«Cambieremo di presidente, ma non di politica». Liquida così il ballottaggio di domenica Louis Aliot, stratega del Front National (ne è anche vicepresidente), ombra di Marine Le Pen (ne è anche il compagno nella vita), colui che ha inventato la «dédiabolisation»: lo sdoganamento del suo partito di estrema destra, quello dell’antisemita e aggressivo Jean-Marie Le Pen. Ad Aliot della sfida finale non importa più nulla (voterà scheda bianca, come la Le Pen). La sua battaglia, al primo turno, l’ha già vinta: quasi il 18% di consensi per la candidata dell’Fn. Ora pensa al futuro, quello immediato, le legislative di giugno: il suo partito potrebbe strappare una nutrita rappresentanza di deputati all’Assemblea nazionale. Ma soprattutto guarda al medio-lungo periodo. Alla crisi possibile (è già una realtà di fatto) dell’Ump, il partito neogollista, quello di Sarkozy : «Si scioglierà come neve al sole. Si dissolverà. E noi possiamo diventare i leader dell’opposizione al socialista François Hollande».

Uno arriva nella palazzina anonima dell’Fn alla periferia (squalliduccia da queste parti) di Parigi, a Nanterre. Passa i controlli all’entrata. Dà una sbirciatina alla statua lustra di Giovanna d’Arco nel cortile. E a qualche energumeno stravaccato davanti alla tv, a guardare una commedia anni Settanta con Mireille Darc. Atmosfera strana, pesante. Poi sali le scale e ti trovi di fronte Aliot. Che è tutta un’altra cosa: personificazione, appunto, della dédiabolisation. Elegante, buone maniere, sorridente. E’ impossibile fargli prounciare qualche dichiarazione shock o di razzismo becero, come il suocero (e altri compagni di partito) sanno fare ancora tanto bene. Uno ci prova con l’omosessualità, ma neanche quello funziona: «Ci sono vari gay nel nostro partito, non mi permetteri mai di fare considerazioni negative al riguardo. E’ il matrimonio omosessuale che non accetto, perché quella è una nozione giuridica che regge solo in funzione della discendenza».

E ancora uno ricorda che Marine Le Pen è venuta a blaterare contro l’immigrazione a Lampedusa con un impresentabile quale Mario Borghezio: «Abbiamo capito solo dopo che era un provocatore. Abbiamo sbagliato». Si spinge perfino a chiedere: «Ma come fa una con il cognome Mussolini a essere eletta al Parlamento italiano?». La faccia politically correct del Front, in tutto e per tutto. Si lascia andare solo su Silvio Berlusconi, “una creatura a metà strada tra Nicolas Sarkozy e Dominique Strauss-Kahn“.

Veniamo alla politica francese. Man mano che Sarkozy si fa sempre più traballante, alcuni baroni dell’Ump, come Gérard Longuet, hanno cominciato a parlare bene di Marine Le Pen. Aliot resta, comunque, diffidente. «Non credo che i dirigenti di quel partito passeranno dalla nostra parte. Forse solo qualche rappresentante locale. Ritengo, invece, che l’Ump sia ormai una massa informe. Dentro c’è tutto e il contrario di tutto: europeisti e pro-Europa, i cosiddetti umanisti e i nazionalisti. Morirà delle sue contraddizioni».

Lo scenario possibile (non è solo Aliot a dirlo) è quello di una fine dell’Ump come quella della Democrazia cristiana in Italia. E di una ricomposizione della destra francese intorno al Front National. Ma lui precisa che «quello che vogliamo noi è uscire dalla vecchia logica sinistra-destra e passare a una nuova, che opponga ultraliberisti e interventisti nell’economia. Noi facciamo parte dei secondi, assieme ad altre forze, come l’estrema sinistra. Mentre vorrei ricordare che sono stati proprio i socialisti, con Lionel Jospin, a privatizzare una parte dei servizi pubblici nel nostro Paese». Critica «un’Europa che è stata costruita senza guardare ai popoli. Come in Francia, dove i cittadini hanno votato contro la Costituzione europea e poi se la sono ritrovata comunque sul gobbone, imposta». Parla di laicità, prende le distanze dalla Chiesa. Parla di antiglobalizzazione: «Noi ci collochiamo in quell’ambito». «E non siamo nostalgici. Nostalgici di cosa? Di Pétain? Di certo no. Del fascismo neanche, non lo abbiamo avuto».

Classe 1969, Aliot è stato un brillante studente di Giurisprudenza, con tanto di tesi di dottorato. Che, come ha ricordato con una serie di testimonianze di colleghi del suo ateneo il quotidiano (di sinistra) Libération, non divenne professore universitario, perché iscritto al Front National: «Sono una vittima – assicura lui – dell’ostracismo del mio partito». Si irrita solo se uno cerca di paragonarlo a Gianfranco Fini: «Un tempo si considerava come un figlio putativo di Jean-Marie Le Pen. Poi ha iniziato a parlarne male, a dire che era un antisemita. Si è perfino detto favorevole al diritto di voto agli immigrati». No, a tanto non arriva neanche Aliot, il dédiabolisé.