Sarkozy», e al Trois Huit lo ascoltano con trasporto, ricordando una campagna ben riuscita, alimentata da sogni di rinascita dopo lustri di cocenti sconfitte. «È comunque un ottimo risultato» commenta un giovane dall’accento lievemente italiano, riferendosi all’11% ottenuto dal candidato della sinistra radicale.

I risultati si modellano con il passare dei minuti, Hollande è al 28,6%, Sarko intorno al 27%, la Le Pen si attesta sul 18%, una percentuale che nemmeno il padre Jean-Marie riuscì ad ottenere nel 2002, quando arrivò al secondo turno con il 16,86% dei suffragi. A Ménilmontant, quartiere simbolo dell’integrazione, la performance della zarina della destra francese è vissuta come uno choc brutale, un brutto risveglio, una botta inattesa. Così, mentre una ragazza indiana comunica i risultati ad alcuni suoi connazionali, qualcuno propone di andare a mettere qualcosa sotto i denti: e non c’è niente di meglio di un cuscus in questa strana giornata di fine aprile in cui il nazionalismo conservatore si afferma come terza forza nel Paese.

Basterà questo cuscus apotropaico per scacciare via i fantasmi frontisti? Probabilmente no, ma intanto nel XX° arrondissement Hollande ottiene il 43%, Mélenchon addirittura il 17,4%, mentre Marine Le Pen si ferma al 6,9%: una magra consolazione per i partigiani del Front de Gauche, che rientrano a casa sotto la fitta pioggia primaverile, con lo stomaco pieno e il pensiero già rivolto al 6 maggio prossimo.

di Roberto Lapia

Foto: Davide-Riccardo Weber

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