I seggi, i parchi, la banlieue, l’onniscienza dei bistrot: la Francia sceglie il nuovo presidente. Impressioni a caldo, voci della strada, speranze e disperazione: FQ Parigi vi racconta il sottofondo fragoroso di questa giornata elettorale, sotto le nuvole gonfie di un maggio grigio che di primavera non vuol sentir parlare. Sarà la “normalità tranquilla” di François Hollande o il carisma ticchioso di Nicolas Sarkozy a regnare sulla Francia per i prossimi cinque anni?

François Hollande: il primo discorso da Presidente 21.45

Ecco alcuni estratti del primo discorso da Presidente della Repubblica di François Hollande, dal suo feudo di Tulle (Corrèze):

«Sono fiero di essere stato capace di ridare Speranza! Il cambiamento che vi propongo oggi dev’essere all’altezza della Francia. Il cambiamento comincia oggi.[…] Rispetto le convinzioni di quelli che non hanno votato per me e sarò il Presidente di tutti, perché il primo dovere del Presidente della Repubblica è quello di unire i cittadini».

«Il mio compito sarà arduo. Tra le priorità oggi c’è l’educazione, la scuola pubblica, il re orientamento dell’Europa, la preservazione dello stato sociale. E poi ci sono due impegni, i due impegni maggiori: la giustizia e la gioventù».

«Ho evocato il sogno francese, la nostra speranza, il nostro avvenire: il progresso. Perché dobbiamo dare ai nostri figli una vita migliore della nostra. E sono sicuro che per molti cittadini europei la mia elezione, oggi, è sinonimo di sollievo. Il 6 maggio 2012 è una grande data per il nostro paese, è una speranza per l’Europa. Perché l’austerità non è una fatalità ».

«Amo il mio paese, amo i francesi. Sono al servizio della Francia, e sono pronto  già da oggi alla nostra missione, che è il cambiamento… Vive la République, vive la France!».

Hollande ha anche salutato il suo avversario Nicolas Sarkozy, la folla ha sonoramente fischiato il Presidente uscente. Lo stesso Sarkozy, nel suo discorso pronunciato alla Mutualité a Parigi, ha dichiarato che da oggi sarà un francese tra i francesi, un cittadino come gli altri. Più che un arrivederci sembra un commiato dalla politica.

di Roberto Lapia


Jean-Luc Mélenchon e Marine Le Pen 21.10

Jean-Luc Mélenchon: «Quella che inizia oggi è una nuova pagina della Storia europea. Forse adesso riusciremo ad uscire da questo interminabile grigiore dell’austerità. Stasera abbiamo fatto un bel lavoro».

Marine Le Pen: «Sarkozy non è mai stato considerato favorito in questa campagna elettorale, e se aveva ancora una possibilità i dirigenti dell’Ump hanno azzerato le sue chances chiamando i francesi a votare socialista alle prossime legislative. Sono loro i responsabili della sconfitta. Che si guardino allo specchio!»

Najat, il sorriso della campagna vincente del presidente Hollande 20.46

Najat Vallaud-Belkacem, 34 anni, di origine marocchina, è la portavoce di François Hollande. Il suo sorriso ha accompagnato il candidato per tutta la campagna. Al Fatto Quotidiano racconta: «Sono cresciuta socialista, ora mi sembra di sognare». Scrive un sms: «È per François Hollande, naturalmente!». Per lei è pronto un posto da ministro. 

Intanto nella sala degli invitati un’anziana militante ha appena festeggiato al telefono con sua figlia. Alle sue spalle l’ex primo ministro Laurent Fabius interviene in tv.

Nicola Accardo

Rue Solférino 20.40

Atmosfera a rue Solférino. Ore 20: finisce il conto alla rovescia, la televisione ufficializza il risultato, la gente esplode di gioia. 

La festa: palloncini, coriandoli, fischietti e trombette. «E’ dal ’95 che aspettavamo questo momento!» 

E le trombette di Mohammed e Michel si scatenano.

N.A.


On a gagné!
20.20

Alla Bellevilloise sembra che la Francia abbia vinto i mondiali. Sotto la scritta open bar tutti si abbracciano sull’inno “On a gagné!”. Buh implacabili quando sullo schermo appare il viso della giovane militante di Ump che piange. Non manca nemmeno chi si preoccupa del fatto che la distanza tra i due candidati sia troppo esigua.

F. I.

Hollande Presidente: adesso è ufficiale 20.10

“On a gagné!“. Secondo le prime stime ufficiali François Hollande sarebbe il nuovo Presidente della République con il 51,9% dei voti. Sarkozy si fermerebbe al 48,10%. L’Eliseo vira a sinistra per la seconda volta nella storia della V Repubblica. Giubilo alla Bastiglia, lacrime alla Mutualité, dovo sono riuniti i militanti dell’UMP. Sarkozy ha dichiarato che non condurrà la campagna elettorale per le prossime elezioni legislative del 10 e 17 giugno prossimi. 

R.L.

Come Mitterrand 20.05

Un militante PS brandisce una copia di Le Monde dell’11 maggio 1981, quando la Francia si svegliò con un nuovo presidente: François Mitterrand. Come Mitterrand, François Hollande ha scelto di pronunciare il suo discorso in provincia, a Tulle (Corrèze), dove il candidato socialista è presidente del Consiglio Generale. Mitterrand invece passò la serata della vittoria nel suo feudo di Jarnac (Charente). Secondo voci che corrono in rue Solférino forze di sicurezza speciali dovrebbero portare il futuro presidente a Parigi nella notte. In Place de la Bastile, sarà una lunga notte di festa…

 Nicola Accardo

 

Nafissatou Dialo 19.53

Svelata la prima frase del discorso di François Hollande: “Grazie a Nafissatou Dialo, senza di lei tutto questo non sarebbe stato possibile” (Olivier Baum)

Bellevilloise in festa 19.45

Pienone alla Bellevilloise, covo dei bobo parigini. Data per scontata la vittoria di Hollande, l’atmosfera è quindi distesa: si brinda e si chiacchiera. Applausi quando appare l’effigie di François Mitterrand sul maxi schermo e buh di scherno quando parte il collegamento con il quartier generale di Sarkozy.

Federico Iarlori

 

 

Cinguettii elettorali 19.17

Letto su Twitter:

Et maintenant que la gauche va être au pouvoir, je me demande bien de quoi va pouvoir parler Twitter?” E adesso che la sinistra sarà al potere mi chiedo di cosa si parlerà su Twitter. (Lepoy)

“I francesi diventeranno greci” (Tony)

“La Concorde si schianta sulla Bastiglia”. (Jules Vastian)

R.L.

Ottimismo socialista 19.12

Aurélie Filippetti, papabile ministro della cultura, animatrice dei meeting di Hollande: «Andrò alla Bastille alle 23». Ottimista.

N.A.

 

 
 


Parigi, le voci dei pensionati
  19.07

Danielle, 68 anni – «Se Hollande vincerà subirà tutte le decisioni del suo areopago, a cominciare da un certo Fabius»

Jeanette, 68 anni, cartomante in pensione – «Volete sapere chi vince? Hollande (mostrando le carte dalla tasca)»

Richard,74 anni, pensionato IBM – «Voto a sinistra da quando sono bambino. Sarko è un salopard»

Jean-Pierre,74 candeline spente, ex professore di storia dell’arte – «Chi capisce qualcosa di economia voterà Sarkozy»

Chaban,71 primavere – «Sarko non ha mai lavorato per la Francia. Lo voteranno solo i suoi amici»

Bedaid,70 anni – «Basta puntare sull’immigraione! Ridateci il potere d’acquisto! Vincera il migliore… e inizia per H!».

di Federico Iarlori


France Terre d’Asile per François Hollande  18.56

Pierre Henry è il Presidente di France Terre d’Asile, l’associazione francese che si occupa dei richiedenti asilo in Francia, ovvero una delle protagoniste del dialogo con le istituzioni a proposito di immigrazione e clandestini. Pierre Henry è tra i settanta firmatari dell’appello di Terra Nova, che si schierano per Hollande. Questo pomeriggio, mentre attraverso i social network racconta della tensione che lo accompagna nelle ore che ci separano dai risultati ufficiali, abbiamo avuto il piacere di scambiare quattro chiacchiere con lui.                      

Come mai questa decisione di schierarsi a favore di Hollande, Monsieur Pierre Henry? 
La nostra associazione è tradizionalmente neutra quando si parla di politica ed elezioni, è la regola, altrimenti non potremmo lavorare in dialogo con il governo. Questa volta però è diverso. Non siamo gli unici ad aver sentito la necessità di prendere posizione. Dopo questi cinque anni di governo Sarkozy abbiamo capito che, se continuasse così, il ruolo della nostra associazione sarebbe seriamente minacciato. 

Che cosa ha proposto Hollande che vi ha convinto di più degli altri? 
Lavorare in ambito migratorio richiede unione, solidarietà e confronto. Non c’è spazio per le divisioni e le stigmatizzazioni. Le stigmatizzazioni, invece, sono state la regola per cinque lunghi anni. Hollande ci ha presentato un’altra visione delle politiche migratorie, una visione di giustizia. Noi ci battiamo perché le procedure d’asilo diventino più giuste e non cosmetiche o superficiali. 

Qual è la misura urgente che France Terre d’Asile richiederà al nuovo presidente eletto? 
Ciò di cui abbiamo urgentemente bisogno è un legame di fiducia con le istituzioni, con lo stato e con il Presidente della Repubblica. Sosteniamo e sostengo Hollande perché pensiamo che con lui questo rapporto di fiducia potrebbe realizzarsi e dare buoni frutti. 

di Martina Castigliani


Festa e ressa di giornalisti al Quartier Generale del Partito Socialista
18.38

In rue Solférino la festa è già cominciata. Un’addetta ai lavori distribuisce magliette rosse con la scritta “François Hollande 2012”, un’altra le bandiere tricolore. Hanifa, 42 anni, cameriera di origine algerina, si agita sulle transenne che dividono la folla dalla zona stampa: «Restiamo prudenti, ma il clima è certamente diverso da cinque anni fa». Le Soir ha appena pubblicato le prime stime: 53% contro 47% per Sarkozy.

I militanti sono accorsi fin dal primo pomeriggio, il blogger Zoro arrivato da Roma già la scruta con la sua minicam. I giornalisti fanno ancora la fila per ritirare l’accredito: 1.500 domande, solo 850 accreditati. FQ Parigi ci sarà. All’interno della sede del partito un salone per gli invitati e due sale stampa minuscole, di cui una dedicata alle agenzie. Non c’è nessun tavolo libero. Alla reception troneggia una gigantografia del candidato, esiliato a Tulle, capoluogo della Corrèze, per tutta la serata. Arriverà per la festa finale?

di Nicola Accardo

 

 La Concorde  18.33

Secondo il quotidiano belga Le Soir Nicolas Sarkozy, visti i primi sondaggi, avrebbe annullato la rituale adunata popolare alla piazza della Concorde a Parigi. A quanto pare Nadine Morano, Ministro della Formazione Professionale e sarkozista di ferro, non è stata avvertita. Sarebbe stata avvistata al centro dell’enorme piazza parigina a danzare con gli auricolari alle orecchie. Indiscrezioni di twitter. 
R.L.
 
 

Si aprono le danze alla sede del PS  18.09

A rue de Solférino la festa è già cominciata

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 (Foto di Nicola Accardo)


Sondaggio riottosi
  17.58

Gianni Riotta è stato uno dei primi a pubblicare dei presunti sondaggi via twitter. Secondo l’ex direttore de Il Sole 24ore Hollande sarebbe in testa con il 53% dei suffragi, Sarkozy otterrebbe invece il 47%. Confermate le previsioni insomma. Anche quelle che additavano Gianni Riotta come twitteriano compulsivo. Da Solferino, quartiere generale del Partito Socialista, non confermano. Riguardo a Riotta ovviamente.
R.L.


#Radiolondres
  17.42

Su twitter Hollande è già Presidente. Tutte le indiscrezioni sui risultati del ballottaggio sono su #radiolondres. Rigorosamente in codice.
 

Affluenza alle 17

Alle 17 l’affluenza alle urne è al 71,6%, in aumento rispetto al primo turno (alle 17 aveva votato il 70,59% degli aventi diritto). I dati però evidenziano un calo rispetto al secondo turno del 2007, quando alla stessa ora la percentuale dei votanti era del 75,11%. Sarà l’effetto Front National?
R.L.


Exit pool spazzatura
 17.32

Sono rimasti solamente in due: François Hollande e Nicolas Sarkozy. Quando vai al seggio ti danno due fogli bianchi con al centro della pagina, in grassetto nero, il nome del candidato. Il foglio con il nome di colui che hai deciso di votare lo inserisci nell’urna, l’altro lo butti nel cestino. Osservare la spazzatura diventa un sondaggio senza margini d’errore.
R.L.


Sciopero della fame a Place de la Petite Hollande (Nantes)  17.05

In pieno centro a Nantes, nel Grande Ovest francese, un gruppo di persone fa lo sciopero della fame da ormai più di venti giorni. Il motivo? La costruzione di un nuovo aeroporto nella zona di Notre-Dame-de-Landes, a trenta chilometri dalla città. Le espropriazioni di circa 1.600 ettari di terreno sono iniziate nel gennaio 2012. Il progetto è stato fortemente voluto dal sindaco socialista Jean-Marc Ayrault, papabile futuro Primo Ministro in caso di vittoria di François Hollande. Il luogo della protesta? La Place de la Petite Hollande, ironia della sorte (?). Gli scioperanti, ovviamente, non sono andati a votare. 

di Roberto Lapia
 

#JeMeSouviens – Le elezioni su Twitter  16.30

Per chi di voi è un twitter addicted o chi di voi semplicemente vuole un modo alternativo per seguire le elezioni francesi, alcune indicazioni twitterofile. Allora, tra i trend tweet di oggi (ovvero gli argomenti più twittati e discussi), alle prime posizioni abbiamo: #JeMeSouviens. “Je me souviens” vuol dire “Io Mi Ricordo” ed è la parola d’ordine che militanti e cittadini stanno usando per ricordare episodi dei cinque anni di governo Sarkozy. Come ben spiegato dal giornale online Rue89 , si rievoca il libro dello scrittore George Perec che nel 1978 pubblicò “Je me souviens”, per parlare dei ricordi di giovinezza. Si chiama “Io mi ricordo”, l’esercizio di stile, il racconto, la narrazione che i francesi, su twitter, stanno facendo per ingannare il tempo che li separa al verdetto finale di stasera. #JeMeSouviens ricorda in un certo senso il #maipiù che lanciò Arianna Ciccone su twitter dopo la partenza di Berlusconi. In prima posizione dei #iomiricordo, Rue89 mette: “Io mi ricordo di questa frase di Sarkozy, pronunciata al ristorante Fouquet’s il 6 maggio 2007: Avete amato Jackie Kennedy, adorerete Cecilia Sarkozy”.  

Oppure @Anieska dice: “#Jemesouviens de la tente de Khadafi dans le parc de l’hôtel Marigny”, ovvero #IoMiRicordo della tenda di Gheddafi nel parco dell’Hotel Marigny. 

Oppure @vitroll che dice: “#IoMiRicordo della deportazione dei Rom”. 

Oppure ancora: @katoshka che dice: “#IoMiRicordo del Ministero dell’Identità Nazionale e questo fa ancora male alla mia Francia”.  

E voi cosa vi ricordate di questi cinque  anni di Sarkozy? 

di Martina Castigliani

 
Clichy-Sous-Bois e il Ministero della crisi delle banlieue (Clichy-Sous-Bois, periferia di Parigi) 15.47

Mohamed è stato uno dei primi a votare, questa mattina alle 8, al seggio di Clichy-Sous-Bois. Si è svegliato presto, per fare il suo dovere e poi correre ad aprire il “Ministero della crisi delle banlieue”. «Se non votiamo, come faremo a far sentire la nostra voce?»: è la frase che Mohamed Mechmache, presidente del Collettivo ACLEFEU (Association Collectif Liberté, Égalité, Fraternité, Ensemble, Unis), ha ripetuto alle decine di giornalisti venuti ad intervistarlo in questi mesi. ACLEFEU è un collettivo, di giovani e meno giovani che da circa sette anni lavora nella banlieue parigina, in uno dei centri nevralgici degli scontri che scossero la Francia nel lontano 2005. All’epoca i ragazzi di ACLEFEU erano tutti in strada, ricordano le grida, la rabbia, ricordano i morti, molto spesso amici, e per questo si sono uniti in un collettivo, perché vogliono un cambiamento. E così, nel novembre del 2011 è venuta l’idea di aprire un “Ministère de la crise des banlieues, un punto di incontro per attirare l’attenzione dei candidati alle presidenziali, perché possano ascoltare anche le richieste di chi vive in queste zone. 

«Abbiamo presentato un manifesto, – ha dichiarato Mohamed Mechmache, – con le nostre proposte per migliorare le banlieues francesi. Abbiamo chiesto di vedere i candidati, cinque di loro si sono presentati (Joly, Artaud, Poutou, Cheminade, Hollande, ndr), altri cinque non hanno nemmeno risposto al nostro invito». Sarkozy, Mélenchon e Marine Le Pen sono i grandi assenti nel dialogo con la banlieue. «Monsieur Hollande – ha continuato Mehcmache, – ci ha ricevuto due volte, e non solo ci ha ascoltato, ma ha deciso di accogliere alcune delle nostre proposte. Non ci ha fatto promesse, noi non crediamo più nelle promesse, ma ci ha ascoltato». Mohamed è stanco di rispondere alla stampa, è stanco e lo si sente ascoltando le parole che si trascinano come una cantilena; ma non è rassegnato e risponde con un sorriso, perché sa che la battaglia è vinta se solo là fuori, in città, nei giornali, all’estero, si parla della banlieue. Mohamed insieme ai ragazzi di ACLEFEU ha passato le ultime settimane in strada, “dans la rue”, come si dice da queste parti, per convincere gli abitanti di Clichy-Sous-Bois ad andare a votare: «La nostra è soprattutto una lotta contro l’astensione: è meglio scegliere la politica piuttosto che subirla. Fatichiamo a convincere le persone perché qui, dal 2005, è cambiato poco e niente. Sì, hanno costruito qualche palazzo, qualche strada nuova, ma le persone sono sempre le stesse, senza un lavoro, senza una prospettiva, senza speranza». 

Al “Ministère de la crise des Banlieues”, per tutto il giorno si accoglieranno cittadini e passanti che dopo aver votato al seggio di quartiere vogliono mangiare qualcosa in compagnia e seguire lo spoglio elettorale in diretta. Nella sala interna c’è un maxischermo, in giardino quattro tavolate per il pranzo rigorosamente preparato dagli abitanti del quartiere. «Io sono una clichois, un abitante di Clichy-Sous-Bois – dice Jerrouan Zoulikha, – me lo chiedono sempre tutti quando vedono il mio velo: da dove vieni? Ma come da dove vieni? Sono nata in Francia, sono francese, abito qui da sempre. È inutile, c’è ancora tantissima strada da fare». Madame Jerrouan cucinerà tutto il giorno per i ragazzi che tornano dal seggio, i suoi concittadini. «Si ricordano tutti della banlieue solo quando c’è da andare a votare. Poi il nulla. Speriamo che il voto possa aprire una piccola porta: noi ci speriamo».

 Bigaderne Mehdi è l’assistente del Sindaco di Clichy-Sous-Bois, è un ragazzo del quartiere, uno che ci è nato e vissuto e che ha visto morire amici negli scontri del 2005. «Lottiamo perché i politici si ricordino che le periferie sono territori francesi, parte integrante della nazione». Tra i primi arrivati c’è anche il Sindaco, Olivier Klein, esponente socialista  tra i primi sostenitori dell’iniziativa, che dice: «La sala che ospita questo collettivo è fornita dal comune, perché crediamo fortemente nell’iniziativa. Speriamo nelle elezioni, speriamo in un cambiamento, qui le promesse non bastano più». 

E alla domanda “Potrebbe ripetersi quello che è successo nel 2005 oggi?” la risposta è sempre la stessa: senza pensarci su dicono “sì”. Lottano perché non succeda un’altra volta, ma non possono lottare soli. Gli abitanti di Clichy-Sous-Bois si rifugiano dietro i volenterosi che ancora hanno la forza di rispondere alle domande, farsi fotografare e mostrare la voglia di fare. Gli altri non vogliono foto e cacciano i giornalisti, se terra dimenticata dev’essere che almeno vengano lasciati in pace.  

di Martina Castigliani

 
“Io me ne frego” (Nantes) 14.26

Jeremy ha 26 anni, lo sguardo perso nel vuoto di troppe amarezze. Tiene la testa tra le mani ruvide, gli occhi si schiudono leggermente: «Hollande o Sarkozy? Non cambia niente, sono solo dei porci». Piove su Nantes. Jeremy fa il muratore dal lunedì al giovedì, il venerdì e il sabato completa con altri lavoretti in nero. «Se no come farei a campare mia figlia?». Sua figlia ha dieci mesi e la può vedere saltuariamente, quando la madre glielo permette. Jeremy è uscito dall’ospedale psichiatrico a inizio febbraio, per rifarsi una vita. «Bisogna stare attenti, è pieno di immigrati che ci rubano il lavoro. Ma tu sei italiano, quindi va bene» mi dice, all’ombra di un sorriso rarefatto. Al primo turno? Ha votato Marine Le Pen. Oggi si astiene: dal votare. La bottiglia di whisky, invece, si svuota lentamente: per Jeremy è una domenica qualunque. Fuma sigarette News, pacchetto da trenta, i gomiti scivolano sul tavolino appiccicoso. «Quindi per te Sarko o Hollande non cambia niente?» gli chiedo.  «Je m’en fous» mi risponde, con distacco. Se ne frega. E come dargli torto?