Mont-Saint-Michel non è solo una destinazione tipica del turismo mordi e fuggi. La tappa obbligata delle gite di nonni e nipoti, di giapponesi frettolosi. No, l’isolotto normanno, al centro della sua baia, oggetto di ampie maree, con la splendida abbazia benedettina, sarebbe anche nell’immaginario collettivo francese un luogo di meditazione e di isolamento spirituale. Non fu qui che proprio Nicolas Sarkozy, candidato allora favorito alle elezioni del 2007, venne a raccogliersi prima della battaglia? Ebbene, un costoso progetto pubblico sta per ridare al luogo la sua insularità, la sua dimensione originaria. In mezzo alle polemiche.

Oggi, da questo punto di vista, è una giornata importante. Auto e pullman non potranno più arrivare sull’orribile parcheggio (15 ettari) costruito ai piedi del Mont, che sarà demolito nei prossimi mesi. E non potranno più circolare sulla diga marittima, costruita nel 1880, sulla quale scorre la strada di accesso. Anche questa sarà distrutta, da qui al 2014, e sostituita con passerelle. Proprio la vecchia diga è stata all’origine del progressivo insabbiamento della baia, per cui Mont-Saint-Michel, classificata patrimonio dell’umanità dall’Unesco dal lontano 1979, è ormai un’isola (e circondata da poca acqua) solo 53 giorni all’anno invece dei normali 155.

Insomma, un vasto progetto ecologico-culturale. Tecnologico (nel 2009 una nuova, modernissima diga è già stata costruita più all’interno, per consentire una migliore evacuazione dell’acqua), ma pure dai risvolti poetici. “E’ una grande rivoluzione e un momento importante, che cambierà le nostre abitudini – ha detto Laurent Beauvais, presidente socialista della Bassa Normandia, riferendosi alla giornata di oggi, la prima di Mont-Saint-Michel senza auto – ma è solo la prima tappa di un’operazione più vasta, destinata a ridare al luogo il suo carattere marittimo”. Fin qui la poesia.

Ma le polemiche non mancano. Innanzitutto sui costi. L’intero programma ha totalizzato la bellezza di 204 milioni di euro, 164 dei quali a carico delle casse pubbliche. Spesi per riportare alla loro “insularità” quella che è appena una manciata di abitanti, perlopiù monaci, i soli a vivere stabilmente nell’isolotto. In realtà l’operazione ha anche un valore ambientale. Da oggi i visitatori dovranno fermarsi con le loro vetture e i pullman a 2,5 chilometri dal sito e prendere delle navette per raggiungere il Mont. Sorge, però, un altro problema: i turisti dovranno percorrere a piedi 900 metri dal parking fino alle navette. Che per le folle di giapponesi e americani o di pensionati europei potranno rappresentare un ostacolo. Senza contare i tempi di attesa inevitabili.

Commercianti e operatori economici dell’area, abituati a un turismo di massa (2,5 milioni di visitatori all’anno, fuori Parigi è il sito più gettonato di Francia) sono, ovviamente, come capita sempre in queste occasioni, superscettici. Sono convinti che in tanti si rifiuteranno ad affrontare quel percorso a piedi. Criticano il fatto che, per finanziare il progetto, il costo del parcheggio di un’auto passerà da oggi da 6 a 8,5 euro, ormai il doppio rispetto a tre anni fa. Molti di loro e altri oppositori al progetto sono riuniti in un’associazione (AV2AMSM), che ha criticato l’iniziativa anche negli ultimi giorni, «per la sua gestione negligente, soprattutto fantasista».

A portare i gitanti a destinazione saranno delle avveniristiche navette (Passeurs) e altre, più curiose, che saranno trainate dai cavalli. Queste, però, non sono ancora pronte: se ne riparlerà d’estate. Quanto ai Passeurs, si è appena scoperto che sono troppo larghe per incrociarsi nelle future passerelle che dal 2015 sostituiranno la diga e l‘attuale strada d’accesso. Forse il problema sarà risolto sostituendo gli specchietti retrovisori laterali con telecamere. Con i relativi costi aggiuntivi del caso. Qualcuno comincia a pensare che forse sarebbe stato meglio che Mont-Saint-Michel restasse terraferma. E basta.